La sfida della pandemia come occasione per riscoprire le origini dell’attività scout

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Nei silenziosi sabati dei mesi di gennaio e febbraio, sguarniti dalle persone che passano i fine settimana godendosi il nostro territorio, in alcune località del Comune di Sona si è potuto udire un concitato schiamazzare.

Si sa, questo non è un periodo facile per nessuno, e anche le attività educative e sportive hanno dovuto trovare nuovi mezzi per perseguire la propria missione. Così anche i capi dei Reparti San Marco e La Fenice del gruppo scout Lugagnano 1 hanno dovuto cogliere il guanto di sfida e adattarsi, rendendo onore al motto estote parati (“state pronti”) che con tanto impegno cercano di trasmettere ai ragazzi.

La struttura organizzativa tipica del Reparto (che, ricordiamo, raccoglie ragazzi che frequentano dalla prima media alla seconda superiore), è venuta incontro, dato che prevede che i ragazzi siano divisi in nuclei di massimo 8 persone, le squadriglie.

Facile quindi dividere i grandi numeri del Reparto (che tra maschile e femminile a Lugagnano superano le 50 unità) in piccole squadre d’azione di due squadriglie, per poter rispettare le norme sicurezza che consigliano di riunirsi in piccoli gruppi controllati che non vengano in contatto.

Le attività erano legittimate dall’ordinanza regionale 169 del 18 dicembre 20, punto 7, che ha permesso non solo lo svolgersi dell’attività scout, ma anche lo spostamento tra Comuni richiesto ad alcuni genitori per poter portare i propri ragazzi.

Così organizzati si sono poi sparsi in località interne al Comune di Sona, in cui si sono svolte attività all’aperto, nel pieno rispetto delle regole, ma che sono state mirate a riportare alla luce le attività tipiche e distintive dello scoutismo pre-pandemia. 

Un gruppo si è cimentato nella pionieristica, in cui si utilizzano pali e cordini per costruire semplici strutture come tavoli e cucine fino a progetti più ambiziosi come può essere una sopraelevata con tanto di tenda; altri si sono cimentati nell’accensione del fuoco e nella cucina nello stile trappeur, ovvero con spiedi esposti al calore delle braci.

Altri ancora, durante una piacevole passeggiata nei dintorni di Corte Guastalla, hanno avuto modo di rispolverare concetti di topografia e segnalazione; infine, l’ultimo gruppo ha avuto modo di cimentarsi nelle classiche forme di intrattenimento scout, che spaziano dalle divertenti scenette ai canti intorno al fuoco.

I gruppi poi hanno avuto modo di ruotare ogni due settimane in modo che tutti potessero sperimentare le varie attività. 

Il dolore alle mani per aver teso troppo il cordino per stringere una legatura per tenere insieme la struttura, il profumo della carne che cuoce sulle braci, l’attesa che l’ago della bussola smetta di girare, il brivido di cantare tutti insieme intorno al fuoco, tutti questi dettagli e sapori che la situazione attuale aveva fatto scordare, i capi reparto sono riusciti a ritrasmetterli ai ragazzi, nella speranza di dare la giusta carica per affrontare la non facile seconda parte dell’anno.

Con l’allentamento delle misure a febbraio gli scout di Lugagnano inoltre riusciti a portare a termine anche il percorso delle Promesse, che determinano l’ingresso ufficiale dei nuovi membri nel Reparto, e che sono sempre un momento molto sentito che si temava di non poter sperimentare prima dell’estate.

Il prossimo periodo sarà caratterizzato dalle “Imprese”, ovvero dei progetti che i singolo scout porteranno avanti autonomamente, come ad esempio la ricostruzione di una cassa di squadriglia.

Purtroppo, uno dei prerequisiti per permettere ai ragazzi di realizzare questi ambiziosi progetti erano gli autofinanziamenti, resi difficili in questo periodo.

Per questo gli scout di Lugagnano si rivolgono anche a voi lettori: se aveste qualche lavoro su cui non riuscite a mettere mano da tempo, magari che faccia stare i ragazzi all’aperto, l’ambiente per loro più sicuro, non esitate a contattare il gruppo!

Ai ragazzi piace sporcarsi le mani e, sempre collegati a computer e cellulari per poter mantenere un barlume di socialità (per non parlare dell’impegno scolastico in DAD), non vedono l’ora di potersi mettere al servizio di qualcuno per poter poi realizzare ciò che si sono prefissati.

La continuazione delle attività, nonostante e in accordo con restrizioni e protocolli, è possibile ed è fondamentale.