La realizzazione del Monumento degli Alpini di Palazzolo, una storia che va raccontata

Nello scritto che segue, l’alpino Marco Tacconi narra al Baco in maniera minuziosa ed appassionata del lavoro di squadra che ha portato alla realizzazione di uno dei principali simboli di Palazzolo, cioè il Monumento degli alpini (sopra nella foto di Marco Bonfichi). Riportiamo integralmente il testo di Tacconi, che diventa proprio oggi, 25 aprile Festa della Repubblica, dono prezioso per la memoria locale.

Il 4 novembre 1979 si tenne la consueta cerimonia al monumento dei caduti di Palazzolo della Prima Guerra Mondiale (1915-1918). Combattenti, reduci e gruppo Alpini schierati sull’attenti per la deposizione della corona d’alloro per poi ascoltare il discorso commemorativo dell’oratore mandato dall’Associazione Combattenti di Verona, che nel suo intervento ricordò che eravamo davanti ad uno dei primi monumenti al riguardo eretti in Italia, se non il primo, e continuò parlando del sacrificio dei caduti per la patria. La cerimonia si concluse con la tromba che intonò il silenzio e la benedizione del parroco don Giancarlo Brunelli. Poi tutti al pranzo sociale presso il ristorante Miralago di Pastrengo.

Il capogruppo di allora, Francesco Giacomelli, al tavolo riservato agli Alpini espresse il suo desiderio di sentire se fosse stato possibile realizzare un monumento agli alpini anche a Palazzolo. Fu così che sorsero le prime voci su questo momento. Il capogruppo decise di convocare l’assemblea generale del gruppo Alpini il secondo venerdì di gennaio 1980. Le riunioni si tenevano nella sala civica di via Prele presso la famiglia di Zardini Gino.

La sera dell’assemblea pochissimi iscritti mancavano all’appuntamento, poiché l’argomento della discussione era troppo importante ed il capogruppo volle sentire il parere di tutti riguardo alla possibilità di costruire il monumento, ricordando le parole dell’oratore nella cerimonia del 4 novembre: “I nostri padri a quel tempo in mezzo a carestie e pestilenze riuscirono ad erigere il monumento e per noi, che viviamo tempi migliori, sarà molto più facile fare altrettanto”.

Ci fu una mezzora di discussione seguita dalla votazione per alzata di mano in cui nessuno mostrò contrarietà. L’obiettivo ora si spostava all’individuazione dell’area dove posizionarlo. Il capogruppo affermò che doveva essere al centro del paese e non in zone limitrofe. Nel centro l’unico spazio disponibile era quello adiacente alle Poste. Nella parte superiore del prato. Il capogruppo Giacomelli e l’alpino Ambrosi Gino si recarono dal sindaco per chiedere le modalità per fare la domanda dell’area ed il permesso per erigere il monumento. Il sindaco di allora Giorgio Gatto, anch’egli alpino, nelle sue istruzioni precisò che oltre ad indicare l’area interessata bisognava presentare un progetto per mostrare ciò che si voleva fare.

Il capogruppo nel consueto consiglio mensile mi incaricò di cercare un tecnico per il progetto del monumento. Per motivi di lavoro conoscevo l’architetto Paolo Giacomelli che accettò e, conversando con lui, discutemmo circa le caratteristiche degli alpini, truppe che operavano sulle montagne, così prese spunto per il disegno. Dopo circa due settimane mi portò il disegno che presentai al successivo consiglio. Nel disegno erano rappresentate le montagne con delle pietre a spacco e due stele in pietra sovrastante a sostegno del busto bronzeo dell’alpino. Fu approvato da tutti i presenti, al che informai l’architetto Paolo Giacomelli che poteva procedere con la realizzazione del disegno esecutivo con tutte le misure da portare in Comune. Gli bastarono venti giorni per realizzarlo.

Finalmente avevamo tutte le carte per fare domanda al Comune. Per seguire le pratiche fu incaricato l’alpino Franco Tacconi, al suo primo incarico per il gruppo, per poi seguirne molti altri nel corso degli anni fino a diventare punto di riferimento per tutto il gruppo per le sue capacità organizzative e la seria determinazione nel portarle a termine. Oltre ad aver coperto il ruolo di capogruppo dal 2009 al 2021 svolge ancora incarichi fino ai giorni nostri, ma questa è un’altra storia…

Nei primi giorni di maggio 1980 arrivò il permesso, si poteva incominciare con i lavori. Seguì la conseguente riunione di consiglio dove ad ognuno venne assegnato un incarico, nel mio caso di provvedere per i materiali e coordinare i lavori, ed insieme al capogruppo ci recammo alla segheria Guardini di Fane, ove consegnammo il disegno. Con entusiasmo accettarono di fornirci le pietre, quindi ci accordammo sul prezzo di lire 500.000, con la raccomandazione di Giacomelli che il materiale fosse di buona qualità per durare nel tempo. Nei giorni successivi eravamo alla ricerca di una fonderia per il busto dell’alpino e, chiedendo qua e là, ci venne indicata la Fonderia Opere d’Arte O. Brustolin, che accettò di fornirci il busto (il cui bozzetto fu ad opera di don Luciano Carnessali) al prezzo di lire 2.000.000.

Nei primi giorni di settembre si fece lo scavo per posizionare le pietre del monumento, andammo a prendere le pietre, le posizionammo come da disegno e il tutto fu cementato per aumentarne la stabilità. Fu posizionato poi il busto in bronzo dell’alpino e lavorammo la terra del prato per la semina dell’erba. Tutto era finito, bisognava organizzare l’inaugurazione del monumento per dare più risalto all’avvenimento e pensammo di fare la sera prima dell’evento una serata di cori. L’alpino Franco Tacconi conosceva Roberto Rossin di Radio Monte Baldo, esperto di queste cerimonie essendo anch’egli alpino, che ci propose di aggiungere ai cori i magnifici sette poeti dialettali del “Filò”: Giampaolo Feriani, Gianni Recchi, Enzo Franchini, Bepi Sartori, Tolo Darè, Berte Rossignolo e Bruno Etrari.

Essendo in ottobre era impensabile poterlo fare all’aperto, occorreva una struttura che potesse contenere tante persone. Venimmo a sapere che a Rosegaferro si poteva ospitare un circo vero e proprio con la capienza di seicento persone, perciò andammo da queste persone e ci accordammo sul prezzo di lire 300.000 che prevedeva il montaggio e lo smontaggio della struttura a loro carico e tutto accompagnato dalla carta di omologazione della direzione generale della protezione civile.

Fu così che giovedì 17 ottobre 1980 nella piazzetta della pesa fu montato il circo, al cui interno venne eretto il palco, il Comune ci fornì sedie e panchine, gli alpini elettricisti realizzarono l’impianto di illuminazione e quello microfonico. La sera del venerdì 18 tutto era pronto, in paese non si parlava d’altro, tutti erano entusiasti per questo avvenimento. Ricordo infatti che in quegli anni nel nostro paese osterie e bar, chi per una ragione e chi per un’altra, erano tutti chiusi. Non c’erano luoghi di aggregazione.

La sera del sabato l’apertura era prevista per le 20.30, ma la gente cominciò ad arrivare molto prima. Sembrava che il paese si fosse svegliato da un lungo letargo, era un’occasione per stare finalmente tutti insieme. Noi organizzatori eravamo preoccupati per le tante persone arrivate che volevano entrare, si sa che il circo è sorretto da tiranti e pali liberi che, se maldestramente urtati, si mette in pericolo la statica della struttura. Verso le ore 20 il circo era pieno, le persone erano stipate come sardine.

Seduti in prima fila vi erano il sindaco Giorgio Gatto, il capogruppo Francesco Giacomelli, il presidente dei combattenti Carlo Scattolini ed il professor Andrea Fiorini. Roberto Rossin presentava il susseguirsi delle esibizioni: il coro “Montegaletto” incominciò con alcune cante e poi venne il momento dei poeti dialettali. Era commovente vedere questi signori non più giovani recitare con tanto impegno le poesie fino a fondervisi per diventare essi stessi poesia, per l’entusiasmo, la voglia di divulgare, comunicare col pubblico, far capire l’importanza della poesia che con poche parole risveglia tante emozioni.

Tra i poeti ed il pubblico si era creato un connubio magico, gli applausi erano accompagnati da “grazie, grazie”, l’entusiasmo era alle stelle. L’intrattenimento andò avanti fino alle 23, poi cominciò la consegna delle targhe ed i ringraziamenti per chi aveva contribuito alla serata. Piano piano la gente si alzava per uscire ma lo faceva in silenzio. Dai loro volti si percepiva l’emozione regalata loro da quella serata resa magica dalla poesia, e tornarono a casa soddisfatti.

In tanti però si fermarono per chiacchierare in compagnia ancora un po’, quindi chi abitava lì vicino aprì cantine e taverne. Nell’area degli attrezzi vi era una carriola, in due partirono e fecero il giro di queste cantine fino a riempire la carriola di bottiglie, motivo per cui la gente si trattenne nel circo sino alle 4 del mattino. Alcuni per andare a casa presero la direzione opposta, era evidente che il vino della carriola fosse di buona qualità. Tutti gli alpini che avevano degli incarichi si ritirarono a mezzanotte. Ci aspettava una giornata importante, non si doveva sbagliare niente.

L’appuntamento era alle ore 7 dentro il circo, tutti presenti per svolgere il proprio incarico. Avevamo tutti il programma scritto del susseguirsi della cerimonia per l’inaugurazione del monumento ma nel frattempo cominciò a piovere piuttosto forte. Fu così che scoprimmo che il telo del circo presentava delle crepe, entrava l’acqua da tutte le parti, lì era impossibile consumare il pranzo come venne previsto, quindi l’alpino Gino Ambrosi (futuro capogruppo) andò a cercare un altro posto.

Si rivolse al direttore didattico, professor Andrea Fiorini, per chiedere il permesso di usare il salone delle scuole elementari per consumare il pranzo, cosa non facile, era una grande responsabilità, ma vista l’emergenza il professore cortesemente ci diede il permesso, così con dei camioncini spostammo tavoli, sedie e tutto l’occorrente per il pranzo all’interno del salone.

Alle ore 10 arrivò il presidente provinciale degli alpini, capitano Enzo Dusi, che raggiunse il luogo dell’ammassamento, la sfilata partiva dal piazzale Stilman nel lato nord del paese. Partì la sfilata con la Banda di Sona davanti, al seguito i “Gagliardetti” dei paesi vicini, poi le autorità, il sindaco e gli alpini. Il percorso mostrava bandiere a profusione, sulle ringhiere dei balconi, nei giardini, sui pali dei lampioni, letteralmente ovunque.

Arrivati dinanzi al monumento si formò un semicerchio, davanti gli alpini e dietro tutti gli altri, l’ora dell’inaugurazione era finalmente giunta. L’alpino reduce di Russia Emilio Bagnara tagliò il nastro per accedere al monumento, due alpini rimossero il telo che copriva il monumento. Scattò l’applauso che durò diversi minuti e altri due alpini deposero una corona d’alloro. Il capitano Dusi diede a gran voce l’attenti, la tromba intonò il silenzio, i reduci di Russia e dei campi di prigionia commossi piangevano. Il capitano Dusi prese la parola per il discorso ufficiale e, con la voce rotta per l’emozione, affermò che non aveva mai visto tante bandiere esposte, c’erano più bandiere che case. Proseguì ricordando che il monumento è stato costruito per ricordare chi non è tornato dalla guerra.

Seguì la messa di padre Mario Toninandel, a cui successe la benedizione del monumento, e poi la sfilata riprese per via Prele e via Cavalier Girelli fino ad arrivare al monumento dei caduti della Prima Guerra Mondiale. Si depose una corona d’alloro, il presidente dei combattenti Carlo Scattolini tenne un breve discorso, poi tutti dentro la scuola per il pranzo. Finito il pranzo il capitano Dusi si complimentò con tutto il gruppo per l’ottima organizzazione di quella giornata e ci spronò a tenere alto lo spirito alpino per i valori che rappresenta.

Alle 17 il salone era vuoto, sgomberammo e pulimmo il pavimento e tutto andò bene nonostante la pioggia ma fu un duro lavoro per tutti (tutta la cerimonia è stata filmata, il filmato è conservato tutt’oggi nella nostra segreteria). Questo evento non è merito di singoli ma di tutto il gruppo (di seguito, in foto, è riportato l’elenco originale degli iscritti di quel 1980 con tutte le offerte fatte per il monumento. A tutti loro va il merito di questa giornata indimenticabile).

I capigruppo che si sono succeduti dopo l’inaugurazione del monumento: Giacomelli Francesco (1974-1980), Ambrosi Gino (1981-1987), Camino Giuseppe (1988-2012) e Tacconi Franco (2012-2021). A tutti loro e ai tanti alpini va il merito di aver sempre curato il monumento ed il suo prato. Attualmente il monumento è in buone mani con il giovane capogruppo Nicola Cavallini, che come chi l’ha preceduto provvederà a curare quel luogo per il rispetto e la dignità che merita. Il monumento è là, lo abbiamo costruito con il bronzo e la pietra, materiali che durano per sempre, come i valori che rappresenta: il ricordo dei caduti, l’amore per la patria, la solidarietà e la pace tra la gente. Per chi dalla guerra non è tornato il monumento gli è stato dedicato, perché nessuno di loro sia dimenticato. Mai.

Nell’immaginario collettivo del gruppo il nostro alpino è raffigurato con la piccozza in mano e la mantellina per proteggersi dal freddo, sale sulle vette più alte delle nostre montagne per scrutare l’orizzonte e chiamare chi non è tornato dalla guerra. La sua voce si perde in quella distesa di neve gelata. Non c’è risposta. Ma lui va di vetta in vetta e chiama i nomi dei suoi compagni. Nessuna risposta. E lui continua fino a che muore il giorno, l’oscurità tutto avvolge e cala il silenzio.

L’alpino seduto su una roccia è triste, affranto, i suoi richiami si sono persi nel vuoto, senza risposta. Con le ultime forze rimastegli lancia un grido di dolore che sale fino al cielo per poi posarsi sui campanili della valle. Il vento lieve della sera lo porterà ai piedi del monumento, ove il grido cesserà in un sommesso pianto, che bagnerà la terra dove noi poseremo un fiore e tutti assieme pregheremo per chi non è tornato dalla guerra.

Nicola Franchini
Nato nel 2004 e Palazzolese doc, si è diplomato al liceo linguistico Medi di Villafranca nel luglio 2023. Frequenta attualmente il corso di Scienze della Comunicazione all'Università di Verona ed ha iniziato a collaborare con il Baco da Seta nel novembre 2023 come corrispondente per Palazzolo. Cresciuto secondo il culto dell'automobile, negli anni ha collezionato centinaia di modellini e riviste del settore dell'automotive e visto tutti gli episodi del celebre programma britannico "Top Gear". Ascoltatore sin da neonato dell'emittente radiofonica che trasmette "musica di gran classe", nel tempo libero si diletta ad ascoltare (per ore) la musica, suonare (per altrettante ore) la chitarra e nuotare (fin dai tempi dell'asilo).