La storia di Alex, dall’esperienza di volontario a Verona alla guerra in Ucraina: “Vogliamo la nostra libertà”

Un post facebook dei giorni scorsi dell’amico Danilo Zambonini, mi incuriosisce alquanto. Parla di una intervista fatta da Massimo Giletti ad un ragazzo ucraino impegnato nel conflitto che in questi giorni ha riportato la guerra ad un passo da casa nostra. Questo ragazzo è un amico di lunga data di Danilo per cui mi viene automatico il pensiero di poterlo intervistare. Mando quindi un messaggio a Danilo e gli chiedo se mi può creare un contatto. Detto, fatto, ci sentiamo via Zoom.

Lui è Oleksii Lubetskyi. Il nome proprio Oleksii si traduce dall’ucraino in Alex, un nome più vicino alla nostra lingua. Ha 41 anni e vive a Užhorod, una città ucraina di circa 120mila abitanti situata al confine tra la Slovacchia e l’Ungheria. Alex è un ragazzo spigliato, molto brillante ed empatico. Parla un fluente italiano frutto di una permanenza di 7 anni in Italia a partire dal 2003. Una permanenza iniziata propria a Verona tra le fila di Lega Ambiente come volontario. Ha abitato proprio di fronte al parco Raggio di Sole vicino a Porta Nuova e il parco delle Mura è stato suo luogo abituale di lavoro per 3 mesi. Quindi non solo parla bene l’italiano ma non disdegna nemmeno qualche divagazione in dialetto veronese.

Quando si attiva la videocamera del collegamento Zoom non posso non notare subito due particolari: oltre ad un primo piano di un viso giovane ed allegro contornato da occhi molto vivaci, si vede chiaramente che sta indossando una mimetica militare e che dietro di lui lo sfondo è neutro. Si capisce nettamente che è un collegamento che necessita di una adeguata riservatezza. Alla sua sinistra si intravvede la sagoma di un fucile Kalashnikov.

Alex grazie della tua disponibilità! Non ti chiedo come stai perché credo che, in questi giorni, sia una domanda assolutamente retorica.
Non preoccuparti, ti rispondo comunque. Sto bene e sta bene anche la mia famiglia. È un tempo di attesa quello che sto vivendo nella veste che mi vedi addosso. E nell’attesa mi sto leggendo un libro: Il Nome della Rosa di Umberto Eco. Qui con me ci sono altri ragazzi che ora stanno riposando. Non te li posso presentare e farti vedere loro immagini per ragioni che puoi ben immaginare.

Il Baco da Seta è una dinamica realtà editoriale locale che racconta della vita di tutti i giorni della comunità di Sona in cui viviamo.  Non disdegniamo però qualche divagazione extraterritoriale quando ci sono storie importanti da raccontare. Le immagini di questi giorni che arrivano dall’Ucraina hanno colpito profondamente tutto il mondo.
Conosco il paesaggio di Sona perché lo intravvedevo dai finestrini del treno quando mi recavo a Peschiera del Garda per poi da lì recarmi a Lazise per lavorare in un ristorante. Sono luoghi che mi sono quindi abbastanza famigliari e dei quali conservo bei ricordi. Oltre che in zona Porta Nuova ho vissuto anche per un periodo nel quartiere Golosine. “Golosangeles” come lo chiamate spesso voi a Verona! (ride fragorosamente, NDR).

Mentre parliamo, a Gomel appena di là del confine Ucraino in Bielorussia, Russia e Ucraina si stanno incontrando per cercare di trovare una tregua. Quali sono le aspettative del popolo Ucraino su questo evento?
Ti rispondo da normale cittadino ucraino e non da politico o politologo. E credo di rappresentare il modo di vedere di un popolo intero. È solo una presa di tempo. Il popolo ucraino si aspetta che da li esca poco dal punto di vista della risoluzione del conflitto. Ti dirò… è una affermazione forte quella che sto per fare, non sono un guerrafondaio ma spero che non ne esca niente, se quello che ne esce è l’impossibilità di decidere in autonomia il nostro futuro.

È un’affermazione pesante la tua. Fuori anche da una qualsiasi logica di pacificazione che il mondo civile si aspetta.
L’intervento militare russo in Ucraina ha approfondito un solco che già esisteva. È un solco storico, politico, culturale. Non è storia di oggi e nemmeno di ieri. È storia che parte da molto molto lontano nel tempo. Siamo alle origini del nostro paese. La guerra di questi giorni ha avuto l’effetto di dare ancor più profondità a questo solco. Colmarlo sarà impesa ardua. Se affermassi che l’aspirazione di questi momenti del popolo ucraino è quella di arrivare alla pacificazione il prima possibile ti racconterei di una cosa poco veritiera. Chiaro, nessuno ambisce alla guerra, nessuno vuole vedere il proprio Paese distrutto, tutti vorremmo tornare alla vita di tutti i giorni e poter ritrovarci nel nostro vivere quotidiano. Pacificazione sì, ma nel pieno dei nostri diritti. La nostra ferma volontà di popolo è l’autodeterminazione. Abbiamo una nostra identità, abbiamo una nostra cultura, abbiamo un nostro tessuto economico e politico. Ci siamo smarcati nei secoli dall’identità russa e dalla sua dominazione. Vogliamo la libertà di decidere cosa è meglio per noi. Di certo l’aggressione armata non ha fatto altro che rendere ancor più ambito e determinato il nostro voler essere indipendenti e sentirci più cittadini dell’Europa che vassalli della Federazione Russa.

La mimetica che indossi denota che stai agendo in prima persona per una causa a cui credi.
Sai, parlando di come interpreto lo stile di vita che vorrei per la mia Ucraina non posso non pensare alla mia permanenza in Italia. Aspetta, non vi sto facendo una sviolinata. Non sto dicendo che gli italiani sono il modello di vivere assoluto a cui ispirarsi. Avete anche voi le vostre contraddizioni e i vostri limiti. Ma del resto chi non li ha? Dell’Italia ammiro i valori, il livello di solidarietà che si incontra, la possibilità di dire democraticamente quello che si pensa, la socialità, la qualità della vita e dei servizi. Oltre ovviamente alle cose note che vi distinguono nel mondo che sono le bellezze naturali, le bellezze storiche, la cucina. Anche l’Ucraina ha molto da dire in fatto di bellezze. Sono cose che in parte sono state donate a voi come a noi dall’Universo, ce le siamo trovate. Ma altre, che riguardano il vivere civile, ve le siete conquistate con sangue e sudore passando da dominazioni e guerre. Sono conquiste che ambiamo anche noi per la nostra Ucraina. Vogliamo anche noi, come voi, poterci sentire una nazione smarcata da qualsiasi influenza politica esterna. Vogliamo agire il nostro futuro e per questo siano disposti a qualsiasi sacrificio. Vogliamo poter vivere la presenza russa ai nostri confini non come una spada di Damocle sempre presente sopra la nostra testa. Ti ho reso l’idea del perché siamo disposti a tutto?

Qual è il compito che svolgete ora come cittadini attivi?
Siamo inquadrati in milizie volontarie che rispondono all’esercito. Siamo stati dotati di un’arma, perché se la situazione lo richiede dobbiamo essere pronti a tutto. Al momento ci occupiamo di assistenza agli sfollati che qui, al confine tra Slovacchia e Ungheria, arrivano da tutta l’Ucraina. Siamo attestati su una seconda linea. Diciamo che siamo una sorta di Protezione Civile armata. Qua con me ci sono ragazzi che hanno una vita normale e si sono attivati per la difesa del proprio paese: sono operai, avvocati, ingegneri, insegnanti. C’è di tutto. Fanno quello che autorità superiori chiedono loro per il loro paese, anche imbracciare il fucile se serve. È una attesa attiva la nostra. Dobbiamo organizzarci e prepararci. Domani, per dirti, ci rechiamo al poligono per addestrarci.

Sono frasi, quelle dette da Alex, che sono delle vere e proprie rasoiate al mio sentire, al mio percepire la situazione, al mio ritenere qualsiasi guerra una cosa inutile, alle mie convinzioni personali. Nel cercare di raccapezzarmi e di trovare un orientamento in quello che mi racconta non posso non domandarmi: cosa farei al posto suo?

L’Ucraina è quindi secondo te molto determinata nel difendere la propria integrità.
Si. Sai, è una contrapposizione al modello politico e sociale russo. È nostra ferma convinzione che il futuro dell’attuale Federazione Russa debba essere una ulteriore disgregazione che porta altri popoli verso una autodeterminazione. Dalla dittatura sovietica a quella degli oligarchi russi cosa è cambiato per coloro che devono sottostare? Niente. È arrivato il tempo di sovvertire questo niente.

L’Europa e la parte del mondo che si ispira all’Occidente si sta schierando con l’Ucraina.
Voi probabilmente avete una percezione limitata di cosa rappresenta, in questo momento, il sostegno politico ed economico che l’Europa, con la Comunità Europea, e la NATO con i suoi alleati stanno riservando all’Ucraina. Un segnale straordinario che ha una valenza altrettanto straordinaria per il popolo ucraino in questo momento. È un sentimento forte e determinante che non abbiamo vissuto nel 2014, quando abbiamo perso la Crimea. Ci dà speranza. Ora non ci sentiamo soli come allora!

Putin ha dichiarato che l’intervento armato è volto a “denazificare” l’Ucraina. Cosa si nasconde dietro questa frase? C’è un nome che gira nel web: la brigata Azov.
Azov è un movimento di estrema destra. Gli estremismi sono presenti in ogni paese del mondo. Gli estremismi trovano consensi in chi è estremista. In Russia c’è una elevata concentrazione di naziskin. Quindi? Bisognerebbe denazificare anche la Russia secondo il concetto di Putin. Si dice anche in Italia che “la mamma degli imbecilli è sempre incinta”, giusto? Anche quella degli estremisti, in ogni parte del mondo. È uno strano concetto quello di Putin che si erge a ruolo di difensore quando al suo interno fa vivere al suo popolo una dittatura di pensiero, opinione ed azione. No grazie, della “democrazia” di Putin ne facciamo volentieri a meno.

Il Presidente Zelensky sta tenendo la “barra a dritta” del suo Paese. Come è visto dai suoi concittadini?
Non sono un fan di Zelensky, ma ha dimostrato doti di leadership non indifferenti. Diciamo che ha tirato fuori gli attributi ed ha contribuito a stimolare negli ucraini un forte senso di appartenenza e di identità. In questo momento, in virtù dello status di rifugiati di guerra, i cittadini ucraini hanno porte aperte in tutta Europa. Di questo ve ne siamo grati, perché per donne, bambini e anziani è una opportunità per non subire le brutture del conflitto. Ma nonostante ciò sono pochi coloro che escono dall’Ucraina rispetto all’intera popolazione. C’è voglia di restare, di battersi idealmente e anche fisicamente. Concittadini che vivono a lavorano all’estero rientrano per sostenere il proprio paese. Lasciano certezze per incertezze o addirittura per mettere a rischio la propria vita. Tutto ciò è straordinario! Vi è mai capitato in Italia di vivere queste sensazioni? Ecco, noi le stiamo vivendo ora. È un momento topico per il nostro futuro. Non è solo una percezione nostra interna. Dall’estero arrivano richieste di adesione volontaria alla nostra causa. Non pensiate sia così facile, non è un meccanismo automatico. Ci sono delle regole di ingaggio da rispettare. È una adesione ad una guerra e non ad una iniziativa umanitaria a fronte di un disastro naturale che richiede solidarietà umana. Non è una cosa che dovrebbe accadere, ma caspita, accade!  È la nostra guerra ma altri ci vogliono aiutare! Riuscite a capire cosa proviamo? Non credo.

I cittadini volontari “armati” che compiti svolgono?
Diamo una mano ai posti di blocco, facciamo accoglienza profughi. Ci turniamo giorno e notte. Qui mi sento utile. Sono stanco fisicamente e soprattutto emotivamente, ma sento che sto tenendo fede ai miei valori. Sarò chiamato a fare di più imbracciando il fucile? Se serve non mi tirerò indietro, così come fanno tanti ucraini non militari.

La stampa internazionale da notizie di furiosi combattimenti, soprattutto sul fronte est.
Si, confermo tutto. Kharkiv è la seconda città dell’Ucraina per popolazione. È sotto un pesante attacco missilistico da parte della Russia. Non si tratta più di obiettivi militari. Siamo oltre, siamo all’escalation del conflitto. Una cosa importante: mentre nel 2014 l’Europa poteva sapere, non sapere, fare finta di non sapere o altro, ora i russi hanno gioco meno facile nel divulgare la “loro verità”. Lo spazio dato dalla stampa internazionale a quello che sta succedendo in Ucraina non permette “imboscamenti informativi”.

Un breve accenno alla tua esperienza a Verona.
Mi è sempre piaciuto viaggiare in Europa. Per un cittadino non appartenente alla Comunità Europea la sola possibilità per arrivare in un paese come l’Italia, non per solo turismo, era avere un visto di lavoro o in ambito di cooperazione come il volontariato. Così sono arrivato per una esperienza di cooperazione a Verona nell’Associazione Lega Ambiente. Da voi ho imparato il valore del volontariato. È una cosa che mi ha molto colpito e che è diventata anche mia. Subito non capivo: ma come? Questi non si fanno pagare per quello che fanno? Come è possibile? Poi, vivendo assieme ai volontari, ho capito. Ho avuto modo anche di integrarmi nella comunità frequentando corsi di Italiano alla scuola Duca d’Aosta a Veronetta.  Poi ho girato per l’Italia: Padova, Bologna dove ho frequentato anche un po’ la facoltà di giurisprudenza, poi l’esperienza in Romagna a Gatteo mare (Alex si lascia andare ad una pronuncia romagnola da fare invidia ai romagnoli stessi, NDR). In Italia sono rimasto 7 anni. Nel 2009 sono ritornato in Ucraina. Ora un sto coltivando un sogno: far ritornare operativa una tratta di 80 km di ferrovia, ora abbandonata, in Transcarpazia, una zona al confine tra Ungheria e Slovacchia ricca di bellezze naturali, di buona cucina e buon vino e grappa. L’esperienza delle Magnelonghe di Verona mi è rimasta nel cuore!

Domani è un altro giorno, un altro giorno di guerra. Cosa vi aspettate dal futuro imminente?
Ci aspettiamo di non mollare. Le difficoltà logistiche che stanno incontrando gli invasori sono note. Noi non cediamo. Forse a Mosca si pensava di avere vita facile e di avere una comunità internazionale che si faceva gli affari propri. Così non è al momento, e questo ci da tanta ma tanta fiducia. Prima mi chiedevi se ci potrà essere un futuro amico con il popolo russo. Impossibile dirlo adesso con una guerra di aggressione in corso. Putin è figlio di un consenso diffuso in Russia. Parla di denazificazione dell’Ucraina ma potrei ribattergli che dobbiamo parlare anche di desovietizzazione della Russia. La mentalità dominante che si è installata in quel paese è il totalitarismo, anche dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Come nel caso della Germania nazista agli occhi del mondo servirà tempo per cambiare l’opzione che l’Ucraina ha della Russia. Niente di anormale in ciò, deve essere il frutto di un percorso storico dei prossimi decenni. L’importante è che nessuno, mai più, tenti di imporsi a qualcun altro con la forza delle armi e con la presunzione di essere superiori o di avere dei diritti di dominio su un popolo che ha e che vuole mantenere una propria identità e che vuole decidere del proprio destino.

Sento in lui una profonda riconoscenza verso l’Italia. “Mi riconosco nel vostro modo di interpretare la vita e nei vostri valori, che ho fatto anche miei. Una volta un signore siciliano, durante un volo aereo, mi ha detto: ucraini e italiani sono abbastanza simili. Con i loro difetti e le loro contraddizioni”. Chiude poi con un sorriso, volgendo lo sguardo lontano come a ricercare quei bei momenti della sua vita. “C’è un detto nel nostro paese: l’Ucraina deve essere come un drago. La testa in Europa, il cuore in Ucraina, la coda in Russia”. Un pezzo di questo cuore è anche l’Italia.

Chiudo l’intervista ad Alex mandandogli un grande in bocca al lupo. E l’augurio che possa quanto prima riprendere in mano il suo progetto di vita in Trancarpazia, che significa che la dura prova che sta vivendo assieme al suo Paese sarà finita. Nel miglior modo possibile che gli si possa augurare.

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Nato a Bussolengo l'8 ottobre 1966. Residente a Lugagnano sin dalla nascita, un figlio. Libero professionista nel settore della consulenza informatica. Attivo nel volontariato da 27 anni nell'associazione Servizio Operativo Sanitario, di cui è stato presidente e vicepresidente e attualmente responsabile delle pubbliche relazioni. Per 8 anni è stato consigliere della Pro Loco di Sona. E' tra gli ideatori del progetto associazioni di Sona in rete attivato nel settembre 2014 e sostenitore di progetti di rete e cooperazione tra organizzazioni no profit