La solitudine di un Sindaco

Lucio Anneo Seneca, uno che della materia se ne intendeva considerato che fu anche tutore e precettore dell’imperatore Nerone, scriveva che la prima arte che devono imparare quelli che aspirano al potere è di essere capaci di sopportare. Sopportare cosa? Tutto, compreso l’odio.

Quando Seneca scrisse quelle parole le vicende erano ben differenti, ma è certo che quell’antico ragionamento calza a pennello, oggi, ai nostri Sindaci

Non esiste, infatti, nella nostra vita pubblica una figura più esposta e, al contempo, più impotente di un Sindaco.

Certo, oggi la sconsiderata rabbia dilagante non risparmia nessuna categoria, dai medici ai parlamentari, dai giornalisti ai preti, dagli scienziati agli insegnanti. Ma almeno per alcuni vi è un qualche baluardo corporativo, per altri vi è la forza di una professione. I Sindaci no. I Sindaci sono sempre in primo piano, sempre sulla barricata (o sul rogo), immancabilmente soli ed accerchiati.

Eppure, nelle grandi città come nei piccoli Comuni di provincia, sono sempre (e spesso solo) i Sindaci a metterci la faccia. Sono sempre (e spesso solo) i Sindaci a farsi carico di responsabilità proprie e anche di altri. Sono sempre (e spesso solo) i Sindaci a restare con la pagliuzza corta in mano, di fronte al fuggi fuggi dal proprio ruolo di enti, autorità, commissioni, province, regioni, ministeri.

Quando rimani ultimo baluardo sul territorio, e questo sono i Comuni, hai poche scelte. Tieni la posizione, comunque e nonostante tutto. Un’altra strada non è concessa. Lavori ogni giorno, fai il tuo meglio, tenti di mettere toppe e di legare corde per tenere assieme ciò che invece sembra andare irrimediabilmente a rotoli.

E’ una realtà evidente, che a nessuno non può che essere meno che chiarissima. Ci sono problemi sociali gravi sul territorio? Si va dal Sindaco. Qualcuno compie un reato? Si interpella il Sindaco. C’è il rischio di un disastro ambientale? La palla passa al Sindaco. Manca l’acqua? Scriviamo al Sindaco. E così via all’infinto, sia per quanto è realmente di sua competenza che anche e soprattutto per tutto ciò che sarebbe (condizionale d’obbligo) decisamente competenza d’altri. Senza renderci conto, tra l’altro, di quanto siano limitati i poteri reali di un Sindaco oggi in Italia.

E per assurdo a fronte di tanto impegno, che spesso non conosce orari o sosta, è proprio il Sindaco il primo e spesso l’unico destinatario di qualsiasi malumore. E per averne piena coscienza basta, ad esempio, farsi un giro sulle onnipresenti pagine social, anche a Sona.

I motivi di questo fenomeno sono profondi, ma in fondo molto semplici. Proprio per il loro esserci sempre, proprio per il fatto di metterci sempre la faccia, i Sindaci rappresentano il bersaglio grosso, quello facile da colpire, quello su cui è semplice sparare. Il Sindaco me lo trovo sempre qui, nella casa accanto, in piazza, in Municipio. Posso parlargli e posso manifestargli il mio pensiero viso a viso. E questo, in tempi di barbarie, invece di rafforzare il ruolo dei Primi Cittadini lo indebolisce. Li rende responsabili unici di qualsiasi situazione venga percepita come negativa.

Ci sentiamo di dire che invece va riscoperta un’alleanza tra comunità e Sindaci, i cittadini devono tornare a riconoscersi pienamente nei loro Primi Cittadini. E non perché non sbaglino, perché sbagliano (come tutti, a dire il vero). Non perché siano infallibili, anzi. Non perché davanti al potere ci si toglie il cappello. Tutt’altro. Ma perché solo ripartendo dal rapporto forte tra Sindaco e territorio, tra Sindaco e comunità, possiamo cominciare a ricucire quel tessuto sociale che sembrerebbe irrimediabilmente strappato e che invece, anche a Sona, dimostra di avere sintomi di ripresa da coltivare.

Serve stare vicini, come comunità, ai nostri Sindaci, al nostro Sindaco di Sona. Che non significa non criticarli e che non significa non far notare quando sbagliano. Ma ciò di cui vi necessità è sentirsi, Sindaco e cittadini, dalla stessa parte della barricata, agli stessi remi, sulla stessa strada. In un rapporto anche critico ma solidale nei fini e negli obbiettivi.

Gabriel Garcia Marquez in quel capolavoro fuori dal tempo che è “Cent’anni di solitudine” scrive che “il colonnello Aureliano Buendía smarrito nella solitudine del suo immenso potere, cominciò a perdere la rotta”. Ecco, il rischio di questi anni taglienti è proprio quello che i nostri Sindaci, abbandonati a loro stessi, perdano definitivamente la rotta. E’ questo che vogliamo come singoli cittadini e come comunità?

Mario Salvetti

About Mario Salvetti

Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto.

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