“La musica è passione che riempie la vita”. Alberto “Pippi” Cavazza e quel microfono pieno di sensazioni, amici e ricordi

Oggi vado a intervistare un concittadino del Comune di Sona. Questa volta non devo fare molta strada perché l’intervista la farò nella mia cucina tra un pasto e un caffè, essendo l’intervistato il mio fidanzato Alberto “Pippi” Cavazza.

Perché questo soprannome “Pippi”?

L’ideatrice è stata mia sorella maggiore, da bambino canticchiavo di continuo la sigla di Pippi calze lunghe, per scherzare iniziò a chiamarmi Pippi in casa e fuori, piacque a tutti perché da allora sono diventato e rimasto il “Pippi”.

Sei una persona che oltre al lavoro coltiva varie passioni: giochi in una squadra amatoriale di calcio e spesso ti trovi a fare le prove con i tuoi amici nei vari gruppi musicali. Quando è iniziata la passione per la musica?

Già da bambino capitava spesso di cantare canzoni popolari quando ci si trovava in famiglia tra parenti. I miei genitori usavano farci cantare come escamotage nei viaggi in automobile per farci passare il mal d’auto e devo dire che a volte funzionava. Avevo circa dieci anni quando mio padre fece sistemare la chitarra acustica di mio nonno Gerardo, mio secondo nome. Cominciai a strimpellare questo strumento, mi piaceva suonarlo; comprai dei libretti per imparare gli accordi e me ne stavo in cameretta a studiare le canzoni. Iniziai così: provando, ascoltando e riprovando con impegno e costanza.

Hai un’ampia conoscenza in campo musicale, da dove arriva e chi te l’ha trasmessa?

E’ grazie all’ascolto di qualsiasi genere musicale! Mi piaceva sperimentare tutta la musica, non mi sono mai fermato a pareri altrui. Un giorno nel campo di fronte casa, dove andavo a giocare, trovai dei vecchi 45 giri che qualcuno aveva buttato, in mezzo a quei dischi c’era un capolavoro che cambiò la mia vita: era Sgt. Pepper’s dei Beatles. Colpo di fulmine. Mi appassionai al genere rock. A tredici anni ricevetti in regalo dai miei genitori la mia attuale chitarra acustica. La passione per la musica crea aggregazione, tra amici ci si prestavano le musicassette era così che si veniva a conoscenza di nuovi gruppi e generi musicali. Alle superiori un amico mi fece scoprire i Led Zeppelin, altro colpo di fulmine. Ascoltavo e riascoltavo, cercavo continuamente di ripetere i suoni che mi piacevano. Ricordo mio padre che quando passava davanti a camera mia era solito borbottare dicendomi che ascoltavo la musica dei “drogati”.

Nelle foto Alberto “Pippi” Cavazza in concerto.

Quando hai iniziato a suonare su un palco davanti a un pubblico?

A diciassette anni entro a far parte della mia prima band. Mio fratello suonava con un gruppo di amici e stavano cercando un cantante, mi chiesero di unirmi a loro. Iniziò il rituale del lunedì sera: le prove! Era il 1988 ero fresco di congedo dal servizio militare, quando ci esibimmo al nostro primo concerto a Dossobuono, una manifestazione con vari gruppi. La scaletta comprendeva brani di: U2, Police, The Smiths; ci vide arrivare secondi. Dopo di allora, dove c’era da suonare andavamo! Venivamo chiamati a feste, discoteche, sagre di paese; suonavamo brani dei Led Zeppelin, U2, Jethro Tull, Pink Floyd, Genesis, Eric Clapton, Beatles. Di tutto un po’, soprattutto suonavamo quello che ci piaceva. Negli anni cambiarono alcuni elementi della band, ma eravamo sempre e comunque amici.

Quindi è da 35 anni che suoni?

Diciamo che ho avuto una pausa di cinque anni dovuta al matrimonio e alla nascita di mia figlia Alice. Mi allontanai dalla musica e dal calcio. Alle volte bisogna scendere a compromessi, nel mio caso non è servito.

Come hai fatto a riprendere?

Una sera in un locale trovai una vecchia amica che spesso veniva a sentirci. Tra una chiacchiera e l’altra mi chiese se suonavo ancora, perché il suo fidanzato aveva formato una band e stava cercando un cantante per un progetto: una tribute band sui Pink Floyd. Mi presentò il suo fidanzato: era Luciano Ghezzi, bassista di Luciano Ligabue nei primi album. Andai a provare con questa nuova combriccola. Da allora diventai a tutti gli effetti un membro degli Eclipse e lo sono tuttora. Ho conosciuto persone splendide diventate grandi amici, alcuni di loro si dedicano alla musica per lavoro, altri come me la vivono come hobby e passione personale. Da venti anni siamo amici consolidati. Con alcuni elementi abbiamo creato dei sottogruppi, dove suoniamo rock anni 70-80 per situazioni più ridotte, poiché gli Eclipse contano dieci persone. Avevamo bisogno di una formazione ridotta per i locali più piccoli, ed ecco che nascono varie dimensioni: The Poians, i No More Delay e i Coffee Jam.

Siamo giunti ai giorni nostri, cos’è la musica per te? Cosa ti ha dato?

La musica per me significa soprattutto divertimento, sensazioni, amici e ricordi. Riporta indietro nel tempo, rallegra e rattrista. Basta l’ascolto di alcune canzoni e mi ritorna in mente il volto di persone che non ci sono più, di situazioni, posti, sorrisi di un tempo. Quando un brano lo sento particolarmente mio, parte dalla schiena quel brivido che mi rizza i peli delle braccia, lo sai bene perché ti viene sempre da ridere! Mi piace scrivere canzoni, lo faccio spesso quando ho qualcosa da dire, quando qualcosa non va, oppure semplicemente quando ho passato una bella giornata. La musica mi aiuta a incanalare quelle emozioni e parole che girano in testa riuscendo a farmele esprimere. Altre volte è il contrario; trovo qualche accordo giusto, una buona melodia e tutto nasce semplicemente senza testo, allora prendo le istruzioni in inglese del ferro da stiro e registro il cantato. (Ridiamo). Grazie alla musica ho conosciuto un sacco di persone e amici veri. Mi diverte, mi piace farla e mi piace quello che ne viene fuori quando ci si trova tra amici, in compagnia, alle prove o davanti a qualche piatto fumante con del buon vino. Tante volte è impegnativo andare a Mantova per le prove dopo lavoro, essere ore prima sul luogo del concerto per montare gli strumenti e andarsene ore dopo aver smontato, ma è stimolante. Per me è divertimento e voglio che rimanga così. Quando mi diverto tutto va bene e tutto viene naturale. Così vivo la musica e non soltanto quella, tutto quello che faccio, lo faccio con entusiasmo e passione. Vale anche per il calcio, se vuoi possiamo parlare della mia esperienza nel calcio! Perché io sono un calciatore!

Grazie Pippi, per ora va bene così, quella è un’altra storia.

Related posts