La musica “in corsivo” e quella gran voglia di comunicare

Diventa ormai quasi inutile dire che stiamo vivendo periodi particolarissimi, che ci hanno portato come non mai a percepire un senso di precarietà e, con esso, di radicale cambiamento delle nostre vite.

La musica è sempre stata uno dei comparti in cui mode, eventi, accadimenti hanno rapidamente cambiato il gusto generale. Magari noi in Italia non sempre l’abbiamo recepito velocemente, siamo pur sempre la patria del melodramma, della tradizione del bel canto e, per quanto in questo spazio io mi dedichi prevalentemente al mondo della musica pop, è cosa assai nota che, quella che noi definiamo “musica moderna”, abbia sempre attinto a piene mani dalla classica e dalla lirica, cosa quasi sempre effettuata in modo “carbonaro” dagli autori.

Bohemian Rhapsody dei Queen, ne è, per esempio, una fantastica eccezione. Ma se volete approfondire invece quanto questa trasposizione sia stata effettuata, vi invito a leggere un bel libro, “Quello che le canzoni non dicono” di Davide Pezzi. Scoprirete molte curiosità sulla nascita di canzoni famosissime.

Mi rendo conto di aver divagato non poco dall’argomento di cui voglio parlarvi. Ecco allora la parola chiave su cui focalizzarci: cambiamento. Tutto sta cambiando, profondamente, e cambiare non è facile. Ve lo dice un passeggero dei primi vagoni del treno degli “anta” che sta transitando sulla rotaia della vita.

Ho visto feroci discussioni social a seguito dello spettacolo di beneficenza organizzato dai ricongiunti Fedez e J-Ax: una gran parte di utenti hanno parlato di “deriva della musica”, “nulla cosmico” oppure “immondizia musicale totale” (e ho riportato i commenti in modo elegante). Sul fronte opposto, invece, sostenitori di rap, trap, autotune che ritengono la musica di oggi “reale”, “diretta”, “onesta”. Chi ha ragione? Tutti. Oppure nessuno.

Perché ciò che c’è oggi è frutto di ieri, e quindi del passato porta radici che non vanno denigrate. Ma l’oggi va a sua volta preservato perché è comunque l’espressione di quello che siamo diventati, e se spesso la musica “dei giovani” esprime disagio, negatività, lessico volgare, temi cruenti, non significa che le composizioni siano frutto di un decadimento totale di talento o di ispirazione. Evidentemente, come sempre, di assoluto soprattutto nella musica non c’è nulla.

Certo anche io, a 57 anni, quando sento Shakerando, uno dei successi più importanti degli ultimi mesi, che è un pezzo dal testo volgarmente ardito, non provo piacevolezza. Perché penso a Quella carezza della sera, a I migliori anni della nostra vita, a Rimmel o a tanti altri pezzi immortali. Penso alla delicatezza, alla pace, al sogno. Ma secondo voi, un adolescente che oggi legge le notizie del mondo sui social (una volta avrei detto che guarda il Tg ma non succede più) è invogliato a sognare, a provare sentimenti di “Peace and love?”.

Calma però. Non facciamo di tutta un’erba un fascio. Perché ci sono Ultimo, Irama, Coez, giusto per citarne alcuni, che raccontano ai giovani un mondo ancora di speranze, così come Jovanotti che salta sulle spiagge con il più giovane di tutti, quel Gianni Morandi con le camicie hawaiane a fiori, che ci sbatte in faccia come sia l’anima, e non il corpo, a segnare l’età che abbiamo veramente.

Perché ad oggi, per abbracciare il cambiamento, dobbiamo cercare di capirlo. E non pensare che dietro a qualcosa di apparentemente controcorrente, provocatorio o disarmante, ci sia solo la sfrontatezza del vuoto assoluto.

Prendete il caso mediatico dell’anno. Quello del “parlare in corsivo” della regina di Tik Tok, la oramai notissima Elisa Esposito. Sfrontata, esagerata, antipatica. Le ha tutte. Certo, non così tanto da essere addirittura minacciata di morte come invece si racconta sia successo. Eppure, non possiamo credere che dietro a questo grande riscontro (beninteso non capitato casualmente come vogliono farci credere, ma frutto di una pianificazione riuscita) non ci sia qualcosa su cui ragionare.

Dietro al “parlare in corsivo” e a quella curiosa e blasfema idea di cambiare cadenze e accenti, si nasconde una gran voglia di comunicare in modo nuovo, fuori dagli schemi, ribelle.

E così anche nella musica, abbiamo un proliferare di cantanti che cantano in corsivo. Come si esprime il canto in corsivo? E’ presto detto: con un allungamento vocalico dei suoni oltre il necessario, detto in gergo tecnico “dittongazione”.

Madame, Blanco, Sangiovanni, Rkomi (nella foto), solo per citarne alcuni, hanno fatto la loro fortuna utilizzando questa particolare tecnica interpretativa. Forse hanno solo seguito una moda, il dibattito è aperto. Certo, hanno trovato uno stile personalissimo, elemento fondamentale per i giovani che aspirano a ritagliarsi un angolo nel mondo musicale.

A proposito, aggiungo una ultima cosa. Se qualcuno pensa che “il cantare in corsivo” sia moda recente, si ricreda. Qualche anno fa a “dittongizzare” si dilettava una giovane cantante a detta di molti abbastanza bravina. Si chiamava Amy Winehouse. C’è bisogno di aggiungere altro?

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Massimo Bolzonella nasce a Verona il 13 maggio 1965 intorno alle ore 22. Giornalista pubblicista dal 1991, ha prestato la sua voce alla radiofonia veronese per quasi 40 anni. Scrive e vive di musica Italiana, ha curato la comunicazione web di Umberto Tozzi per 12 anni. Sposato, ha due figli, due gatti e un cane. La frase della sua vita è "Sai dove vado adesso? A farmi il mondo", pronunciata da John Travolta nel film "Stayin'alive" dopo il trionfo da primo ballerino a Broadway.