La pandemia e la perdita del metodo scientifico, un difetto tutto italiano

Mentre l’epidemia si diffonde in tutto il mondo, continua questo enorme esperimento sociale: ogni popolo e ogni gruppo all’interno di ogni popolo risponde a modo suo proprio alla sfida posta da un nemico invisibile che pare inoltre avere qualche preferenza circa chi colpire con maggior violenza.

E fra i risultati dell’esperimento sembrano emergere delle tendenze che hanno radici del passato remoto, anzi remotissimo.

Sembra ad esempio – o è un’allucinazione cognitiva? – che gli italiani siano prigionieri del proprio lontano e glorioso passato in maggior misura di quanto potrebbe essere causato dal solo studio della storia. In altre parole: quando gli italiani si lasciano andare a congetture fantasiose stanno mimando gli antichi, anche i più grandi tra loro, a causa di una tradizione che ha viaggiato attraverso 80 generazioni oppure perchè a scuola, sempre in ritardo con il programma, non si è studiata a sufficienza l’età moderna e contemporanea?

Perché è indubbio che quando Aristotele ipotizzava, per ragioni di simmetria, che la Terra dovesse essere sferica e che nel sud del mondo ci dovesse essere un continente abitato, faceva delle meravigliose congetture fantasiose, il che ne fa sì un genio, ma non del tipo che è stato Einstein. I moderni, a partire dai dati misurati (per Einstein la misura della velocità della luce avvicinandosi ed allontanandosi dal Sole) fanno delle congetture logiche e fantasiose (la teoria della relatività) ma poi le sottopongono a verifica sperimentale (le osservazioni accurate durante le eclissi e i passaggi di Mercurio vicino al Sole).

Gli antichi invece, concependo la Natura come Creato e quindi dotata di senso, scopo, logica, si accontentavano di ragionarci su: fuoco e aria vanno verso l’alto perché sono leggeri, terra e acqua verso il basso perché son pesanti. Punto.

Newton (pure lui durante una chiusura delle università dovuta a un’epidemia, ma di peste) si inventa una misteriosa (a tutt’oggi) forza di gravità che spiega i movimenti dei corpi nel mondo terrestre e nel mondo celeste ma poi la sottopone a verifica sperimentale. Ancora oggi la si verifica e la si misura (onde gravitazionali) e, finora senza frutto, si cerca di capirne l’origine.

Oggi di DPCM in DPCM pare proprio che le reti social in lingua italiana siano in gran parte rimaste all’età antica: vi si trovano ipotesi le più fantasiose sul virus e sul suo diffondersi (il che non è un male) ma raramente l’idea conseguente che queste teorie debbano essere sottoposte a verifica sperimentale (il che è non-moderno, non all’altezza dei nostri progenitori rinascimentali, appena 20 generazioni fa).

Non è forse un caso che i dati che sono diffusi quotidianamente provengano da università anglosassoni e tedesche, i popoli che più di ogni altro in questi ultimi secoli hanno interpretato a fondo il ruolo del ricercatore scientifico instancabile che misura, pensa e rimisura, provando e riprovando, senza sosta e senza verità rivelate in tasca.

E se guardiamo al Veneto… ogni tanto sembra, ma senza dubbio non è così, che lo stesso ragionare sia scoraggiato, con o senza indagine sperimentale. Sarà quel che sarà, intanto mangiamo e beviamo, che il futuro potrebbe essere baciato dalla fortuna oppure essere segnato. Senza l’idea che noi si possa, insieme ed organizzati, cambiare il corso degli eventi.

Non è forse, in piccolo, una parabola dell’ascesa e della caduta di Venezia?