La prevalenza (dannosa) del politico

Da molti anni, a livello nazionale come a quello locale, il tratto dell’omologazione nei media italiani coincide con quella che può definirsi la “prevalenza del politico”, cioè una sopravvalutazione della dimensione politica e una sproporzione tra l’offerta di comunicazione politica e la domanda di informazione del lettore.

Esistono studi che documentano tale fenomeno, con riferimento sia alla quantità di informazione politica sia al primato gerarchico che le notizie politiche hanno nella geografia dei media. Così i titoli di testata in prima pagina riguardanti la politica vantano nei giornali italiani – nazionali e locali – una frequenza non riscontrabile in nessun altro paese europeo.

Allo stesso modo lo “sfoglio”, cioè la geografia tematica dei quotidiani segna con la stessa frequenza alla politica le prime pagine. L’ipertrofia di rappresentazioni politiche spesso non è collegabile a fatti rilevanti, secondo una lettura a posteriori, ma è frutto di un effetto di trascinamento. Così accade, per esempio, che nei giorni in cui nessun’altra notizia si imponga nell’agenda di redazione, la politica finisca per essere un concetto buono per tutti gli usi, con cui caratterizzare l’offerta informativa, altrimenti percepita come debole.

Quello che all’apparenza può sembrare solo una questione tecnica, tutta interna al giornalismo, ha dato vita invece negli anni ad un fenomeno ormai dilagante. Questa ingiustificata visibilità che i media riservano alla politica ha, infatti, creato una generazione di politici che ritengono che la loro presenza e la loro voce sia necessaria ed imprescindibile in ogni ambito e in ogni occasione. Tanto da considerare un delitto di lesa maestà quello di non essere invitati o citati.

Quasi che un evento organizzato da un’associazione, un appuntamento sportivo, una celebrazione civile o religiosa, una festa di quartiere o una manifestazione culturale non possano esistere senza la benedizione laica di qualche amministratore o politico.

Un fenomeno che vediamo accadere anche sul nostro territorio, ormai da molti anni, e che risulta pure profondamente diseducativo per il cittadino che, di fronte a questa continua esondazione invadente ed incontrollata della politica, perde completamente i riferimenti di chi fa cosa in una società equilibrata, e quindi arriva a chiedere all’amministratore locale di intervenire su qualsiasi tema lo riguardi direttamente o indirettamente.

Con tutte le storture che ne conseguono, a partire dai sindaci sceriffi per arrivare ad amministratori che arrivano a gestire in maniera del tutto impropria anche tematiche che sono (sarebbero) di competenza stretta di governo, regione, agenzie varie e addirittura di aziende private.

E’ ampiamente tempo che la politica e i politici tornino ad occuparsi esclusivamente delle gravi responsabilità a cui sono direttamente chiamati. Amministratori meno presenzialisti per comunità più mature e autonome e per un’informazione giornalistica più equilibrata.

Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.