La Recensione: “Chiamate la levatrice” di Jennifer Worth, un libro per Pasqua

Trama e Recensione

In questo romanzo c’è tanta vita, la vita a cui è legato strettamente il lavoro di chi aiuta a far venire al mondo i bambini.

Jennifer Worth ci racconta infatti la sua attività di levatrice negli anni Cinquanta a Londra, nei quartieri più poveri, nei vicoli del porto, tra miseria, ignoranza e condizioni igieniche pessime.

coverIn queste case popolari, dove la protagonista presta assistenza durante il parto, vivono famiglie rozze, spesso in miseria, ma gelose della propria dignità. Le donne, madri di almeno sei figli, appaiono infaticabili motori della vita domestica ma anche schiave dei mariti spesso violenti.

Jennifer Worth ci racconta le esperienze di levatrice tra questa gente con grande realismo, descrivendo nel dettaglio le gravidanze difficili, i parti complessi e i rischi a cui ancora le donne erano sottoposte quando mettevano al mondo un figlio, mescolando una vivace narrazione alla denuncia sociale.

Leggendo, ci si rende conto di quanti progressi l’ostetricia e la ginecologia abbiano fatto in questi anni, quanto prezioso e difficile sia stato il mestiere di levatrice di quartiere, che ruolo abbiano avuto le suore di Nonnatus House, dove le ragazze dedite a questo lavoro venivano istruite e risiedevano.

Una curiosità: Uscito da poco, “Tra le vite di Londra” è il seguito di “Chiamate la levatrice”, da cui è  stata tratta anche una serie tv, “Call the midwife”, andata in onda sulla BBC  lo scorso gennaio e poi trasmessa da Rete 4.

“E’ stato stimato che, nella fase di picco del travaglio, ogni contrazione uterina esercita la stessa pressione delle porte di una metropolitana quando si chiudono.”

La Scheda

“Chiamate la levatrice” di Jennifer Worth, Edizioni Sellerio, 2014, pp. 493.

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