La Provincia di verona chiude il cerchio: conti, strade e mozioni nell’ultima seduta prima del rinnovo

Nel pomeriggio del 29 aprile, a Palazzo Scaligero, l’aria era quella delle chiusure nette: documenti sul tavolo, voti in sequenza, qualche scintilla politica e, sopra tutto, la consapevolezza che questa sarebbe stata l’ultima seduta prima del rinnovo di maggio. Il Consiglio provinciale e l’Assemblea dei Sindaci hanno approvato il Rendiconto di gestione 2025 della Provincia di Verona, mettendo in fila numeri e scelte che raccontano come l’ente ha mosso risorse e priorità nell’ultimo anno.

Il dato che pesa di più è l’avanzo di amministrazione “libero”, quello che può diventare cantieri e investimenti: si chiude a 50 milioni di euro, in calo rispetto agli 88 dell’anno precedente. La motivazione sta nella “messa a terra” di progetti che, passo dopo passo, stanno assorbendo risorse, soprattutto su edilizia scolastica e viabilità. In altre parole: meno soldi fermi in cassa perché più interventi sono entrati nella fase operativa.

Subito dopo, la seduta ha avuto il sapore pratico delle strade, quelle che i veronesi percorrono ogni giorno senza pensarci troppo finché non c’è un cantiere o una buca. Il Consiglio ha deliberato la presa d’atto della riclassificazione di oltre 100 chilometri: tratte che passano da provinciali a regionali. Tra gli esempi citati ci sono la Sp 5 Var e la Sp 5 (dallo svincolo Lago di Garda–Lazise della Ss 12 fino a Lazise), la Sp 24 da Valeggio a Bovolone, la Sp 7 da Arcole fino al confine con la provincia di Padova. La consegna tra enti è fissata per il 4 maggio e l’operazione viene letta come un modo per dare continuità alla rete viabilistica regionale.

Poi le mozioni, che spesso sono il termometro politico di un’aula: due quelle votate e accolte. La prima dà mandato al presidente Flavio Pasini di sostenere la candidatura del Comune di Bardolino e del lago di Garda a Capitale Italiana della Cultura 2029, spingendo “sinergie tra i Comuni, enti culturali, associazioni e operatori del settore” e formalizzando il sostegno al Ministero della Cultura. La seconda apre un fronte più ruvido: la crescente concentrazione di progetti su impianti e discariche per rifiuti speciali nel territorio provinciale. La mozione impegna Provincia e Consiglio a portare alla Regione la “preoccupazione del territorio provinciale” e a chiedere un percorso di revisione del Piano regionale, con parole chiave pesanti: “fabbisogno impiantistico regionale”, “criteri localizzativi maggiormente stringenti”, “distribuzione territoriale equilibrata”, “valutazioni cumulative degli impatti ambientali”.

La parte più tesa arriva sul terreno delle infrastrutture: dopo l’esclusione in Commissione di una mozione sul “Traforo delle Torricelle”, la consigliera Sara Moretto propone un ordine del giorno su “Viabilità e infrastrutture strategiche per il territorio veronese. Attraversamento est-ovest a nord di Verona”. Qui esplode il nodo del metodo e delle paternità politiche. Il consigliere Francesco Casella, pur annunciando voto favorevole, attacca la “superficialità” con cui si sarebbe arrivati a votare un testo “uguale a quello che avevo scritto e proposto già nel dicembre scorso”. Mauro Gaspari respinge e vota contro, parlando di atteggiamento “non corretto” e di un testo “che non ricalca con sufficiente forza” una posizione già votata da numerosi Consigli comunali e dal Consiglio regionale. Stefano Negrini prova a chiudere la questione sul punto più politico: “Non ci interessa mettere un cappello personale a questa iniziativa che non è né di Negrini, Moretto o Gaspari, né di Casella. Ma è del Consiglio”, aggiungendo che la Provincia monitorerà la pianificazione della città.

Sul finale, il vicepresidente Luca Trentini rivendica l’unità mostrata, ringrazia chi ha lavorato al testo e auspica “una maggiore condivisione prima della discussione” per arrivare in aula con sintesi più solide. E Flavio Pasini mette il timbro da “ultimo giro di pista”, ricordando il ruolo di ente di area vasta capace di far dialogare i territori anche oltre le competenze strette, citando altri tavoli aperti e lasciando un messaggio ai consiglieri: “Voglio ringraziare tutti voi Consiglieri in questa ultima vostra seduta per il lavoro svolto”, con l’idea che alcuni temi – dal “passante a nord” in poi – torneranno sul tavolo del prossimo Consiglio.

E infatti il prossimo passaggio è già scritto nel calendario: il Consiglio provinciale va al rinnovo domenica 17 maggio, con scrutinio il giorno successivo dalle ore 8. Le elezioni sono state indette con Decreto n. 6 del 30 marzo dal Presidente della Provincia, mentre con Decreto n. 7 dello stesso giorno è stata costituita la commissione elettorale. È un’elezione di secondo livello: votano sindaci e consiglieri comunali in carica dei Comuni della provincia, con un voto ponderato che pesa in base alla popolazione del Comune rappresentato. Il mandato del Consiglio dura due anni e la finestra elettorale scatta entro 90 giorni dalla scadenza naturale. Così la seduta di aprile, tra rendiconto, strade e mozioni, non è stata solo una giornata di atti: è stata una riga di chiusura, prima della pagina nuova che si aprirà a metà maggio.

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