“La situazione in Argentina è drammatica”. Il vescovo di Quilmes ha incontrato la comunità di Lugagnano

Carlos José Tissera, 72 anni, è vescovo della diocesi di Quilmes dal 2011. La diocesi comprende tre distretti della provincia di Buenos Aires: oltre a Quilmes, Berazategui e Florencio Varela con un milione e 463mila abitanti. Si estende su un territorio di 503 chilometri quadrati ed è suddivisa in 80 parrocchie. I sacerdoti sono 98, 73 dei quali diocesani e 110 i diaconi permanenti. I seminaristi sono quattro.

Monsignor Tissera è presidente di Caritas Argentina dal 2021 e copresidente del Movimento ecumenico per i diritti umani. Il vescovo argentino, che nel suo viaggio in Italia è anche stato ricevuto in udienza da papa Francesco, negli scorsi giorni ha incontrato la comunità di Lugagnano.

La messa (nelle foto di Gaetano Fattori) è stata concelebrata da don Eros Zardini, attualmente missionario nella diocesi di Quilmes, e da don Giovanni Bendinelli, rientrato in Italia dopo 50 anni di missione in Argentina, Uruguay e Cuba e ora parroco a San Giorgio in Salici. Entrambi i sacerdoti sono nativi di Lugagnano. Presente anche il parroco di Lugagnano mons. Giovanni Ottaviani.

Al termine della celebrazione del 31 gennaio, che è stata anche impreziosita dalle cante del Coro Amici della Baita di Lugagnano, il vescovo di Quilmes, monsignor Tissera, ha dialogato con i presenti, rispondendo alle domande sulla situazione sociale ed ecclesiale in Argentina. Ecco le sue risposte.

Vescovo, qual è la situazione economica in cui versa l’Argentina?
Peggiora di giorno in giorno. L’inflazione nel 2023 è stata del 211,4%, a dicembre ha raggiunto il 30% a causa dell’aumento generalizzato di alcuni servizi, della svalutazione del peso di più del 50%, del crescente debito pubblico. Il 20 dicembre il neopresidente Javier Milei ha annunciato una grande campagna di liberalizzazione dell’economia argentina firmando nuovi decreti che regolamentano le privatizzazioni e il diritto al lavoro. La società civile non ha tardato a farsi sentire con scioperi e manifestazioni in diverse piazze del paese contro le misure di austerità imposte dal presidente. La forbice tra ricchi è poveri si allarga sempre di più.

Quali sono i motivi che hanno contribuito all’ascesa del nuovo presidente?
Il presidente ultraliberista Javier Milei ha captato la rabbia soprattutto dei giovani, la disperazione e il disagio causato dal lungo isolamento a causa del covid, il malcontento verso i governi precedenti e ne ha fatto il suo cavallo di battaglia. Pur avendo vinto al ballottaggio con il 56% dei voti, tuttavia, in parlamento il suo partito è in minoranza.

La Chiesa argentina come si inserisce in questo contesto sociale e politico?
Ha abbracciato il pensiero di Papa Francesco che ci invita a tener conto e ad accogliere, nella sua azione pastorale, la situazione concreta delle persone. E’ la “Teologia della cultura” o “Teologia del Popolo”, sviluppatasi in Argentina dopo la Conferenza dell’episcopato latinoamericano di Medellin. Figlia della “Teologia della Liberazione”, a differenza di questa, tuttavia, non si avvale della lettura marxista della realtà sociale, riportando al centro il popolo, inserito in un contesto storico, sociale e umano dove le diverse culture non sono un limite ma una ricchezza. La Chiesa di Francesco è inviata verso le periferie umane ed esistenziali, facendo dell’opzione per gli esclusi il punto di partenza.

Don Eros Zardini ci ha detto che le piace molto la musica e suonare la chitarra. In molte occasioni di incontro con i suoi fedeli non si sottrae a suonare e far ballare la gente.
Certo, perché anche la musica è un’espressione della cultura. Parlando di Argentina si pensa subito al tango ma non è il solo genere musicale. L’Argentina è un crogiuolo di culture. Si pensi alle migrazioni italiana di fine Ottocento e primi Novecento. Ci sono tantissimi discendenti di europei, africani, popoli vicino alla cultura andina. Ognuno di questi popoli ha arricchito la musica argentina. È una musica che parla di gioia e di tristezza, dei problemi della gente, del rapporto dell’uomo con la natura e con la dimensione spirituale. Nei momenti di preghiera ma anche di festa non può mancare.

È venuto in Italia per incontrare il Papa ma anche il nostro Vescovo Domenico.
Sì, sono molto grato alla Diocesi di Verona per i sacerdoti che ha donato in questi anni alla Chiesa argentina: don Roberto Zardini e ora suo fratello don Eros, don Paolo Bacilieri, don Giovanni Bendinelli, don Francesco Ballarini, don Giulio Battistella. Auguro a tutti voi della Chiesa di Verona di mantenere vivo lo spirito missionario che vi ha sempre caratterizzato.

Durante un successivo incontro nella sala Acutis della parrocchia di Lugagnano, è stato don Eros Zardini a portare la propria testimonianza sulla gravissima situazione sociale del Paese latinoamericano in cui il suo ministero da ormai 12 anni. La povertà dilagante, i diritti essenziali, in primo luogo quello alla salute, non garantiti in maniera dignitosa. Dramma che tocca con mano durante le quotidiane visite all’ospedale civile di Quilmes di cui è cappellano.

Ricordando, poi, i tantissimi immigrati italiani in Argentina e le enormi difficoltà che hanno dovuto superare, don Eros si è appellato alla solidarietà nei confronti di chi lascia la propria terra per fuggire dalla fame, dalla guerra e dalle ingiustizie. E, infine, nel sottolineare la necessità di vivere la “missionarietà” ognuno nel luogo in cui vive e lavora, per renderlo più umano, ha lanciato una proposta alla comunità, in particolare al gruppo del Canto della Stella che ogni anno, in occasione del Natale, raccoglie fondi per i missionari del paese.

La proposta è finanziare un viaggio in Argentina, da don Eros, di alcuni giovani affinché possano immergersi nella realtà di quel Paese. “Un’esperienzaassicura don Erosche sarà senz’altro di grande arricchimento dal punto di vista umano e cristiano, per loro e per tutta la comunità”.

La Redazione
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