La scuola è il paesaggio quotidiano di tutte le persone che la vivono: La dirigente di Lugagnano Miriam Avila e la scuola come comunità

Alla fine posso dire che è un esperimento, di quelli ben riusciti. In un Comune sono arrivate insieme due nuove Dirigenti scolastiche. In un Comune con una definita identità territoriale, così profondamente sentita che ha prodotto questa testata giornalistica locale, animata da più di vent’anni da volontari.

In un esperimento, se le mie scarse nozioni scientifiche mi aiutano, si mettono insieme degli elementi per verificare un risultato. Credo che la scuola abbia la potenzialità di una periferia, nell’accezione più propositiva del termine. Le periferie sono quei luoghi in cui si creano miscugli imprevisti, in cui manca sempre qualcosa che è da costruire, in cui l’assenza di un orizzonte consolidato permette alle energie presenti di entrare in contatto e di creare. Le periferie sono laboratori affascinanti. Il risultato dipende dall’interazione delle loro componenti.

Il mese scorso l’incontro con la Dirigente dell’Istituto Comprensivo di Sona è andato benone. Forse un termine così familiare in un simile contesto non si usa, ma mi sono sentita a casa. Oggi arrivo alla scuola Anna Frank di Lugagnano. Anche se ora mi presento in altra veste, sono una docente e mi è impossibile abbandonare il senso gerarchico dell’istituzione a cui appartengo. Dirigente lo scrivo con la D maiuscola e il carico delle responsabilità del ruolo mi è noto.

Ma le sintonie cambiano le relazioni previste. Mi trovo dentro una storia di molti anni fa. Un nonno, mastro vetraio, parte da Murano per la Sicilia. L’amore per una donna incontrata nell’isola, lo fa restare. Morirà giovane, a poco più di quarant’anni. La vita ha i suoi ritorni nei luoghi d’origine. Ha la capacità di trovare le forme per richiamare e ricongiungere gli estremi delle linee aperte in un cerchio che porta tutto a fluire in una direzione che sentiamo appartenerci, anche a distanza di generazioni.

La nipote, Miriam Avila (nella foto di Mario Pachera), vince il concorso da Dirigente. E parte dalla Sicilia per il Veneto. Venezia la richiama con una voce che viene da lontano, tra i ricordi familiari. La consapevolezza delle necessità attuali di collegamenti rapidi con gli affetti rimasti a casa, la porta a prediligere alla fine Verona. Decide di abitare in centro per vivere a piedi, immersa nelle sensazioni delle sue passeggiate, la volontà di un ritorno prossimo alle radici del nonno, alla cui sorella, mi racconta, lei assomiglia molto. Ha scelto di tornare in una dimensione geografica che le appartiene.

Ogni giorno prende i mezzi pubblici e arriva al suo Istituto. L’aggettivo possessivo non è casuale. Mi rendo conto nel nostro scambio di parole che il concetto di luogo è da entrambe inteso con una determinante componente emozionale. La scuola non è una struttura, è un luogo, se per tale intendiamo uno spazio in cui intessiamo il senso del nostro vissuto. Chi torna per ricongiungere il passato familiare al presente, porta con sé una predisposizione connettiva che si traduce, in ambito scolastico, nella costruzione di attività che favoriscono l’inclusione e lo stare bene.

Dove c’è casa, c’è una cassetta delle lettere. Qui sono più di una. Sono bellissime, decorate dagli studenti. Contengono le loro lettere alla Dirigente, che legge, entra nelle classi, incontra, ascolta e anche condivide abbracci. Sono paesaggi di emozioni.

“Siate curiosi, esplorate tutti i campi di studio che vi interessano e non abbiate paura di porre domande (…). Collaborate con i vostri compagni di classe, imparate dagli altri e offrite il vostro sostegno (…). Insieme potrete superare le sfide e raggiungere grandi traguardi (…). Non dimenticate di prendervi cura di voi stessi. Il benessere personale è fondamentale per riuscire a studiare e apprendere al meglio”. Dalla lettera della Dirigente per il progetto “Corrispondenza”.

La scuola è il paesaggio quotidiano di tutte le persone che lo vivono. Avere cura della dimensione emotiva è fondamentale. “Leggete libri che vi appassionino”, continua così la lettera. La primavera viene accolta tra queste mura il 21 marzo con l’incontro con l’autrice Giuliana Facchini curato dalla Giunti. Il progetto “Lapbook” trova così una conclusione festosa, in cui i nuovi orizzonti creati dalla lettura si mescolano con l’energia della natura che si risveglia.

Qui i mesi, che segnano lo scorrere del tempo, hanno ognuno un tema attorno a cui si raccolgono le news. Uno di questi è il Sogno. E poi parliamo di Bellezza perché tutta la progettualità, voluta in verticale tra gli ordini di scuola, deve generare armonia ed equilibrio. Ritrovo molte delle mie parole cardine in questa intervista che si rivela, riflessione dopo riflessione, una chiacchierata d’intesa che si chiude con the alla frutta, dei biscotti e un selfie divertito.

“Infine vogliamo ricordarvi che l’apprendimento non avviene solo all’interno delle mura di una scuola. Cercate di sfruttare al massimo ogni opportunità di crescita che si presenterà, sia all’interno che all’esterno dell’ambiente scolastico”. Miriam Avila ha deciso di far aderire l’Istituto ai Patti di Comunità. Ricordo una recente foto in Instagram di lei in quell’occasione insieme con la Dirigente di Sona. Mi faccio spiegare il significato: gestire la progettualità della scuola in un’ottica di apertura al territorio. Inevitabilmente penso alla collaborazione in atto tra la redazione de Il Baco da Seta e questi studenti e docenti.

Anche se sono scarsa nelle materie scientifiche, il risultato positivo dell’esperimento lo sento dentro a questa realtà scolastica. Le cose non si possono guardare sempre dalla stessa angolazione, anche se ci pare perfetta. Ce lo diciamo la Dirigente ed io. Ci sfugge comunque inevitabilmente un lato. La staticità non produce sviluppi e implode in se stessa, replicando modelli che si svuotano progressivamente di quella potenzialità creativa che è data dallo scarto di visione. Bisogna spostarsi, anche se lo spostamento come in questo caso è un ritorno alle origini. Le persone che si spostano sono per chi le accoglie un’opportunità. Ipotetica però, perché manca un ingrediente affinché l’esperimento riesca. Chiederci se siamo esecutori o visionari. Guardando Miriam Avila, ho già capito la risposta.

Mi conferma con il suo operato che la scuola è una periferia visionaria. E’ il paesaggio di elezione di donne e uomini che all’interno dell’istituzione si incrociano con l’intento di collaborare per dare il futuro migliore al territorio in cui in quel momento sono destinati dalle loro scelte. Per la comunità è il miglior esito dell’esperimento dell’incontro.

Luisa Fazzini
È docente di Lettere nella scuola secondaria di I grado dal 2001. Negli ultimi anni ha scelto di dedicarsi, prima prevalentemente e ora esclusivamente, all’insegnamento della Geografia. Si occupa di formazione, ha vinto due premi regionali scolastici ARPAV per progettazione ambientale in qualità, è membro del Consiglio Nazionale AIIG (Associazione Italiana Insegnanti di Geografia), è referente per l’educazione per Slow Food Veneto, cura la rubrica on line “Geografica. La didattica della meraviglia” per la rivista Erodoto 108 e pubblica percorsi didattici con Erickson, Loescher e Rizzoli.