“La scuola ha bisogno di apertura al cambiamento e disponibilità”. Le parole della vicepreside Maria Cristina Lestingi sulla soglia della pensione

Il 30 aprile scorso ho avuto l’opportunità di intervistare la vicepreside del Liceo Enrico Medi, professoressa Maria Cristina Lestingi. L’incontro si è svolto nel suo ufficio, in un clima disteso e cordiale. Attraverso undici domande, ho cercato di ripercorrere insieme a lei il suo percorso scolastico e professionale, le motivazioni che l’hanno spinta a intraprendere la carriera di insegnante, le sfide affrontate come vicepreside, i ricordi più significativi e i progetti futuri, in vista del suo prossimo pensionamento.

Ne è emerso un ritratto autentico e ispirante, di una persona che ha dedicato gran parte della sua vita alla scuola con passione, dedizione e sensibilità.

Cosa l’ha spinta a intraprendere la carriera scolastica e, in particolare, a diventare vicepreside?
Hai detto bene: “che cosa mi è passata per la testa?”. Già da piccola, sicuramente dalla scuola superiore, sapevo di voler insegnare. Per questo ho scelto l’istituto magistrale: era una certezza, anche nel caso non fossi riuscita a finire l’università. Poi ho seguito anche la mia passione per le lingue e alla fine ho insegnato proprio lingue. Diventare vicepreside, invece, è successo quasi per caso. Probabilmente sono state riconosciute in me buone capacità organizzative e relazionali, qualità fondamentali per questo ruolo. Ho iniziato affiancando la vicepreside di allora, la professoressa Mariangela Icarelli, da cui ho imparato moltissimo. Quando lei è stata trasferita, il dirigente ha chiesto a me di sostituirla. E sono qui, ormai da 15 anni.

Come si è sentita durante i suoi primi giorni di scuola, prima da studentessa e poi da vicepreside?
Il primo giorno di elementari è un po’ lontano nei ricordi, ma posso dire che ho sempre amato la scuola, da studentessa, insegnante e ora anche da vicepreside. Certo, da studentessa c’era una tensione diversa: la voglia di fare bene. Da vicepreside, invece, le responsabilità sono molte di più. Non solo organizzazione, ma anche attenzione costante verso gli studenti e le loro difficoltà. Ora non ho più una classe, ma ho milleduecento studenti da seguire.

Qual è il ricordo più significativo del suo periodo da insegnante?
Domanda difficile, ce ne sono tanti. Ma direi che il periodo al liceo linguistico è stato speciale: con le colleghe Ballerini e Mazzotta abbiamo fatto crescere quell’indirizzo. Ricordo con piacere gli scambi, gli stage, i progetti. Un altro momento importante è stato l’avvio del Cambridge, in cui ho collaborato con la professoressa Corbellari.

Qual è stata la sfida più grande della sua carriera?
Come vicepreside, sicuramente gestire i passaggi tra diversi dirigenti scolastici. Come insegnante, affrontare ogni giorno le lezioni con serenità, anche nei momenti personali più difficili. Entrare in classe con il sorriso era per me un impegno.

C’è qualcosa che avrebbe voluto fare diversamente?
Probabilmente avrei potuto continuare a tenere almeno una classe. Mi sarebbe piaciuto, anche se il tempo era poco. Ma sì, quella è una scelta che oggi rivaluterei.

Quali sono i valori fondamentali che cerca di trasmettere?
Sicuramente onestà, inclusività, disponibilità, e la capacità di mantenere buone relazioni. Sono valori in cui credo profondamente, con studenti e colleghi.

Il ricordo più bello e cosa le mancherà di più?
Tantissimi bei ricordi, soprattutto gli stage con le classi, le feste di indirizzo, i momenti di condivisione e allegria. Ma ciò che mi mancherà di più saranno gli studenti e il rapporto umano con loro. Anche quando venivano nel mio ufficio con dei problemi: lo chiamavo “il confessionale”, ma erano momenti significativi.

Cosa significa per lei essere vicepreside?
Vuol dire assumersi una grande responsabilità, cercare di far funzionare tutto al meglio, creare un ambiente sereno per studenti e docenti. Il benessere scolastico è la mia priorità.

Quali sono i suoi hobby?
Negli ultimi anni non ho avuto molto tempo, ma amo leggere, passeggiare all’aria aperta e viaggiare. Spero da settembre di potermeli concedere di più.

Progetti per il futuro, ora che andrà in pensione?
Nessun programma fisso: vorrei viaggiare, seguire corsi che mi appassionano, forse imparare una nuova lingua. E poi magari dedicarmi anche a qualche attività di volontariato.

Quale consiglio darebbe a chi continuerà a lavorare nella scuola?
Essere aperti al cambiamento, disponibili e flessibili. Il mondo sta cambiando e anche la scuola deve cambiare. E soprattutto: entrare a scuola ogni giorno con il sorriso, per gli studenti e per se stessi.

Un ultimo messaggio alla comunità scolastica?
Apprezzate ciò che avete. Siamo fortunati a lavorare e studiare in una scuola che offre tante opportunità. Non dimentichiamolo mai.

Dall’intervista emerge chiaramente la profonda umanità e l’impegno costante della professoressa Lestingi nel rendere la scuola un luogo accogliente e stimolante per tutti. Le sue parole sono un invito alla responsabilità, all’apertura verso il cambiamento e all’importanza delle relazioni umane nella crescita personale e collettiva. A lei va il nostro più sentito ringraziamento per questi anni di preziosa guida e il nostro augurio di un futuro ricco di soddisfazioni, viaggi, scoperte e serenità.

Le foto del servizio sono di Matilde Colombini.

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