La recensione del Baco: “Il buio oltre la siepe”, di Harper Lee

La Trama e la Recensione

il buio oltre la siepe“Il buio oltre la siepe”, romanzo americano vincitore del Premio Pulitzer e tra i preferiti di Barak Obama, è ambientato in una sonnolenta cittadina dell’Alabama, Maycomb, dove l’avvocato Atticus Finch decide di difendere dall’accusa di violenza carnale un nero. Siamo negli anni Trenta, nel profondo Sud degli Stati Uniti, dove considerare un “negro” depositario degli stessi diritti di un “bianco” è impossibile, innaturale.

Ecco perché questo libro è principalmente una storia di coraggio, quello di Atticus, che difende strenuamente Tom Robinson, per affermare un principio di uguaglianza e di giustizia che non può assolutamente essere compromesso dal colore della pelle. Per rendere ancora più evidente ed assurda la discriminazione razziale, Harper Lee sceglie di far narrare la vicenda alla figlia dell’avvocato, Scout, una bambina estremamente vivace e ironica, innamorata del padre, che vede come un eroe, anticonformista e  acuta nell’analizzare e cercare di capire le dinamiche che portano al pregiudizio.

“Il buio oltre la siepe” va letto, a sedici anni oppure a sessanta, non per documentarsi sulla vecchia America razzista, o almeno non solo per questa ragione, ma soprattutto perché la paura del diverso, il pregiudizio, la discriminazione, non solo razziale, esistono anche oggi, negli Stati Uniti, come in Italia, come nel Comune di Sona: nelle grandi città come nei piccoli centri. Si dovrebbe leggere il capolavoro di Harper Lee perché i fatti di Maycomb non sono tanto diversi dalle dinamiche della discriminazione nella società moderna, in cui  è lo straniero, il rom, l’obeso, il meridionale, l’omosessuale ad essere considerato diverso, dove  il coraggio spesso soccombe alla paura e all’ignoranza.

Perché sono necessarie intelligenza, sensibilità e voglia di conoscere per superare il pregiudizio, soprattutto ci vogliono il coraggio e la convinzione di chi crede che le cose possano, debbano cambiare. Ecco perché Atticus, in uno dei più significativi passi del romanzo, dice alla figlia Scout: “Volevo che tu imparassi una cosa: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda.”

La scheda

“Il buio oltre la siepe” di Harper Lee, Edizioni Feltrinelli, 1960, pp. 317.