La recensione del Baco: “Quello che non ti ho mai detto” di Celeste Ng. Un romanzo sull’identità

Trama e Recensione

Lydia è morta. Ma questo ancora non lo sa nessuno. 3 maggio 1977, sei e mezza del mattino, nessuno sa nulla se non una semplice cosa: Lydia è in ritardo per la colazione.

Inizia così questo romanzo intenso ambientato nel Midwest degli anni Settanta, quando una mattina di maggio una famiglia si sveglia senza la figlia sedicenne, che sarà ritrovata annegata qualche giorno dopo.

Cover-del-libro-Quello-che-non-ti-ho-mai-detto_image_ini_620x465_downonlyI Lee sono “diversi” dagli altri: la madre Marylin è americana, il padre James è nato negli USA da genitori cinesi. I due hanno tre figli: Nathan sta per partire per Harvard, Lydia è la figlia scomparsa e quella su cui si concentrano le attenzioni e le aspettative dei genitori, mentre la piccola Hannah è l’ultima arrivata senza essere stata desiderata e per questo quasi invisibile agli occhi degli altri componenti.

Fin dalle prime pagine il lettore viene rapito dall’indagine intorno alla morte dell’adolescente Lydia: si tratta di suicidio oppure omicidio? Qual è il movente? Mentre la famiglia si interroga, affiorano i problemi a lungo sopiti, la solitudine e la difficoltà ad integrarsi nella comunità per colpa dei geni del capofamiglia, che, pur essendo nato in America, non può nascondere i tratti orientali nell’inconfondibile taglio degli occhi e nei lucidi capelli neri suoi e dei figli.

Accanto al tema del razzismo se ne intreccia però un altro, che porta dolore nella vita dei figli dei Lee, cioè quello delle aspettative dei propri genitori, che pesano come macigni. Marylin, frustrata per non aver potuto realizzare le sue ambizioni di ragazza, proietta sulla figlia Lydia i propri desideri e i sogni irrealizzati, spingendola ad essere ciò che non è ed a volere cose che non le interessano, facendole perdere di vista la propria identità.

Quello che non ti ho mai detto è infatti un romanzo sull’identità, su quello che vorremmo essere e quello che gli altri, comprese le persone che ci vogliono più bene, immaginano che siamo, o, peggio ancora, vorrebbero che fossimo. Trovarsi da bambini e poi da adolescenti a cercare di essere all’altezza delle aspettative dei genitori, assecondandoli perché ci si sente affettivamente ricattati, è tremendo, come tremendo è non poter scoprire quale sia il proprio sogno perché troppo occupati a realizzare quello degli altri, di quelli che sono sicuri di sapere cosa è meglio per noi. Ancora più doloroso è vivere una situazione del genere in un contesto sociale che ti emargina perché hai gli occhi a mandorla, perché ti porti appresso il destino di una razza mista e devi sempre dimostrare quanto sei “comunque” interessante, simpatico, bravo a scuola, divertente.

Pagine intense, che si leggono con voracità e che fanno riflettere. Inspiegabilmente poco conosciuto in Italia, il romanzo d’esordio di Celeste Ng negli USA è stato il Libro dell’Anno per il New York Times Review of Book.

Tu e Nath siete praticamente gli unici cinesi di tutta Middlewood, scommetto.”

[…]“Com’è?”

[…] “Non so” rispose. “La gente decide come sei prima ancora di conoscerti. Un po’ come hai fatto tu con me. Pensano di sapere tutto di te. Peccato che non sei mai la persona che credono”.

La Scheda

“Quello che non ti ho mai detto” di Celeste Ng, Bollati Boringhieri, 2015, pp. 268.