La recensione del Baco: “Stoner”, di John Williams

Trama e Recensione

William Stoner ha una vita che sembra essere fin troppo normale, addirittura piatta. Non viaggia molto, mantiene sempre lo stesso lavoro, non ha vizi, si sposa una sola volta, conserva soltanto due amici. Su questo materiale umano sembra difficile poter costruire un romanzo e scommettere sul suo successo. Invece la popolarità arriva, tardiva, ed è clamorosa. Pubblicato per la prima volta nel 1965 negli USA, infatti, venne poi dimenticato per decenni. E’ solo nel 2011 che il libro arriva in Europa, in Italia nel 2012.

stonerLa storia di Stoner è emozionante e straziante come poche. E’ vero, la sua vita non è fatta di eventi fuori dal comune perchè non è bello, non è bravissimo, ha pure uno strano carattere ma non lo si può definire “normale”. E’ normale avere un’esistenza così grigia in superficie ma provare dentro una passione così grande, senza riuscire a trasmetterla, a farla uscire fuori? E’ normale essere così buoni ed accondiscendenti? Così stoici nel sopportare le origini povere, un lavoro pesante, i colleghi assetati di vendetta, dei rapporti affettivi devastanti? No, non c’è nulla di ordinario nel protagonista. Stoner è eccezionale nella sua mitezza, nel suo farsi carico di tante fatiche e delusioni, nel continuare ad amare un lavoro difficile e ingrato, mantenendosi integro nonostante il destino non sia generoso con lui.

La sua storia è anche quella dell’amore per la letteratura, a cui deciderà di dedicare tutta la sua esistenza, perché essa permette di conoscere se stessi, comprendere ed accettare la vita, con tutte le sue imperfezioni e contraddizioni, trovare consolazione quando fuori nessuno tende la mano verso di te.

Anche se può apparire un ossimoro, William Stoner è eccezionale nella sua normalità, un uomo mite e schivo a cui è impossibile non appassionarsi. La vicenda umana di Stoner è la dimostrazione di come il successo non identifichi per forza il senso di una vita ma dietro ad una esistenza tranquilla e “normale” possa bensì celarsi un grande coraggio, quello della sopportazione, della rassegnazione, del sapere chi si è ed accettarlo.

“A oggi ho letto Stoner tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto, ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. È il caso che abbiamo davanti.” (Dalla postfazione di Peter Cameron)

Leggetelo, Stoner, e rileggetelo. Rimarrà nel vostro cuore, per sempre.

La Scheda

“Stoner” di John Williams, Edizioni Fazi, 2012, pp. 332.