La storia di Sona: 24 marzo 1946, il primo voto comunale dopo il Fascismo, cronaca di un giorno memorabile

Le elezioni amministrative comunali che si tennero in Italia il 24 marzo 1946 furono le prime dopo la caduta del Fascismo. Per circa un anno i Comuni italiani erano stati retti da sindaci e giunte provvisorie, nominate al Sud dall’AMGOT (Allied Military Government of Occupied Territories) e dal C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) al Nord.

In quella tornata elettorale votò l’89,6% degli uomini e l’86% delle donne, elettrici per la prima volta. Il voto, a Sona, assegnò con 56,82% la vittoria alla lista Scudo Crociato, con scritta Libertas (D.C.). La lista Falce e Martello (PCI/PSI) arrivò seconda con il 28,92% e terza fu la lista Falce e Martello più Libro (PSI) con il 14,26%. Le schede bianche furono il 2,58% e quelle nulle il 3,73%.

La legge elettorale in vigore prevedeva, per i Comuni della dimensione di Sona, che il partito che vinceva le elezioni portasse in consiglio comunale 16 consiglieri su 20, il partito giunto secondo i rimanenti 4 mentre i partiti dalla terza posizione in poi non ottenevano rappresentanti. Quindi a Sona furono eletti 16 consiglieri per la DC e 4 per la lista PCI/PSI. La lista del PSI non ottenne alcun consigliere.

Furono molte le sorprese in quel primo voto amministrativo sonese. La prima fu che il Partito Socialista si divise. Una parte appoggiò la lista comune con il Partito Comunista, una parte si presentò autonomamente e due sezioni dei partiti di sinistra vennero aperte a San Giorgio in Salici. Peraltro, mentre il risultato complessivo comunale premiò la Democrazia Cristiana, nel seggio elettorale della frazione arrivò prima la lista PCI/PSI con il 54,8% dei voti, la D.C. ebbe il 38% e la lista Socialista solo il 7,2%.

Ma le sorprese non finirono qui. Non si candidarono infatti alcuni cittadini che avevano fatto parte importante del Comitato di Liberazione. Fra di essi il nome più noto è quello di Carlo Scattolini, che però sarà eletto sindaco nel 1960, dopo i tre mandati di Giovanni Ledro. Fra coloro che invece si presentarono ma non furono eletti, figurano Giovanni Pacini, già vicesindaco del C.L.N. locale, ed Angelo Ambrosi, perché si presentarono nella lista del PSI che risultò, come dicevamo, solo terza alle elezioni.

Il manifesto delle elezioni comunali a Sona del 24 marzo 1946, con le tre liste ed i candidati.

Per lo stesso motivo non fu eletto neppure Antonio Cinquetti di San Giorgio in Salici, che era stato un forte oppositore locale del Regime Fascista quale militante assai attivo del Partito Popolare. Fra i non eletti della lista del PCI anche Giuseppe Manzini, già sindaco del C.L.N.

Merita una segnalazione il fatto che il 6 giugno del 1946, dopo pochi mesi dalle prime elezioni amministrative, il Comitato di Liberazione Nazionale segnalò al Comitato di Liberazione Comunale di Sona che la Democrazia Cristiana provinciale aveva ritirato i propri rappresentanti dal Comitato di Liberazione provinciale. Erano le prime avvisaglie dell’insorgere della “Guerra Fredda” che, per decenni, terrà con il fiato sospeso il mondo.

Da notare che a quelle prime elezioni comunali dopo il fascismo la lista della Democrazia Cristiana non presentò i propri candidati in ordine alfabetico, come verrà sempre fatto nelle successive elezioni, e infatti per primo non figurava Giovanni Ledro, inserito al quindicesimo posto.

Non siamo mai riusciti ad avere una spiegazione per questa scelta, anche da persone coinvolte in quegli anni nelle vicende amministrative del partito. Abbiamo potuto rilevare solamente che l’ing. Valentino Vivaldi del capoluogo, in quelle elezioni capolista di fatto, si accorderà in elezioni successive con la sezione D.C. di Lugagnano per tentare, senza successo, di farsi eleggere alla carica in sostituzione del candidato ufficiale Giovanni Ledro, con il voto delle minoranze PSI/PCI.

In quelle prime elezioni non si presentò al voto nessun esponente del passato Regime Fascista. Alcuni di essi lo fecero però nelle elezioni del 1951, con la lista Indipendenti di Destra, che presentò fra gli altri Alfonso Rinaldi, ex segretario del Partito fascista comunale. Giunto sesto, per preferenze, non fu eletto perché la lista, arrivando terza, non ottenne seggi.

Un’ultima, non modesta, sorpresa fu che la Democrazia Cristiana dopo il voto decise di nominare in giunta anche un assessore di minoranza, convinti che il modello democratico, da poco adottato, prevedesse che in ogni organismo amministrativo fosse garantito spazio alle minoranze.

La scelta fu confermata per ben tre mandati, fino a quando la segreteria provinciale del Partito impose di abbandonare quella prassi. I tempi erano definitivamente cambiati.

Renato Salvetti
Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come assessore e sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune ed è autore di pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.