La scuola e i giovani a Sona

Sono passati ventanni da quando l’Amministrazione Comunale guidata da Angelo Boscaini concluse uno studio sui giovani a Sona, pubblicando un libricino “Giovani a Sona – risultati dell’indagine sulla condizione giovanile”.

 

I temi toccati in altrettanti capitoli spaziavano dai rapporti dei giovani con l’ente locale (Comune) alle problematiche di devianza (alcol, droghe) e forse quello maggiormente approfondito riguardava la scuola. Appare interessante fare un raffronto puntuale tra i risultati di quell’indagine e quelli riportati nel numero del Baco di giugno, anche se prima val la pena sottolineare come le metodologie di raccolta dei dati siano completamente diverse.

 

Quella del 1990 coinvolgeva un grande numero di giovani nelle risposte e toccava tutti i settori sociali giovanili (con età che oggi vanno dai 34 ai 45 anni), quella messa in atto dal Baco è più semplice e considera solamente la parte giovanile che si affaccia al mondo parrocchiale. Occorre quindi premettere che i commenti che seguiranno rimangono riflessioni, ma non analisi scientifiche.

 

Due i punti di confronto: la situazione scolastica e come viene scelta la scuola. Nel 1990 nel territorio di Sona frequentava la scuola il 36% dei giovani, contro una media nazionale che sfiorava il 40%. Maggiormente maschi che femmine (alla scuola superiore il 16% dei maschi intervistati contro il 12% delle femmine, all’università quasi il 10% degli intervistati maschi, contro il 3,5% delle femmine, nelle scuole professionali rispettivamente il 5% contro il 2,5%). Nello studio si affermava che le grosse opportunità lavorative “scoraggiavano” il percorso scolastico. La scolarità non incideva sulla garanzia dell’attività lavorativa (solo il 2% dei lavoratori aveva la laurea). Tra i lavoratori la maggior parte possedeva un diploma delle medie (circa il 70% contro il 23% dei diplomati alle superiori). L’abbandono scolastico risultava abbastanza basso: solo il 10% dei sonesi lasciava il percorso scolastico iniziato, contro il 24% della media regionale, interrompendo statisticamente la scuola durante il percorso delle superiori per intraprendere un’esperienza lavorativa.

 

La conclusione dello studio era chiara: la scuola non era un parcheggio. Il “non mi piaceva studiare” era la risposta tipica dei maschi (8% contro il 2% dell’altra metà del cielo). Anche per i ragazzi di Sona la riflessione nei confronti della scuola era abbastanza netta e contrastante: essa risultava non formativa nel senso letterale del termine, cioè per il lavoro, ma formativa per la vita in generale.

 

Sebbene i dati siano pesantemente influenzati dalla diverse modalità di acquisizione, è profondissima la differenza tra 1990 e 2010: oggi il 90% dei giovani studia, più del doppio (era il 36%) di ventanni fa. L’analisi può toccare almeno due aspetti. Da un lato il maggior benessere famigliare rispetto a ventanni fa “forza meno” il giovane ad aiutare la famiglia anche per eventuali propri scopi (scooter, ad esempio). Solo ventanni fa (e ancor di più dieci anni prima) non era insolito trovarsi di fronte a giovani che facevano “la stagione” nei campi o con altri lavoretti (mercato delle pesche, ad esempio) che permetteva di raggranellare quei soldi necessari alla famiglia ma soprattutto ai propri fabbisogni dell’età adolescenziale. Oggi è vero il contrario. Di rado i giovani sono impegnati l’estate per tali scopi.

 

La seconda ragione è relativa al progressivo innalzamento della richiesta del titolo di studio per un lavoro: dal diploma delle medie a quello delle superiori. Ciò è spiegabile sia per la tendenza nazionale in sé, sia per lo spostamento della tipologia di lavoro sonese: da quella agricola/artigiana a quella orientata ai servizi e alla relazione.

 

Chi influenza le scelte per i giovani? Sebbene non ci fosse un capitolo specificatamente dedicato a questo argomento, pare però possibile adattare le riflessioni sulle domande relative all’importanza delle realtà (madre, padre, amici, sacerdoti…) per un giovane. La famiglia (la madre in particolare) era al primo posto: quasi l’8%. Seguono ex aequo gli amici coetanei e il partner con il 7%. Un amico adulto o il padre sono al 6%, mentre un parente al 5%, un sacerdote al 3,5% e un’insegnante al 3%. L’interpretazione che ne derivava era abbastanza chiara: nei momenti di crisi e di decisioni importanti l’organizzazione familiare (padre e madre a quasi il 14% complessivo) era il punto di riferimento più importante.

 

Successivamente alla scelta, è anche significativa la risposta su “vengo lasciato libero di scegliere” dalla famiglia dopo l’eventuale confronto. Anche qui interpretando i dati per la scuola (lo studio dell’opuscolo si riferisce al tempo libero), ne deriva che quasi il 45% (49% per le femmine e 41% per i maschi) era “abbastanza libero” mentre il 40% era “molto libero” (45% maschi 32% femmine). La famiglia aveva modificato il suo stile educativo: nell’85% dei casi infatti era lo stile “permissivo” che veniva messo in atto, piuttosto che quello fino a pochi anni prima prevalente, cioè “autoritario”.

 

Questa riflessione in particolare è molto importante anche per i dati del questionario del Baco. Lo stile permissivo si misura dal numero di scuole/istituti scelti dai giovani: ben 18 scuole diverse. La lettura delle prime tre scelte che copre il 51% degli intervistati (liceo scientifico, istituto tecnico e liceo classico) va letta, in generale, più che altro nel senso delle scelte “di maturazione” alla decisione futura con probabile percorso universitario. Non che le altre risposte del questionario non lo siano (ad esempio, il liceo psico-pedagogico è precursore del percorso universitario di formazione primaria), tuttavia quelle prime tre scelte sono in generale maggiormente indiziate di essere caratterizzate da modelli generali di apprendimento, validi per un percorso universitario non ancora ben chiaro al momento della scelta della scuola superiore.

 

Quale poi sia stato l’attore che ha influenzato la scelta della scuola non è stato rilevato nel 2010: più la famiglia? Più gli amici? Oppure quanto invece è lasciato all’autonomia singola? Sicuramente i momenti di orientamento sono maggiormente istituzionalizzati oggi piuttosto che ventanni fa e questo aiuta nella scelta. In conclusione se ne deriva un profondo cambiamento delle tendenze scolastiche dei giovani. È un indizio forte di come la generazione sia molto diversa da quella precedente: capirne le dinamiche in vari altri settori sarebbe indispensabile per attuare servizi e scelte comunali.

 

È venuto il momento di mettere in atto un nuovo studio “Giovani a Sona”? La risposta è sì: il nostro territorio è cambiato, le dinamiche pure, i giovani anche.

 

La Redazione
Il Baco da Seta nasce nel 2000. Nel 2007 sbarca on line con il sito allnews