La solidarietà è stupenda, ma va coordinata. Riflessioni sul terremoto e sulla corsa a donare

Sto vedendo nascere una marea di iniziative spontanee a favore delle zone terremotate. Un “fiume in piena” di buona volontà e di voglia di sentirsi utili e partecipi al dolore di queste persone.

Sto vedendo però nascere, al contempo, anche un problema: la disorganizzazione e l’azione-non-coordinata, con il rischio di mettere in campo iniziative non necessarie e inutili. Addirittura in alcuni casi potenzialmente dannose.

Soprattutto per quanto riguarda i beni di prima necessità, cibo o vestiario che siano. La macchina della Protezione Civile Nazionale è strutturata e ben oliata da decenni di sismi accaduti nel nostro paese. Aldilà del facile qualunquismo italico, che è tutto un caos e che le cose non funzionano, ecc, ecc – leggenda metropolitana per altro smentita dai fatti – bisogna fermare un attimo la macchina della solidarietà spontanea e riflettere.

Va dato il tempo alle strutture nazionali di organizzarsi, verificare cosa realmente serve, impiantare campi di accoglienza, fare una cernita delle necessità. Loro sono preposti a questo e dispongono di strutture, mezzi, presidi e beni di prima necessità di prim’ordine. Tempo qualche giorno di assestamento e verranno alla luce le reali esigenze delle popolazioni terremotate e solo in quel momento sarà auspicabile che il “moto popolare della solidarietà” si metta in campo. A ragion veduta e con cognizione di causa, in maniera mirata e non caotica, coordinata con gli enti preposti, a livello di rete tra Comuni, enti e aziende e non ognuno per sé.

Dai notiziari si apprende delle difficoltà viarie e logistiche dei luoghi terremotati. Posti già di per sé complicati come accessibilità ed inerpicati sugli appennini. Proviamo ad immaginare che caos può creare una colonna di container di cose che magari non servono in questo momento inviate in posti dove non c’è spazio nemmeno per i presidi indispensabili.

Ben venga l’idea che lancia oggi Monia Cimichella (LEGGI L’ARTICOLO) che propone l’attivazione di una rete di solidarietà sulla sostenibilità: acquisto di prodotti tipici o di un CD di una cantante che si presta in prima persona con beni propri, tanto per fare un esempio. E’ necessario orientarsi su prospettive più di lungo termine.

Mi sento di poter affermare che, per la prima necessità di questi giorni di assoluta emergenza, dobbiamo avere grande fiducia in quello che gli apparati statali possono fare con la loro organizzazione e sul fatto che i cittadini di marchigiani e umbri non sono lasciati a sè stessi. Perchè, da questo punto di vista e per mia esperienza diretta, né all’Aquila né in Emilia i cittadini sono stati lasciati allo sbando nei primi momenti dopo il terremoto.

Pur mantenendo alta l’attenzione su possibili esigenze nell’immediato verso le quali direzionare iniziative spontanee, orientiamo la nostra solidarietà soprattutto al dopo, quando ci sarà da ricostruire. E lì che la buona volontà e la partecipazione collettiva possono fare la differenza. Perché è in quella fase, spesso, che il cittadino terremotato o evacuato rischia di trovarsi più abbandonato.

Alfredo Cottini
Sono nato a Bussolengo l'8 ottobre 1966. Risiedo a Lugagnano sin dalla nascita, ho un figlio. Sono libero professionista nel settore della consulenza informatica. Il volontariato è la mia passione. Faccio parte da 30 anni nell'associazione Servizio Operativo Sanitario, di cui sono stato presidente e vicepresidente. Per diversi anni sono stato consigliere della Pro Loco di Sona. Amo il mio cappello da Alpino per quello che rappresenta. Ritengo che la solidarietà, insita nell’opera del volontario, sia un valore che vale la pena vivere ed agire. Si riceve più di quello che si dà. Considero la cooperazione tra le organizzazioni di volontariato di un territorio uno strumento utile per amplificare il valore dei servizi, erogati da ognuna di esse, al cittadino