La storia di Cinquetti da Sona, morto nel 1915 ma che in realtà visse fino al 1962

Il giornale L’Arena del 23 febbraio a firma Vittoria Adami ha fornito un resoconto di una cerimonia tenuta dall’Associazione Nazionale Alpini di Verona per una vicenda accaduta all’inizio della Grande Guerra e che aveva coinvolto i Battaglioni Verona ed una parte del Battaglione Val d’Adige del 6° Reggimento Alpini a Malga Zures, sul fronte trentino, fra il 30 ed il 31 dicembre 1915.

In quella località si verificò in cruento combattimento che vide il sacrificio di 57 militari dei reparti sopra elencati. Vi furono anche 189 feriti. La vicenda in quelle giornate passò sotto silenzio perché l’azione militare, pur con un grande impegno degli alpini provenienti dalle nostre terre fu inefficace ed in quel momento la notizia poteva essere deprimente per l’opinione pubblica. Per esigenze di propaganda fu di fatto cancellata.

Nella parte finale dell’articolo la giornalista scrive del Sergente Antonio Cinquetti  di Sona, medaglia d’Argento che “colpito alla testa, muore continuando a incitare i suoi alla resistenza”.

La vicenda umana del Sergente Cinquetti non si concluse però come descritto. Infatti Cinquetti non morì.

La motivazione dell’Onorificenza conclude con queste parole “Colpito alla testa non lasciava la linea del fuoco che in seguito ad ordine superiore incitando alla più fiera resistenza”.

L'articolo apparso su L'Arena. Sopra, Alpini nella prima guerra mondiale
L’articolo apparso su L’Arena. Sopra, Alpini nella prima guerra mondiale

Fu ricoverato in un ospedale di Torino per le ferite riportate e fu ancora protagonista per l’offerta di sangue durante la degenza, al punto da meritarsi il 23 febbraio un encomio scritto dalle Dame della Croce Verde operanti all’interno della struttura sanitaria.

Di professione agricoltore, rientrato dalla guerra si sposò nel 1919 e dal matrimonio nacquero undici figli, dei quali due diventeranno sacerdoti e due saranno eletti Amministratori del Comune di Sona fra gli anni ’50 – ’70. Lui stesso prima dell’avvento del Regime Fascista venne eletto Assessore comunale a Sona per il quadriennio 1920-1924.

Quale Presidente del Comitato esecutivo promosse la costruzione del Monumento ai Caduti di San Giorgio in Salici che fu inaugurato il 22 ottobre 1922.

Antifascista della prima ora, esponente del Partito Popolare locale e braccio destro sul territorio del Senatore Ugo Guarienti, (protagonista della famosa secessione dell’Aventino) il 18 febbraio del 1923 subì un pestaggio a San Giorgio da parte di elementi fascisti.

Un lettera scritta di suo pugno fu consegnata in Consiglio comunale aperto il 20 dello stesso mese con la comunicazione che non poteva intervenire alla riunione “causa grave ferita”.

Durante il Regime lascerà l’attività politica attiva, operando quale capo gruppo dell’Associazione Alpini di San Giorgio in Salici. Morì nel 1962 e venne sepolto nel cimitero della frazione.

Un altro alpino del 6° Reggimento, del comune di Sona, fu un protagonista nelle vicende tragiche del Dosso Romit. Zerpelloni Vittorio detto “Loro” nato a Lugagnano il 24 luglio 1888.

Durante la battaglia citata da L’Arena meritò una medaglia di bronzo con la seguente motivazione “gravemente ferito incitava i compagni proseguire nel combattimento e benché conscio delle sue condizioni gravissime manifestava al comandante la sua soddisfazione per aver potuto compiere il proprio dovere”.

Anche lui non morì in quella occasione, ma la guerra non lo risparmiò. Un anno dopo, il 18 ottobre del 1916, fu ucciso in combattimento sul Monte Pasubio, pendici meridionali del Monte Roite e là fu sepolto.

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Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come assessore e sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune ed è autore di pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.