La sonese Karma on the Road. Quando la speranza cammina su robuste protesi (per chi non può permettersele)

C’è un gran bisogno di sentire parlare di positività. Assuefatti come siamo alle notizie di cronaca che narrano di guerre, problemi geopolitici internazionali, frivole diatribe di politica nazionale e locale, cronaca nera, pseudo truffe legate alla solidarietà e molto altro siamo portati a seguire l’onda e ad adattarci a forme di pensiero che vedono il bicchiere sempre mezzo vuoto più che mezzo pieno.

Parafrasando un film cult dei primi anni ’80, La Storia Infinita, è come se piano piano la voglia di vivere, la positività e la propositività venissero attaccate quotidianamente da un nemico mortale che si chiama “ll nulla”, rappresentato da situazioni e forme di pensiero che alimentano la negatività.

Però in realtà di situazioni e storie belle di cui parlare ce ne sono per fortuna tante nelle nostre comunità. Sono storie di vita che parlano di forza, coraggio, umanità, bene comune, esempi che ispirano.

Tra queste possiamo annoverare la sonese Karma on The Road, un’associazione di promozione sociale, ora ente del Terzo Settore, nata nel 2020. Di questa concreta e vulcanica realtà ne abbiamo parlato con i due fondatori, Luca Falcon e Giulia Trabucco (nella foto sopra in moto in Africa), presso la sede dell’Azienda Abitareè Group di Bussolengo che ci ospita per questa intervista.

Abitareè è un’azienda commerciale di serramenti e outdoor e, per scelta del suo titolare Massimo Stella, è sponsor sostenitore di Karma on the Road.

L’incontro di Massimo con il mondo del volontariato nasce dalla sua esperienza diretta nell’associazione OSM (Open Source Management) e, all’interno della stessa, con la no-profit Imprenditore Non Sei Solo. Ne fanno parte circa duecento volontari imprenditori che aiutano circa seicento imprenditori colleghi l’anno nelle difficoltà che incontrano nella gestione delle proprie aziende.

La genesi di Karma on the Road è da riportare ad un grave problema di salute in cui è incorso Luca nel 2016. “Il 4 di agosto di quell’anno – ci racconta – stavo tornando dal lavoro e una macchina, invadendo la mia carreggiata, mi ha preso in pieno sul lato sinistro. Rompendo tutto ciò che era possibile rompere. A quel grave incidente seguirono un anno immobile a letto, due anni di fisioterapie e quarantatré interventi chirurgici”.

Mi impressiona la serenità di Luca nel raccontare un fatto così drammatico. Lo fa con una lucidità e nello stesso tempo una tranquillità che mi colpiscono. Con il pensiero è decisamente oltre, verso qualcosa che gli riempie il cuore portandolo via dal suo dolore. Si capisce dalle sue parole e dallo sguardo della moglie Giulia che è vicino a lui che lo segue nel suo racconto con i suoi occhi azzurro intenso che luccicano.

Nel 2019 i medici, preso atto che non era possibile fare niente per salvare la gamba sinistra, decisero che dovesse essere amputata. Iniziò così la mia vita da persona amputata. O meglio: iniziò la mia nuova vita”.

La passione per la moto però, nonostante tutto, è fortemente ancorata nell’animo di Luca. “Quando ero in ospedale viaggiavo con la fantasia sulla mia moto. Mi rivedevo in sella a fare viaggi con mia moglie. Questo non rimanere ancorato al fatto grave e immaginarmi ancora nella veste di motor ryder mi ha dato lo stimolo ad avere speranza e a riflettere molto sul senso della vita”.

È stato così che Luca, grazie alla riabilitazione motoria e soprattutto alla tenacia di chi ha un obiettivo da raggiungere, è potuto risalire sulla moto e tornare a viaggiare assieme a Giulia.

Colgo un passaggio dalla pagina del loro sito che riassume il senso di questa rinascita: “Perché la moto? Perché un viaggio in moto ti mette in contatto con il mondo e ti dà un forte senso di libertà. La strada, il caldo, il freddo, la pioggia, li senti addosso, ti entrano nelle ossa e ne fanno un’esperienza davvero autentica. E quando sei sull’orlo del baratro, le cose reali sono le uniche che contano”

“Dopo un po’ di tempo – prosegue Luca nel suo racconto – abbiamo maturato la consapevolezza che il viaggiare fine a sé stesso ci dava sì soddisfazione ma mancava qualcosa: il trasmettere un messaggio di speranza a chi ha avuto la mia stessa sorte. Per cui, dopo essere entrati in contatto con l’organizzazione LEGS4AFRICA, abbiamo intrapreso nel 2020 un viaggio a Dakar, capitale del Senegal, per visitare un loro centro. Lì volevamo incontrare persone amputate come me in un contesto decisamente meno strutturato e organizzato rispetto a quello che abbiamo in Italia, sostenendo contemporaneamente una raccolta fondi della stessa organizzazione. Grazie a questa raccolta fondi sono state inviate in Africa 200 protesi”.

LEGS4AFRICA (letteralmente legs for Africa) è una organizzazione no-profit con sede a Bristol in Inghilterra. La mission, specificata sul loro sito, è “Aiutare gli amputati a vivere in modo indipendente, attraverso la fornitura di protesi alle gambe e la riabilitazione fisica ed emotiva” con una vision specifica di “riabilitazione accessibile per gli amputati in tutta l’Africa”. Con un obiettivo di azione molto significativo: per sposare appieno la necessità planetaria di essere il più possibile ad impatto zero dal punto di vista dell’inquinamento, LEGS4AFRICA si occupa di ritiro e riciclo di protesi usate ancora in buono stato tali da poter essere destinate a chi ne ha bisogno, in particolare a chi non si può permettere una protesi. Da cui la scelta di un campo di azione privilegiato in Africa.

Visti i risultati di questa prima raccolta fondi – racconta Giulia – abbiamo deciso che questa era la strada giusta da intraprendere per le nostre forti motivazioni di essere di aiuto alle persone amputate. Approfondendo con LEG4AFRICA abbiamo visto che sono attivi in diversi paesi con la raccolta delle protesi usate, ma non in Italia. Per cui li c’era spazio per dare il nostro contributo concreto. Abbiamo quindi fondato l’associazione ‘Karma on the road’ che raccoglie in sé una filosofia: seminare il bene lungo la strada”.

L’Italia fa parte di quei Paesi sviluppati e strutturati per gestire le esigenze dei pazienti amputati. Il tutto è regolato da un Nomenclatore Nazionale che stabilisce quali sono i costi delle protesi a carico del Sistema Sanitario Nazionale. La produzione delle stesse viene fatta in centri ortopedici appositi che saranno poi pagati dalle ULSS territoriali. Una volta fatta la protesi e adattata alle misure del paziente, diventa a tutti gli effetti di proprietà del paziente. Quello che è su misura in realtà è l’invaso, cioè la parte destinata a contenere il moncone.

Una protesi può diventare non più usabile per vari motivi: nel paziente bambino o adolescente che fisiologicamente cresce, con l’avanzare dell’età e il restringersi di muscolatura e tessuto adiposo, per decesso della persona. Ogni 4/5 anni il SSN sostituisce le protesi. Quelle non più usate non possono essere riconferite al produttore, che non le può prendere in carico, e quindi o vengono buttate o finiscono dimenticate in una soffitta. Se sono in buono stato e la sola manutenzione da fare è rifare l’invaso a misura di un altro possibile fruitore, immaginate quale spreco sia non dare una nuova vita a strumenti così essenziali.

Luca – prosegue Giulia – ha acquisito una consapevolezza del suo stato tale da trasformarla in un’ispirazione per altri. Ci siamo detti che il suo caso doveva diventare un esempio per altre persone amputate: la paura del futuro, le difficoltà quotidiane, il dolore anche fisico oltre che emotivo si possono trasformare in energia vitale”.

La dirompente energia di Karma on the Road ha ormai travalicato il confine di essere solo punto di riferimento in Italia per LEGS4AFRICA. “Abbiamo aperto uno sportello di ascolto per persone amputate. Andiamo nelle scuole a parlare di disabilità ai bambini e ai ragazzi, parliamo di sicurezza stradale. Facciamo eventi motivazionali nelle aziende. Abbiamo collaborazioni estese con associazioni di moto biker e di ciclisti”.   

Nel loro sito, nell’area Progetti Solidali, sono elencate varie attività ed eventi organizzati dall’associazione. Spicca tra queste il ricicloviaggio, un viaggio in bici con Luca in sella con partenza da Verona a settembre 2021 della durata di dieci settimane e duemila chilometri percorsi.

Durante il viaggio, appoggiato logisticamente da un camper, sono state raccolte centocinquanta protesi. Un signore, amputato all’età di sedici anni che ha superato la soglia dei cinquanta, ne ha donate ben sette! In tre anni di attività di Karma on The Road sono più di cinquecento le protesi raccolte poi conferite a LEGS4AFRICA con destinazione principale un loro centro in Ghana.

Proprio il centro in Ghana è stata la meta di un viaggio in moto recente. Partenza 11 novembre scorso con arrivo al centro alla vigilia di Natale per poi ritornare in Italia il 29 dicembre. Un viaggio con arrivo a Tangeri in Marocco dopo la partenza dall’Italia e poi giù attraverso la Mauritania, il Senegal, il Gambia, la Guinea, la Costa d’Avorio per arrivare in Ghana presso l’Orthopedic Training Center di Nsawan a poco meno di quaranta chilometri da Accra, la capitale dello stato.

Le necessità di protesi in questi paesi sono le più disparate anche in termini di età, così come le cause che provocano le amputazioni: malformazioni alla nascita, ferite non curate, incidenti sul lavoro, mine antiuomo in alcuni paesi e, con numeri crescenti, a causa del diabete.

Tra i momenti da ricordare il passaggio da un centro ortopedico in Gambia sostenuto da LEGS4AFRICA con dei workshops tecnici legati alla gestione delle protesi. Vengono formati in loco protesisti: Un anno fa in tutto in Gambia era presente un solo protesista, ora sono tre. Sono persone che potrebbero andare a lavorare ovunque e invece rimangono per aiutare il loro paese di origine.

Nel centro di Nsawan i pazienti sono ospitati durante il periodo di adattamento della protesi e rieducazione al movimento. Molti di loro sono bambini disabili, anche orfani, con storie devastanti alle spalle. “Il Natale – ricordano Giulia e Luca con un filo di voce rotto dall’emozione – lo abbiamo trascorso con i bambini orfani che non avevano una famiglia a cui tornare. È stata un’emozione indescrivibile!”.

Il viaggio è stato immortalato da una troupe che, a bordo di un fuoristrada, ha filmato l’esperienza. Il fuoristrada è stato poi donato al centro. Il prodotto di questa registrazione diventerà un film che uscirà la prossima estate nell’ambito del circuito dei Film Festival.

Chiedo a Luca di ritornare per un istante a otto anni prima, al quel 4 agosto 2016. “Questo pensiero – ci racconta con gli occhi che brillano – mi è arrivato in Guinea su una strada sterrata ad alta difficoltà di percorrenza. Mi sono rivisto in quel letto di ospedale a fantasticare sui viaggi in moto. E mi sono detto: sei qua! Ho abbracciato mia moglie e mi sono dato una pacca sulle spalle…”.

Ho poi chiesto ad entrambi quali progetti ha in serbo per il futuro Karma On The Road. “Attendiamo con crescente emozione l’uscita del film – ci dicono –. Ci aspettiamo possa essere un momento di spinta totale per il nostro progetto in Italia. Vogliamo fa capire che dietro non ci possono essere solo due matti come noi a portare avanti un progetto così ampio. Serve una rete tra cittadini, volontari, operatori, amministrazioni, USL, istituzioni scolastiche e sportive, aziende del settore, associazioni di categoria e sponsor per lanciare definitivamente il riciclo delle protesi”.

“Per quanto riguarda i nostri progetti di vita – prosegue Luca – a settembre 2024 mi iscriverò all’Università per intraprendere gli studi di tecnico protesista”. “Per quanto riguarda me – aggiunge Giulia – l’anno scorso ho iniziato un percorso di studio in una scuola di Counseling e quest’anno diventerò una counselor. Una sorta di approccio a 4 mani e a 360 gradi verso la disabilità con la ricostruzione sia fisica che mentale del paziente”.    

“La loro storia mi è piaciuta un sacco – ci dice Massimo Stella, titolare di Abitareè e sponsor di Karma On The Road– perché parla di riscatto. Una delle caratteristiche meno nobili di noi italiani è la lamentela costante e quando accade qualcosa tendiamo ad abbatterci. Mia moglie è insegnante e lavora con gli adolescenti. Di fronte a loro, ragazzi con alle spalle storie pesanti, vedono solo un tunnel rappresentato da un buco nero. Se sentono il racconto di Luca capiscono che c’è chi è entrato in un tunnel buio tanto quanto il loro o forse anche di più del loro. E quindi possono capire che alla fine del tunnel c’è la luce”.

Karma On the Road ha un sito ricco di informazioni ed è presente sui canali social. È possibile sostenerli con delle donazioni (pagina “sostienici” del sito). Il sostegno più bello che si possa fare è diffondere la loro mission: il riciclo di protesi usate.

Con vissuti vivi e concreti come quelli di Luca e Giulia Il Nulla non può avere il sopravvento. La Storia Infinita si nutre di entusiasmo, di coraggio, di pensiero positivo libero e visionario, di tenacia, di amicizie, di affetti, di sensibilità umane, di solidarietà, di mutuo aiuto e di molto altro.

Mi è capitato di vedere recentemente al cinema il film One Life che racconta della straordinaria vicenda umana dell’inglese Sir Nicholas Winton che nel 1938 ha salvato, in Cecoslovacchia, 669 bambini ebrei dalle persecuzioni naziste. Un riassunto vissuto dei più alti valori umani. Una storia di riscatto per il genere umano.

La Storia Infinita per definizione non ha fine e si dipana in ogni epoca storica. Sta a noi alimentarla volgendo lo sguardo, l’attenzione e l’azione dalla parte giusta. Affinché non finisca mai.

Alfredo Cottini
Sono nato a Bussolengo l'8 ottobre 1966. Risiedo a Lugagnano sin dalla nascita, ho un figlio. Sono libero professionista nel settore della consulenza informatica. Il volontariato è la mia passione. Faccio parte da 30 anni nell'associazione Servizio Operativo Sanitario, di cui sono stato presidente e vicepresidente. Per diversi anni sono stato consigliere della Pro Loco di Sona. Amo il mio cappello da Alpino per quello che rappresenta. Ritengo che la solidarietà, insita nell’opera del volontario, sia un valore che vale la pena vivere ed agire. Si riceve più di quello che si dà. Considero la cooperazione tra le organizzazioni di volontariato di un territorio uno strumento utile per amplificare il valore dei servizi, erogati da ognuna di esse, al cittadino