In ricordo di Philip Roth, nel giorno della sua morte. “Pastorale americana” il capolavoro che gli valse il Pulitzer

US President Barack Obama (R) presents the National Humanities Medal to Novelist Philip Roth during a ceremony at the White House in Washington, DC, March 2, 2011. AFP Photo/Jim WATSON (Photo credit should read JIM WATSON/AFP/Getty Images)

Nel giorno della sua morte a 85 anni, proponiamo una recensione del capolavoro assoluto di Philip Roth, un vero gigante della letteratura del novecento.

Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria, per cercare di accostarti alle gente senza aspettative illusorie, senza un carico eccessivo di pregiudizi, di speranze o di arroganza, nel modo meno simile a quello di un carro armato, senza cannoni, mitragliatrici e corazze di acciaio spesse quindici centimetri; offri alla gente il tuo volto più bonario, camminando in punta di piedi invece di sconvolgere il terreno con i cingoli, e l’affronti con larghezza di vedute, da pari a pari, da uomo a uomo, come si diceva una volta, e tuttavia non manchi mai di capirla male. Tanto varrebbe avere il cervello di un carro armato. La capisci male prima di incontrarla, mentre pregusti il momento in cui l’incontrerai; la capisci male mentre sei con lei; e poi vai a casa, parli con qualcun altro dell’incontro, e scopri ancora una volta di aver travisato. Poiché la stessa cosa capita, in genere, anche ai tuoi interlocutori, tutta la faccenda è, veramente, una colossale illusione priva di fondamento, una sbalorditiva commedia degli equivoci. Eppure, come dobbiamo regolarci con questa storia, questa storia così importante, la storia degli altri, che si rivela priva del significato che secondo noi dovrebbe avere e che assume invece un significato grottesco, tanto siamo male attrezzati per discernere l’intimo lavorio e gli scopi invisibili degli altri? Devono tutti andarsene e chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari, in una cella insonorizzata, creando i loro personaggi con le parole e poi suggerendo che questi personaggi di parole siano più vicini alla realtà delle persone vere che ogni giorno noi mutiliamo con la nostra ignoranza? Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male, male e poi male, e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi. Sbagliando.

pastorale-americana1-665x1024Questo è uno dei passaggi forse più significativi di “Pastorale americana”, con cui Roth ha vinto il Pulitzer nel 1998.

Il romanzo racconta la storia di Seymour Levov, detto “lo Svedese”, un uomo di successo e all’apparenza soddisfatto da una vita da cui sembra aver avuto tutto ma il cui mondo pian piano va in pezzi quando la figlia ormai adolescente si macchia di un orrendo crimine.

Com’è possibile che una tragedia di questo tipo sia accaduta proprio a lui, incarnazione del Sogno Americano, che si è sempre “comportato bene”? Dove ha sbagliato?

Questo e molto altro nel complesso ma straordinario romanzo di Roth, dove più che risposte affiorano domande che mettono tutto in discussione, che ribaltano le certezze e i punti fermi.

“Credi di sapere cos’è un uomo? Tu non hai idea di cos’è un uomo. Credi di sapere cos’è una figlia? Tu non hai idea di cos’è una figlia. Credi di sapere cos’è questo paese? Tu non hai idea di che cos’è questo paese. Hai un’immagine falsa di ogni cosa”.

La Scheda

“Pastorale americana” di Philip Roth, Einaudi, 1997, pp. 435.