La timidezza: Limite oppure opportunità?

Le mie mani fremono sulla tastiera e le voglio assecondare, le lascio scrivere un pensiero che da sempre mi accompagna e quando ne leggo, oggi in particolar modo, sento il dovere di trasmetterlo a quante più persone possibile.

Dalle pagine de Il Corriere della Sera ecco la rubrica “Ultimo Banco” dello scrittore Alessandro D’Avenia che, per chi (ancora) non lo conoscesse, è anche sceneggiatore ma ancor più insegnante di lettere. E proprio da alcuni personaggi classici più o meno amati che abbiamo studiato a scuola, D’Avenia ne trae spunti quotidiani per impartirci una qualche sorta di insegnamento che centra il nocciolo della questione oserei dire sempre. Oggi il tema è la timidezza.

Quanto di più attuale e frainteso o, peggio ancora, sottovalutato. Chi non ha mai provato nel corso della propria vita almeno un momento di questo feroce stato d’animo che, più o meno inconsapevolmente, ci ha delimitato lo spazio di azione e magari anche causato qualche ferita che forse faticheremo a rimettere in sesto?

Eccone qui una al cospetto di tale atteggiamento, prova vivente che ne certifica l’esistenza ma che ne abbatte anche il potere quando meno si crede. Attraverso alcuni passaggi riportati nelle pagine del libro Lettere a un giovane poeta dell’autore Rainer Maria Rilke si nota in maniera evidente come la parola timidezza possa essere declinata in tristezza, come incapacità o “inermità in cerca di aiuto”.

Ed è sorprendentemente vero e reale il sottile confine che si crea, a mio avviso, tra un bravo insegnante e tutto il resto della categoria. Tutto quello che da molto piccoli ci viene passato, soprattutto dalla scuola (o da gran parte di essa) è che la timidezza e le sue mille sfumature sono un difetto di fabbricazione, anziché una prerogativa utile e fondamentale per prestare attenzione e capacità di riflessione: “scuola non è l’edificio o un periodo scolastico, ma un modo di essere fianco a fianco, adulti e giovani, per diventare insieme discepoli della vita – prosegue lo scrittoreamando e lasciandosi amare di più. E’ probabile che davvero la timidezza sia l’atteggiamento normale di chi si mette a distanza di sicurezza ed aggiungerei a favore di una ben più ponderata coscienza”.

Un po’ quello che scrivevo in un precedente editoriale in cui, parlando di politica, incalzavo a farsi portatori sani di una rinnovata capacità critica costruttiva di un giudizio per definito, ben pensato. Chi utilizza l’irruenza o la spavalderia intellettuale per demotivare o peggio spezzare un pensiero ne uscirà a lungo termine povero d’animo, in contrapposizione invece con colui che in maniera più mite ma incisiva emergerà a favore di un atteggiamento differente, “trasformando la paura in coraggio, il confine in relazione, il limite in creazione, la tristezza in futuro”.

Leggendo avidamente queste parole le percepisco visceralmente e sento che è davvero giunto il momento di uscire dai propri confini e creare relazioni, non pregiudizi, favorire la conoscenza e non argomentare l’intolleranza, fruire dei rapporti umani e non beneficiare di un virtuale che ci sta portando inesorabilmente alla deriva.

La scuola deve avere un ruolo quanto meno attento e delicato perché ha tra le mani il futuro del nostro Paese. Per quanto mi riguarda la timidezza ha in sé qualcosa di magico e virtuoso, se accolto da menti aperte e stimolanti, non di certo da ottusità e maleducazione, grandi demoni del nostro secolo. Non debolezza ma risorsa, opportunità. Di vita, di speranza, di orgoglio.

Vorrei spronare tutti, in primis la nostra comunità, a riflettere su questo e trovare delle ragioni valide e quindi praticabili per poter stravolgere lo stato delle cose ed adottare un metodo molto più efficace per creare nuove opportunità, a partire dai progetti nelle scuole, passando attraverso il dialogo, abbattendo barriere e preconcetti. Aiutandoci insomma, per un futuro più certo e più stimolante.

Erica Ederle
Da quasi 15 anni Lugagnano è per me e la mia famiglia divenuta casa. Sono nata il 6 aprile 1981, mamma pasticciona, mi definisco un’accanita fan della vita. Mi piace modificare la mia prospettiva sul mondo e sulle cose e considero i cambiamenti fonte di potenti opportunità (ovvero adoro mettermi continuamente in discussione).