Il Libro: “Orfani bianchi” di Antonio Manzini. Uno spaccato della realtà sociale italiana

Trama e Recensione

Scordatevi Rocco Schiavone, il politicamente scorretto vicequestore protagonista di una fortunatissima serie di gialli, da cui è stata tratta una serie televisiva che sta andando in onda su Rai 2 in questi giorni. “Orfani bianchi” non è un giallo, non ha niente a che vedere con l’irriverente e amatissimo personaggio che risolve casi di omicidio, indagando con le Clarks tra le montagne di Aosta.

In questo libro Manzini mette al centro Mirta, una giovane moldava che lavora in Italia come badante, sognando di poter un giorno ricongiungersi al suo bambino, Ilie, rimasto nel Paese d’origine, a cui pensa ogni istante con profonda malinconia e sensi di colpa infiniti.

orfani-libroAttraverso la sua storia l’autore affronta temi scottanti e profondamente attuali: l’immigrazione, la solitudine degli anziani, lo sgretolamento della famiglia moderna, l’indifferenza, il razzismo.

Mirta è una donna che si prende cura di una vecchia signora non autosufficiente, la cui ricca famiglia non ha il tempo e la voglia di accudire. Mirta occupa di lei, sopportandone i capricci e le strambe manie, stringendo i denti di fronte alle incombenze più spiacevoli del suo lavoro, perché l’alternativa è la fame e il freddo della Moldavia.

In Italia, secondo dati del 2015, si stimano oltre 830mila badanti, la maggioranza delle quali di origine straniera. Molte di loro lavorano senza un contratto regolare, obbligate ad abbandonare il Paese d’origine per mantenere sé stesse e le proprie famiglie, vivendo lontano dai figli, i cosiddetti “orfani bianchi”.

La realtà trattata nelle pagine di questo romanzo è straziante: il disagio psicologico di Mirta, col cuore spezzato per la lontananza del figlio e l’avvilimento per la sua dignità quotidianamente calpestata, non lasciano indifferenti. Il suo dramma scombussola non poco perché si consuma a due passi da noi.

Manzini attraverso il punto di vista di Mirta, ci fa vedere la realtà sociale italiana, senza sorriso nonostante l’agiatezza in cui vive, fredda ed indifferente nei confronti dei problemi degli immigrati, che considera solo come un peso, ma di cui si serve quotidianamente senza pietà, lasciando a loro lavori che nessuno vuole fare perché faticosi e poco redditizi.

A moldave, filippine, albanesi affidiamo genitori anziani di cui non possiamo occuparci con costanza. Ma, pur avendole sotto gli occhi tutti i giorni – nella sala d’attesa del medico, in farmacia, al supermercato, ai giardini pubblici –  le vediamo davvero? Ci accorgiamo di loro, della loro presenza, dei loro drammi?

La fame te lo toglie l’orgoglio. E ti toglie l’amor proprio e la dignità. Come si fa a sopportare di essere colpevole di cose che non hai mai pensato? Solo perché altri quelle cose le fanno. Tutti i giorni. E quindi per riflesso le fai anche tu? Sarebbe mai arrivato il giorno in cui sarebbe stata considerata né più né meno che una donna e giudicata per le sue azioni? Fino a quando ce l’avrebbe fatta? [..] Odiava Ciasullo, la signora, i poliziotti e gli occhi degli italiani. Ma non perché la trattavano così, loro erano i vincitori e si sa che i vincitori non provano pietà per i vinti, ma perché con gli sguardi e le parole le riportavano alla mentre sempre quella domanda: fino a quando?

La scheda

“Orfani bianchi” di Antonio Manzini, ed. Chiarelettere, 2016, pp.256.