La storia del “Lascito Caritatevole Bevilacqua La Masa”, che dal 1910 aiutò molti a Sona, Bussolengo e San Massimo

A cavallo fra l‘Ottocento ed il Novecento alcuni possidenti terrieri, con proprietà nel Comune di Sona, sottoscrissero alcuni lasciti caritatevoli che contribuirono a ridurre le povertà molto diffuse del periodo.

Uno fra i più curiosi, per le modalità del riparto degli importi assegnati annualmente, fu il “Bevilacqua La Masa del 1898. La duchessa Felicita Bevilacqua (sopra, nel busto commemorativo presente a Ca’ Pesaro), non aven­do figli, con testamento dispose che le rendite del suo patrimonio fossero destinate alla fondazione di “un asilo di quiete, nel quale vengano ricoverate perso­ne benemerite dell’umanità per studi od opere speciali, aventi determinati requisiti e che gli avanzi delle suddette rendite siano erogate in sussidi a famiglie povere dimoranti nelle Par­rocchie ove sono situati i beni dell’Asilo”.

Gli “avanzi” di questo legato venne quindi distribuito a tre parrocchie, Bus­solengo, San Massimo e Lugagnano, poiché il patri­monio Cà Brusà si trovava in tutte tre.

Nel 1910 iniziarono concretamente i riparti fra le tre par­rocchie, che per l’anno ammontarono 1.200 Lire. Ai po­veri di Lugagnano venne assegnata la somma di 475,71 Lire distribuite, secondo le disposizioni te­stamentarie, in 140 Lire per doti alle giovani maritate durante l’anno 1909; 210 Lire per soccorsi alle vedove, nella misura non inferiore di 30 Lire ciascuna; 25,71 Lire per orfani e 100 Lire in soccorsi per poveri e ammalati. L’erogazione dell’avanzo rendite per il 1908 fu di 666,66 Lire a ciascuna delle tre parrocchie.

Il presidente della congregazione di carità, nel 1911, dette l’incarico al membro di Lugagnano di produrre un elenco delle vedove povere in numero massimo di undici, per assegnare ad esse il sussi­dio di 30 Lire per un totale di 330,33 Lire; agli indigenti che avevano malati nel 1911 furono distribuite 133,34 Lire.

Furono anche pagate “Grazie dotali” di 200 Lire alle ra­gazze “passate a marito” nell’anno 1911. Nell’immagine qui sotto l’elenco delle cinque “giovani coniugatesi nell’anno 1911 di Lugagnano”. Da quanto si è potuto capire, il contributo veniva utilizzato per l’acquisto della stoffa per l’abito nuziale, che poi veniva confezionato dalle stesse spose.

Per alcuni anni le rendite del legato non vennero distribuite, perché una nuova norma legislativa dispose una modifica statutaria. Poi, nel 1915, ripresero le erogazioni con il riparto di 6.000 Lire, una cifra accumulatasi ne­gli anni, “da ripartire in parti uguali fra le tre Parrocchie”. L’importo venne così suddiviso: 3.000 Lire per soccorsi a vedove e orfani; 2.000 Lire per soccorsi per malattie e 1.000 Lire per doti “a fanciulle maritande oneste e meritevoli”. Queste ultime furono quattro, e ricevettero 250 Lire ciascuna. Nel 1929 il legato fu definitivamente chiuso con l’eroga­zione di quanto accantonato dal 1918 al 1927.

Per chiudere, è giusto spendere qualche parola su Felicita Bevilacqua, sicuramente non un personaggio comune pur in tempi straordinari come quelli in cui si trovò a vivere. Oltre al grande spirito filantropico, Felicita fu soprattutto un esempio di sacrificio e abnegazione: nel seguire e supportare il marito e il fratello minore Guglielmo (il fratello maggiore, Girolamo, fu ucciso nel 1848 a Pastrengo mentre tentava di sottrarre la bandiera a un reparto austriaco), per salvare la sua famiglia, cercando di preservare il patrimonio e perpetuare il nome dei Bevilacqua e per liberare la sua Patria e costruire la nazione italiana invocata da molti.

Nata a Verona nel 1822 dai conti Alessandro Bevilacqua e Carolina Santi, a tredici anni rimase orfana del padre e fu la madre a reggere con forza le redini della famiglia. I Bevilacqua avevano avvicinato le posizioni sabaude da qualche decennio: in famiglia si respirava una posizione anti-austriaca che avrebbe influenzato la vita e le scelte di tutti i suoi componenti.

A 23 anni, nel 1845, incontrò a Firenze il generale Giuseppe La Masa e fu fin da subito un grande amore. Tra il 1847 e il 1848 La Masa animò la rivoluzione a Palermo contro lo stato borbonico, per poi combattere in Veneto e a Roma durante la prima Guerra di Indipendenza.

Per i Bevilacqua i danni della guerra furono ingenti e a questo si aggiunse il prestito imposto dall’Austria, di 200mila lire austriache. La situazione finanziaria fu sempre più critica e quando nel 1849 morì anche la madre, tutto ricadde sulle spalle di Felicita. La sua volontà combattiva la portò a resistere e quando, nel 1866, Venezia e il Veneto entrarono a far parte dello Stato italiano, negoziò un prestito nazionale garantito a fronte dei suoi meriti patriottici.

Alla fine del 1858, dopo oltre tredici anni dal loro primo incontro, Felicita e Giuseppe La Masa si sposarono. Nel 1860 La Masa partecipò alla spedizione dei Mille in Sicilia e la coppia viaggiò tra il castello di Bevilacqua, Verona, Venezia e Roma.

Nel 1881 il generale morì e le vicende finanziarie del patrimonio di Felicita subirono nuovi violenti contraccolpi. Felicita trascorse gli ultimi anni a Ca’ Pesaro. Morì a Venezia il 28 gennaio 1899. Per sua volontà sua erede universale fu l’Opera Pia Bevilacqua La Masa, oggi Fondazione, che ancora oggi promuove, aiuta e forma i giovani artisti.

Renato Salvetti
Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come assessore e sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune ed è autore di pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.