La recensione del Baco: “Maus” di Art Spiegelman. Nel Giorno della Memoria

Un graphic novel sull’Olocausto potrebbe far storcere il naso a molti, dato che il fumetto si è soliti accostarlo, soprattutto all’ambito del comico.

Niente di più erroneo nel caso di “Maus” di Art Spiegelman, vincitore del Premio Pulitzer, che racconta, attraverso la metafora del gatto che caccia il topo, la tragedia della sua famiglia durante la Seconda Guerra Mondiale, basandosi sui racconti del padre, scampato ad Auschwitz.

mausI topi di questo romanzo  a fumetti sono infatti gli ebrei, mentre i gatti sono i nazisti. Compaiono  ad un certo punto anche i cani, cioè gli americani, ed altri animali ancora, tratteggiati tutti in maniera estremamente espressiva e cruda dalla penna dell’autore.

Il graphic novel fa riflettere non solo sul dramma più grande del Novecento ma anche sul rapporto conflittuale tra il padre  e l’autore stesso;  a volte, infatti, ci si dimentica che l’orrore della Shoah  non è terminato con chi l’ha vissuto, ma ha anche influito pesantemente sulle vite di tante generazioni successive. Ce lo ricorda Primo Levi, che, sopravvivendo ad Auschwitz, ha raccontato la sua storia di internato nei campi in “Se questo è un uomo” e nei suoi libri successivi.

Di romanzi sull’Olocausto ne abbiamo letti tanti e per certi versi l’argomento può sembrare inflazionato, eppure Maus è una testimonianza diversa, non solo perché appartiene al genere del graphic novel. Ci aiuta a capire perchè torna alla radice della questione e ci ammonisce, ci ricorda che non si possono lasciare da parte certe riflessioni.

Non è vero che quel che è stato non può ritornare, non è vero che quel passato non è stato, come certi vorrebbero sostenere, non è vero che si può edulcorare quell’atrocità.

‘‘Si può sostenere legittimamente che [l’Olocausto] sia stato uno spartiacque della storia dell’umanità, la campana a morto dell’Illuminismo, la prova che la Civiltà Occidentale non funziona. È come nei vecchi cartoni animati dei Looney Tunes, dove il protagonista supera di corsa l’orlo del burrone e continua a correre a mezz’aria. Ci vuole un po’ perchè si accorga che non c’è più terreno su cui continuare a correre. Alla fine se ne rende conto e precipita al suolo con uno schianto. Allo stesso modo, la Civiltà Occidentale è finita ad Auschwitz. E noi non ce ne siamo resi conto. Me compreso, che me ne sto qui seduto, a scrivere e disegnare mentre mia figlia dorme al piano di sopra, come se ci fosse un mondo dopo Auschwitz’’ .

(Art Spiegelman)

La scheda

Maus” di Art Spiegelman, Einaudi,1991, pp. 292.

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