La tragedia (e la forza) di Enaiatollah Akbari, in scena a Sona con Christian di Domenico. Per ricordarci chi siamo  

Una rappresentazione assoluta. Non sarebbe possibile definire in maniera differente il monologo che ieri giovedì 18 agosto Christian Di Domenico ha portato in scena a Sona.

L’occasione era l’ultimo capitolo della intensa rassegna teatrale estiva “Storie al Chiaro di Luna”, organizzata da SpazioMio con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Sona.

Le previsioni metereologiche che promettevano pioggia (che poi in effetti è arrivata) hanno costretto la rassegna a traslocare proprio per l’ultimo appuntamento dal magico contesto del parco di Villa Romani al teatro parrocchiale. Una perdita, sicuramente. Eppure, eppure l’ambiente più contenuto, più costretto, di un piccolo teatro, di uno spazio chiuso, reso quasi claustrofobico dal caldo afoso, ha per contrasto amplificato la potenza del monologo-commedia “Nel mare ci sono i coccodrilli”.

Nelle foto Christian Di Domenico in scena a Sona
Nelle foto Christian Di Domenico in scena a Sona

La storia raccontata da Di Domenico, che ne ha curato anche la regia, è di quelle che ti colpiscono come un pugno nello stomaco. L’incredibile, ma credibile perché vera, vicenda di Enaiatollah Akbari, bambino afgano che per sopravvivere affronta la propria Odissea personale attraverso la solitudine che schiaccia, la fame nera, viaggi d’incubo nello stomaco di camion e di container, nelle mani di aguzzini e di mercanti di schiavi moderni, su traballati gommoni e attraversando montagne crudeli. Fino ad arrivare in Italia, e quindi in una casa e in una famiglia che ha aperto porte e cuore.

In scena nulla. Un fondale nero, una sedia, cinque vasetti pieni di terra, con cinque lumi, che al termine del monologo si scopriranno contenere radici e futuro della famiglia di Enaiatollah.

Al centro della scena, in perfetta solitudine, Christian Di Domenico. Classe 1969, dopo aver conseguito il diploma di attore alla Scuola di teatro Alessandra Galante Garrone nel 1990 e alla Scuola d’arte drammatica “Paolo Grassi” di Milano nel 1992, debutta con il ruolo di Laerte nell’Amleto di William Shakespeare. Dal 1996 al 1999 frequenta “La Scuola dopo il Teatro”, master di specializzazione per attori e registi professionisti diretto dal maestro russo Jurij Leonovič Al’šic, al termine del quale consegue la qualifica professionale di pedagogo e collabora stabilmente al fianco di Al’šic,nella conduzione di alcuni laboratori internazionali. Attualmente è pedagogo e coordinatore didattico dell’ITACA, nel barese, la prima accademia teatrale pugliese riconosciuta e impegnata nella formazione di giovani attori e registi. Nel 2013 è autore e interprete di “U Parrinu. La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia”. Lo spettacolo ha visto un’anteprima il 22 maggio 2013 a Brancaccio, nella chiesa di San Gaetano, dove ha operato il suo sacerdozio il Beato Pino Puglisi, ed è stato portato anche a Verona grazie proprio a SpazioMio.

Un Di Domenico che ieri sera con la sua gestualità piena e con la sua voce che sa al contempo scuoterti e avvolgerti, schiaffeggiarti e abbracciarti, ha letteralmente trasportato i circa 300 presenti in sala lungo quella rotta di sofferenza, lungo l’infinita via crucis percorsa da Enaiatollah: soffrendo con lui, patendo con lui, sperando con lui. Dando vita ad un’empatia fisica, di pelle, che solo il grande teatro e i grandi autori sanno creare. Ricordandoci che si può e si deve essere umani, ricordandoci che esistono dei valori che vanno al di là della convenienza, della comodità, del vivere in maniera inconsapevole.

Una rappresentazione, tratta dal bellissimo libro omonimo di Fabio Geda, che ha mostrato quanto possa fare il teatro di impegno civile e di valori forti. Voci di cui abbiamo un bisogno assoluto in questi tempi bui, come ha sottolineato presentando la commedia Michela Ottolini di SpazioMio, curatrice dell’intera rassegna.

“Abbiamo problemi con l’altro, non solo con lo straniero. Non sappiamo più riconoscerci nelle persone che ci circondano, fatichiamo a guardarci in faccia, a stringerci la mano”. Chiude con queste parole Di Domenico il suo monologo, salutando il pubblico prima di congedarsi. E lanciando un messaggio che va oltre il racconto della serata e coinvolge tutti i presenti, ognuno con il proprio vissuto e la propria quotidianità.

Non si poteva pensare ad un finale migliore per una rassegna che, come si diceva, ha rappresentato sicuramente la punta di diamante di un’estate culturale a Sona che si è contraddistinta per una qualità altissima.

Prima della commedia consueto aperitivo, molto gradito, proposto dalla Cantina Poggio delle Grazie con gli stuzzichini di MorePizza di Lugagnano.