La Recensione: “Notti in bianco, baci a colazione” di Matteo Bussola. La meraviglia dell’amore paterno

Trama e Recensione

Quando diventi padre, il tuo dopo è che pesi tre chili e mezzo in più, all’incirca. Comprendi già dal primo secondo che quello sarà un dopo definitivo, l’unica cosa della tua vita dalla quale non potresti mai più tornare indietro. Nemmeno volendo, neanche impegnandoti con tutto te stesso, qualunque cosa tu faccia del tuo futuro, questo dopo non cambierà.

Questo è quanto afferma l’autore di “Notti in bianco, baci a colazione”, a proposito della paternità.

nottiMatteo Bussola, disegnatore di fumetti veronese, compagno di Paola, sceneggiatrice di Dylan Dog, e padre di Virginia, Ginevra e Melania, ha raccolto nel suo diario riflessioni e dialoghi che aveva pubblicato nel tempo sulla sua pagina Facebook, sempre più famosa.

Per quanto brevi e di immediata leggibilità, gli episodi della vita familiare di questo originale papà colpiscono nel profondo per la tenerezza e la sincerità con cui mette a nudo sè stesso, durante le piccole e grandi fatiche del vivere quotidiano, nel suo eterno arrabattarsi tra lavoro e casa, nello stupirsi giorno dopo giorno dei progressi, delle domande e delle scoperte delle sue piccole donne.

La parte forse più intensa del romanzo sono infatti i brevi dialoghi che avvengono tra lui e le tre figlie nei tragitti in auto verso la scuola. Qui Bussola, attraverso le domande che gli rivolgono le piccole, riflette sulla vita, sulla sua complessità ma anche sulla sua stupefacente semplicità, se analizzata con gli occhi e la saggezza straordinaria di cui sono portatori i bambini.

Si rende conto giorno dopo giorno che, nonostante le corse e le notti in bianco, impagabili sono le coccole, gli abbracci e i dialoghi buffi con le sue figlie.

Acquisisce consapevolezza soprattutto di quanto sia importante esserci, non perdersi neanche un istante di quel meraviglioso periodo che è l’infanzia delle sue figlie.

“Notti in bianco, baci a colazione” è la dolcezza di un papà che fa il minestrone e che si alza all’alba per lavorare in pace prima che le figlie si sveglino, che non sa fare le trecce e che accoglie l’entusiasmo genuino delle sue bambine come un regalo, capace di cambiarlo profondamente e renderlo migliore.

Veramente una lettura che fa bene al cuore, scritta da un uomo gentile e sensibile, che non ha la pretesa di insegnare niente a nessuno né di trovare formule magiche di sopravvivenza alle sfide che la genitorialità impone.

Si tratta “solo” di un padre che guarda con grande rispetto all’età infantile, che ama dal profondo del cuore le sue bambine e la donna che gli è accanto, che riflette seriamente sulle priorità della vita e conosce l’autoironia.

Essere padre è un’esperienza crudele. Tua figlia avrà otto anni una volta sola, e quattro anni una volta sola e due anni una volta sola, mentre ti trovi ad assistere ogni giorno, ogni ora, ogni minuto a una serie di spettacolo per i quali non sono previste repliche. Tu fra i 35 e i 40 consumi nuove esperienze, fai cose, ma ti sembra nella sostanza di rimanere la stessa persona. Mentre loro tra i due e gli otto anni imparano a parare, a scrivere, ad articolare ragionamenti, sviluppano gusti e indipendenza di giudizio. Diventano. La cosa che non sai è che non è vero che tu resti la stessa persona. Perché mente loro imparano la vita, tu impari ad essere padre, cioè impari la tua seconda vita. Che vuol dire smettere di essere e cominciare ad esserci, sapendo che quel che c’è passerà presto, riuscire a cogliere la fortuna di quel sorriso tutto per te anche quando sei stanco, la bellezza di quel gioco anche se se nervoso, la meraviglia di quei 16 chili che vogliono dormire solo addosso al tuo sterno anche quando sei devastato dalla stanchezza e daresti di tutto per dormire a pancia sotto, senza una manina che ti rovista nel naso. Il fatto è che le tue narici saranno uguali anche fra cinque anni. Quella manina invece no. E pure quella voglia di dormirti addosso se ne andrà, e tu maledirai ogni giorno che non ti sarai goduto, ogni carezza non fatta a quei capelli quando ce li avevi lì a portata, e quando lo spettacolo si sarà spostato su altri palcoscenici in cui non potrai essere presente, quando non sarai più in prima fila ma fuori dalla porta, dormirai apposta sulla schiena solo per ricordare.

La Scheda

“Notti in bianco, baci a colazione” di Matteo Bussola, Einaudi, 2016, pp. 175.