La politica di cui abbiamo bisogno noi giovani a Sona

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Iniziai ad interessarmi di politica durante le superiori, quando della riforma Gelmini si parlava in ogni programma televisivo, quando sulla crisi economica era incentrato ogni telegiornale, e quando all’ultimo Governo Berlusconi succedeva il Governo tecnico Monti. Argomenti che mi toccavano da vicino e che generavano inevitabili confronti con i compagni di classe, con la famiglia e con gli amici, a volte provocatori, altre volte polemici, ma soprattutto informativi.

Ma quante volte parliamo di politica? Ma abbiamo davvero bisogno di parlare di politica?

Sì, abbiamo un urgente bisogno di parlare di politica per il semplice fatto che siamo fatti di “politica”. Recupero gli appunti di filosofia su Aristotele, il quale, a mio parere, ha dato la definizione di uomo più bella di sempre

L’uomo è un «animale politico», e in quanto tale è portato per natura a unirsi ai propri simili per formare delle comunità, e ogni comunità si costituisce in vista di un bene.

Pensiamo al nostro Comune, al nostro territorio: la politica non appartiene solo alla Giunta e ai consiglieri comunali, o, pensando più in grande, a chi appare in televisione in giacca e cravatta ed espone le proprie elucubrazioni (giuste o sbagliate che siano). La politica appartiene anche e soprattutto a noi. Noi giovani. Noi, i “Millennials”, la “Generazione Y”, i “nativi digitali”.

Per poter operare nella nostra comunità e per lasciare il segno nella società il nostro punto di partenza dev’essere la politica: occorre mettersi in gioco in prima persona, confrontandosi con le realtà del nostro territorio, dai gruppi di volontariato alle comunità parrocchiali, dai momenti ludici delle sagre alle manifestazioni culturali e associative.

La politica richiede attenzione e ascolto, impegno e dedizione, conoscenza e capacità critica. Forse il politico che possiede tutte queste caratteristiche non esiste, poiché molti si servono dell’ars politica come strumento improprio, ne abusano. Ma in una democrazia sana ed evoluta anche il cittadino deve (e ha bisogno di) fare politica, aprirsi al dialogo e lavorare a iniziative alternative, proficue e vantaggiose, in grado di superare lo status quo.

Ecco, quindi, come la politica assume la natura della mission: capire come funzionano gli apparati dello Stato e i meccanismi dell’economia, e conoscere le realtà locali e sociali non solo ci permette di non essere influenzati da slogan politicamente corretti, ma anche di acquistare la consapevolezza che il futuro ci appartiene e che abbiamo la possibilità di portare il nostro contributo senza dover affidarci in toto ad altri, politici o uomini di potere che siano. Più grande è il nostro obiettivo, più grandi sono le responsabilità e il potere  attraverso cui il bene sociale si realizza.

Ogni dialogo, ma anche il più piccolo scambio di battute, nasce sempre da una domanda: «Cosa pensi di questo? Ritieni giusto quest’altro? E questo cosa significa?» Ad ogni confronto, sempre e comunque, tutti escono vincitori: c’è chi sa qualcosa di più rispetto a prima, chi, invece, corre ad approfondire l’argomento, e chi coglie l’occasione per informarsi.

La politica è infatti l’unico mezzo in grado di valorizzare lo scambio di idee. In un mondo, ora, perennemente in movimento, in cui tutto è veloce, quasi istantaneo, nulla è facile e scontato, non c’è nessun deux ex machina, niente è gratis, nemmeno le conoscenze né le idee. Il dialogo, invece, non ha prezzo, e grazie ad esso possiamo arricchirci sempre.