La storia di Anna Bellini, fra malattia e resilienza. Aperta una raccolta fondi per la serenità della sua famiglia

Quando mi è stato chiesto se avevo piacere di intervistare Anna ci ho riflettuto un po’ su. Mi era stato anticipato che aveva una storia personale da raccontare legata alla malattia che la affligge ormai da nove anni: un tumore ormonale.

Non è mai facile ascoltare e poi raccontare fatti che hanno a che fare con sofferenza fisica che porta anche sofferenza emotiva. Perché, istintivamente, si cerca di allontanarli più che avvicinarli. Vi proiettiamo dentro noi stessi, le nostre emozioni, i nostri sentimenti, i nostri affetti. Sono anche lo specchio delle nostre paure.

Cercando qualche informazione preliminare sul web ho visto però che era una storia di resistenza e resilienza alle difficoltà della vita, oltre ad essere anche una testimonianza di forza e coraggio. E che valeva la pena conoscerla e poi provare a raccontarla. Anche perché ci vuole molto più coraggio a chiedere aiuto per sé, come ha fatto Anna, che a donarlo ad altri.

C’è una frase celebre del filosofo greco Epicuro, vissuto due secoli prima di Cristo, che dice: “Non abbiamo tanto bisogno dell’aiuto degli amici, quanto della certezza del loro aiuto.“ Le parole amici e aiuto sono altre due facce della medaglia positive di questa vicenda. Più avanti si capirà il perché. La consapevolezza, che può diventare certezza, di poter volgere lo sguardo dietro e attorno a sé nel cammino della vita, alla ricerca di aiuto nel bisogno, ha lo stesso effetto di un farmaco salvavita.

Anna Bellini è una mamma di quarantuno anni originaria di Torino che vive da diciannove anni, assieme al marito Riccardo e ai figli Mattia prossimo diciottenne e Christian undicenne, nella frazione dell’Alpo nel Comune di Villafranca. Nel Dicembre del 2015 uno tsunami ha sconvolto la sua vita.

Quella ‘noce’ al seno – ci racconta Anna che era stata diagnosticata tempo prima come un linfonodo reattivo benigno, a seguito di ecografia e di successivo approfondimento con ago aspirato, assunse le verosimili sembianze di un tumore maligno. La successiva biopsia confermò la diagnosi e ai primi di gennaio del 2016 venni operata subendo l’asportazione del seno sinistro e di undici linfonodi”.

Da qui in avanti il suo percorso di vita mutò drasticamente. C’era un nemico dentro di lei che lei stessa, con tutte le sue forze, doveva combattere. “Dopo l’iniziale recupero e conseguente dimissione dall’ospedale prosegue Anna iniziai la chemioterapia preventiva che portai avanti per sei mesi, fino all’agosto 2016.  Sempre a titolo preventivo mi venne indotta farmacologicamente la menopausa che avrei dovuto mantenere per cinque anni”.

Narra la sua storia con una lucidità e una dovizia di particolari impressionanti, scusandosi se a volte il suo racconto diviene un po’ meno fluido o perché deve volgere lo sguardo verso l’alto alla ricerca, nella memoria, di ricordi dolorosi o anche semplicemente perché l’antidolorifico a base di oppiacei che assume quotidianamente altera il suo stato di attenzione.

Negli anni successivi mantenni la regolarità dei controlli previsti per una persona operata di tumore – prosegue nel racconto Annafino al 2021 quando l’interruzione del farmaco che induce la menopausa divenne necessario perché gli effetti collaterali osteoporotici che aveva indotto nel mio organismo erano diventati superiori rispetto ai benefici presunti. Apparentemente la mia vita sembrava essersi incanalata su un binario di normalità post malattia”.

Ma purtroppo le sorprese per Anna non erano finite. A marzo dell’anno scorso il braccio da cui erano stati tolti i linfonodi, che aveva già una mobilità un po’ limitata, comincia a perdere un po’ di sensibilità e a fare male. C’era la necessità di fare indagini per capire meglio. Fu come se il libro dei brutti ricordi venisse riaperto.  La PET-TAC che ne seguì fu purtroppo una dolorosa conferma: i tre linfonodi rimasti erano in metastasi. E non operabili.

Fu una mazzata…! – ricorda Anna La situazione rispetto al periodo precedente era diversa: non si trattava di fare cure preventive, per quanto dolorose fossero, per il mantenimento di uno stato di salute dopo un male che sembrava eradicato. Ora si doveva riprendere le cure per limitare o stabilizzare il male che si era ripresentato”.

Da persona guarita Anna dovette ritornare allo status di persona ammalata. Da normale cittadina seguita dal medico di base diventava nuovamente paziente di un centro oncologico. “Con l’aggravante che questo maledetto ha una memoria rigenerativa precisa Anna per cui l’assetto delle cure precedenti andava ritarato perché altrimenti sarebbero risultato inefficace. Questa volta mi fu impiantato un dispositivo permanente per la terapia che si presentava come piuttosto pesante da sostenere per la tossicità dei prodotti impiegati. Accompagnata anche da radioterapia localizzata. Persi di nuovo tutti i capelli ma questa volta mi racconta Anna con una affermazione che mi emoziona letteralmente li donai ad una associazione. A me non importava rimanere calva, lo ero già stata. Se altre donne nella mia situazione sono in difficoltà ad accettare la loro condizione perché non aiutarle?”. Piccole ma grandi pillole di consapevolezza e di umanità che emozionano. I quattro mesi di chemioterapia previsti diventarono due perché il corpo di Anna non riusciva a tollerare questa tremenda onda d’urto fisica ed emotiva.

mi ripete due volte Anna – anche emotiva. Perché la forza per non mollare, per andare avanti, per essere testimonial per altre donne mettendomi letteralmente e pubblicamente a nudo nella mia condizione fisica, facendomi vedere nelle mie difficoltà quotidiane, e di non temere di comunicare le mie paure e le mie ansie è partita dalla mia testa, dal mio pensiero, dal mio cuore”.

Questa volta l’intimità e la sensibilità di donna di Anna viene ulteriormente messa a dura prova: le viene tolto anche l’apparato riproduttivo per evitare qualsiasi ulteriore rischio. “Ero già madre di due ragazzi mi dice Anna con l’arrendevolezza che viene dalla consapevolezza – per cui era l’ultimo dei miei problemi. Fu comunque piuttosto pesante da sostenere sotto tutti i punti di vista. Mi beccai pure una infezione che mi debilitò ulteriormente e la chemioterapia era lì che mi aspettava di nuovo. Questa volta in pastiglie e a vita. Un quadro clinico dove gli stessi dottori non sapevano da che parte prendermi. Qualsiasi terapia fatta per un motivo aveva delle controindicazioni per qualcos’altro.  Chissà se l’intervento di asportazione l’avessi fatto prima… Ma è inutile piangere sul latte versato, ora si può solo guardare avanti con speranza”.

Il presente quotidiano di Anna è, in questo momento, caratterizzato dalle terapie antalgiche per la gestione del dolore. “Ho dei dolori anche nella parte posteriore del corpo, a volte insopportabili mi dice per cui il ricorso agli antidolorifici a base di oppiacei si è reso necessario. Ho chiesto di poter fare anche della fisioterapia, soprattutto all’arto che è stato operato. Ultimamente sto provando anche l’agopuntura. Tutto quanto si possa provare pur di limitare l’uso degli oppiacei”.

Anna è una impiegata amministrativa con un contratto part-time in una azienda della zona. “In questo momento sono in malattia perché non ho le forze per andare al lavoro. Ma con il part-time che mi è stato concesso spiega riesco a trovare dello spazio per curarmi ma soprattutto per cercare di essere presente il più possibile nella quotidianità della mia famiglia. Che è, in questo momento in cui sto camminando sul filo del rasoio, la mia priorità. Nella mia condizione impari a lasciare andare tutto ciò che diventa futile o poco importante. La tua percezione della vita cambia, giorno per giorno impari a razionalizzare le poche energie che hai, a non disperderle e a lasciare andare ciò che non serve. La mia famiglia è il mio fulcro. Sono stata praticamente allevata dai miei nonni essendo figlia di genitori separati, li ho visti festeggiare i sessanta anni di matrimonio, il senso di famiglia per me è totalizzante”. Il marito Riccardo è in aspettativa dal lavoro per potersi dedicare all’assistenza ad Anna e ai ragazzi.

Anna è dotata, oltre che di tenacia oltre misura, anche di grande intraprendenza. Alla diagnosi di nove anni fa non si è data per vinta come abbiamo raccontato ed ha iniziato a narrare la sua storia sul gruppo Facebook “ioStoconAnna”.  Una amica poi ha aperto anche la pagina FACEBOOK “ioStoconAnna” così da dare ancor di più risonanza alla sua storia.

Questa pagina  – leggiamo nella presentazione è stata aperta da una mia carissima amica per potermi dar forza in questo mio percorso contro il cancro… Poi è diventato, oltre che un sostegno per me, una sorta di diario dove poter raccontare passo dopo passo quello che mi accade sperando di dar forza a chiunque legga”.   

“ioStoconAnna ci dice la protagonista è diventata una pagina virale. Nel tempo i follower sono cresciuti. Follower di sostanza perché, con l’incedere dei miei racconti, non passava giorno senza che qualcuno, anche dall’altra parte del mondo, non postasse una foto sua con in mano un biglietto con su il mantra IO STO CON ANNA. Non avete idea di che cosa questo abbia rappresentato per me!”.

Questa amica poi è andata oltre. Pensando al bene di Anna ed intuendo che Anna stessa non dovesse e non potesse pensare anche alle necessità economiche per sanare posizioni finanziarie personali aperte, insieme alla figlia ha dato vita a una raccolta fondi sulla piattaforma pubblica di Fundrainsing Gofoundme. Le posizioni debitorie aperte sono situazioni di vita comuni a tante famiglie italiane. Bene o male tutte le famiglie, che si sono strutturate o che si stanno strutturando, vanno incontro a queste incombenze, è la quasi normalità.

Quando sei in salute e puoi lavorare le affronti, quando ti mancano i presupposti per poterne far fede diventano un problema nel problema.  “Ci tengo a precisareafferma con decisione Anna che quanto raccolto serve solo ed unicamente all’obiettivo di estinzione del debito. Quella è la mia priorità nei riguardi della mia famiglia. Solo quella. Non esistono altre destinazioni d’impiego di quanto raccolto. Non è stato facile pronunciare la parola ‘AIUTATEMI’.. Mi sono sempre arrangiata nella vita, ho aiutato più che essere aiutata. Mille dubbi assalivano me e mio marito. Ma poi abbiamo deciso di affidarci… Alla vita, alla sensibilità degli esseri umani, al bene che chiama altro bene…”.

Da questo punto di vista Anna ha adottato la completa trasparenza in quello che fa. Rendicontazione puntuale di quanto raccolto, rendicontazione puntuale di impiego dello stesso e un grazie sempre a chi dona che non deve mai mancare. Aspetti fondamentali di qualsiasi iniziativa di raccolta fondi: obiettivo chiaro e definito, dichiarare apertamente l’impiego di quanto raccolto senza aver timore anche a scendere nei particolari, manifestare la gratitudine. Brava Anna! A costruire la fiducia nelle persone ci vuole coerenza, impegno, dedizione e tempo.

Ho fatto una domanda conclusiva ad Anna: “Se dovessi essere davanti ad una platea di donne, magari anche alcune malate come te, e dovessi lanciare loro un messaggio, cosa diresti?”. Eh. Bella domanda… mi dice sorridendo – Al di là delle raccomandazioni a dare valore alla prevenzione e a non sottovalutare mai niente…. Vivete! Cercate di vivere! Non arrendetevi alla malattia. È dura, ogni giorno è dura… La quotidianità è complessa e probante… Ma non arrendetevi! Il fisico può farcela o meno, ma per quello che vi permette cercate di coltivare le vostre passioni, cercate di lasciar viaggiare liberi fantasie e sogni. Cercate di coltivare tutto ciò che vi fa stare bene, mettete in disparte quello che non è utile, volgete lo sguardo alle cose semplici e raggiungibili. Andate alla ricerca, per quanto ve la sentite, di ciò che porta positività nella vostra quotidianità. Poi voglio aggiungere un’ultima cosa, un messaggio a tutte le persone, amici o conoscenti o persone che mi hanno conosciuto sui social e che stanno sostenendo me e la mia famiglia: vi amoooooo tuttiiiii!”.

Quella di Anna è una storia comune a tante persone. È una storia “umanamente potente” da raccontare. Ci ho tenuto a entrare un po’ nei particolari del percorso di vita e di cura di Anna perché la mia intenzione era anche dare un’idea di quanto difficile sia convivere ogni giorno con la sua malattia. Solo lei o altri che vivono la sua stessa condizione lo possono realmente capire fino in fondo. Anna non cerca pietismo e commiserazione. Non pensa principalmente a sé. Non è concentrata solo sul suo dolore e sulla sua sofferenza. Lei cerca di essere di aiuto, con tutte le forze che ha in questo momento, a suo marito e ai suoi figli.

Qualcuno, in maniera a volte poco “urbana” sui social, le ha anche fatto la domanda secca e diretta: “Ma perché dovrei aiutare te e non qualcun altro? Ce ne sono tanti nella tua condizione!”,  che porta con sé delle verità: nella condizione di Anna ce ne sono tanti altri. Vero. Così come ci sono tante persone che aiutano. Altrettanto vero. Scegliere di aiutare Anna o qualcun altro è, appunto, una scelta. Basta che la scelta diventi azione. Che non necessariamente deve essere identificata in una donazione in denaro.

Può essere il dono di un po’ del proprio tempo per fare assistenza, per visitare una persona malata, per promuovere una campagna di raccolta fondi, per donare un sorriso un abbraccio o una stretta di mano. Si chiama donare solidarietà, partecipazione, condivisione e calore umano. In questo momento il bisogno di Anna è dare un po’ di serenità di vita alla propria famiglia, creando le condizioni perché le esigenze finanziarie non siano un ulteriore macigno a cui pensare.

Se “IoStoconAnna”, in questo momento quello di cui lei ha bisogno e quello che io posso fare per lei e che serve a lei è una donazione in denaro. Il fare il gesto è ancor più importante del valore economico che questo gesto ha.

Per sostenere Anna e la sua famiglia è possibile effettuare una donazione attraverso Gofoundme. L’iniziativa si chiama “Più serenità per la famiglia di Anna” ed è possibile effettuare donazioni on-line con l’utilizzo della carta di credito (questo il link: https://www.gofundme.com/f/piu-serenita-per-la-famiglia-di-anna).          

“IoStoconAnna” dovrebbe essere uno slogan che diventa un mantra nelle nostre comunità. “IoStoconLuca”, “IoStoconGiovanni”, “IoStoconLuisa” e così via è l’espressione di alti valori civici, sociali e morali. IoStoconQualcuno in genere quando quel Qualcuno ha bisogno. Un mantra che si dovrebbe calare sempre più nel tessuto sociale a partire dalle istituzioni politiche, sociali e assistenziali per arrivare ai cittadini. O viceversa, dal basso verso l’alto, forse ancora meglio. Perché, come diceva bene Sant’Agostinole parole insegnano, gli esempi trascinano”.

E allora forza Anna. Per te, per la tua famiglia e per tutte le persone che traggono forza dal tuo modo di vivere la tua malattia. Non si può non provare affetto, ammirazione e riconoscenza per il grande messaggio di umanità che trasmetti.

Alfredo Cottini
Sono nato a Bussolengo l'8 ottobre 1966. Risiedo a Lugagnano sin dalla nascita, ho un figlio. Sono libero professionista nel settore della consulenza informatica. Il volontariato è la mia passione. Faccio parte da 30 anni nell'associazione Servizio Operativo Sanitario, di cui sono stato presidente e vicepresidente. Per diversi anni sono stato consigliere della Pro Loco di Sona. Amo il mio cappello da Alpino per quello che rappresenta. Ritengo che la solidarietà, insita nell’opera del volontario, sia un valore che vale la pena vivere ed agire. Si riceve più di quello che si dà. Considero la cooperazione tra le organizzazioni di volontariato di un territorio uno strumento utile per amplificare il valore dei servizi, erogati da ognuna di esse, al cittadino