La recensione. “L’Arminuta” di Donatella di Pietrantonio, un romanzo che apre riflessioni sull’attualità

Nella nostra società siamo ormai abituati a poter restituire tutto: elettrodomestici difettosi, capi di abbigliamento dalle taglie errate, merci consegnate all’indirizzo sbagliato, addirittura cani che qualcuno ha preso dal canile senza essere davvero consapevole dell’impegno legato a tale adozione. Ma si può restituire un essere umano?

Donatella di Pietrantonio nel suo romanzo “L’arminuta”, pubblicato nel 2021, sembra voler rispondere a questa domanda raccontando la vicenda di una ragazzina di tredici anni, “l’arminuta”, che in abruzzese significa “ritornata”, la quale, senza alcuna spiegazione, viene improvvisamente restituita alla sua famiglia di origine da lei mai conosciuta, dopo aver trascorso l’intera vita in città in un contesto benestante.

Nella nuova realtà paesana contadina e povera, riesce ad instaurare un legame profondo solo con la sorella minore Adriana e con lei cerca di costruirsi un futuro decisamente diverso da quello che mai si sarebbe aspettata.

Il romanzo è narrato in prima persona dalla protagonista e questo permette un maggior coinvolgimento da parte del lettore. Il ritmo è scorrevole, lo stile snello, il linguaggio piuttosto essenziale e quindi è un romanzo che si legge velocemente.

Le tematiche affrontate sono molte, tra cui le differenze socio-culturali, la costruzione di una propria identità, i legami familiari soprattutto al femminile tra la protagonista, la madre biologica e la sorella minore, ma quella che più forse fa riflettere è legata allo sradicamento improvviso di una ragazzina di tredici anni dall’unico contesto familiare che avesse mai conosciuto.

A volte accade, l’attualità ce lo mostra: bambini allontanati improvvisamente e senza spiegare loro il motivo dal contesto familiare nel quale erano cresciuti ed inseriti in una nuova realtà (famiglia affidataria, casa famiglia o altro) anche migliorativa rispetto alla precedente, ma sicuramente diversa e per questo causa di traumi pesanti.

Ma chi può prendere una tale decisione? Chi è davvero in grado di assumersene la responsabilità? Quali competenze deve possedere per avere un tale potere? E come può sapere di aver fatto la cosa giusta per quel minore che ha allontanato dal suo contesto?

Questo romanzo, che è stato letto dal Gruppo Lettura del Liceo Medi di Villafranca, fa riflettere anche su questo triste aspetto della vita.

Emma Lavagnoli, 5^CM

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