La Musica che Gira Intorno: Shel, il ribelle senza età (di cui abbiamo ancora bisogno)

Ci sono personaggi che entrano nella musica e nel mondo artistico da porte che non sono sempre le principali, ma che spesso si rilevano ingressi apparentemente scomodi che nel tempo diventano punti di accesso verso riflettori plurigenerazionali che portano a situazioni irripetibili.

Ha compiuto in questi giorni la cifra tonda di ottant’anni il londinese Shel Shapiro, leader degli indimenticabili cavalieri beats: i Rokes. Anni ‘60, pezzi mitici: da Che colpa abbiamo noi a Bisogna saper perdere, alla versione italiana di Save the last dance for me, a Che freddo fa eseguita a Sanremo 1969 in doppia versione con Nada, anche se resterà famosa nel tempo solo l’esecuzione della collega.

Shel ha rilasciato una intervista al Corriere della Sera a firma della collega Sandra Cesarale che riesce, semplicemente ponendo le domande essenziali e centrate, a delineare efficacemente la grande statura del personaggio.

Innanzitutto, va ricordato che, nonostante siano passati più di cinquant’anni dall’invasione musicale nella hit parade dei dischi più venduti (17 milioni di copie, giusto così per dire), Shapiro è tutt’altro che un personaggio fuori dal tempo.

Cantautore, musicista, discografico, scrittore, attore. Si perché poi, se nell’immaginario collettivo Shel era il leader di “quelli che non hanno mai perso la loro tipica cadenza britannica”, esiste il musicista Shapiro che ha prodotto e convinto Riccardo Cocciante a cantare un pezzo strepitoso come Cervo a Primavera ( ehm… parliamo di Cocciante, mica Bertoldo, uno che dopo essere entrato nella storia della musica d’autore italiana si è permesso di scrivere quella opera musicale che “qualche spettatore lo ha fatto” con il titolo “Notre Dame de Paris”).

Shapiro ha prodotto anche Barbarossa, Mia Martini, Mina, Ornella Vanoni, Patty Pravo, e scritto Rumore per Raffaella Carrà. Ha scoperto i Decibel, capitanati da quell’uomo dagli occhiali bianchi di nome Enrico Ruggeri. Ha scritto otto libri, fatto sei film più la fiction Capri in un’interpretazione carismatica che gli amanti del genero faranno fatica a dimenticare.

L’Italia è un paese davvero strano. Di fronte ad un’artista di così grande versatilità, storia e caratura in un altro Paese staremmo scrivendo di qualcuno a cui dedicare una statua in piazza, o comunque un personaggio ricercato da tutti. In realtà non è così, per l’oramai noto semplice motivo. Shapiro ha sempre fatto tutto per talento, curiosità, voglia di confrontarsi. Non per finire nei rotocalchi come qualche figaccione di uno dei reality “acchiappa gossip” o rivista di estetica osannazione popolare.

Parla volentieri della sua storia ma quasi scappa dai ricordi. Non vuole vivere di passato, ma di presente, futuro, prospettiva. Insomma, un ottantenne in realtà solo all’anagrafe, piacevolmente tormentato dal sacro fuoco della creatività e delle esperienze, soprattutto se fatte di scambi musicali a ogni orbita, livello, dimensione. Perché la musica è così: spazio di gioia senza reti di protezione, confini e ostacoli. E solo chi la pensa così ottiene il risultato più difficile: resistere nel tempo, a dispetto di tutto e tutti.

Anche essendo scomodo, non ammiccante, poco propenso alle tentazioni di strumentalizzazione del marketing che spesso ingigantiscono o annichiliscono le doti essenziali del talento puro, unico, sostanzialmente frutto di uno stato d’essenza indiscutibile.

Non facciamo confronti con “la durata” degli artisti della musica di oggi, perché ogni tempo è diverso da un altro, e ogni situazione è giusto che sia contestualizzata dal cambiamento e dalla unicità. Ma diciamolo chiaramente: abbiamo sempre più bisogno di veri innamorati della creatività, capaci di rapire ed essere rapiti da un bisogno irrinunciabile di trasferire al pubblico quell’ondata di emozioni che solo un vero codificatore chiamato talento, può trasportare con la naturalezza e l’umanità che accomuna il nostro vivere.

Tornando agli ottant’anni raggiunti da Shapiro, c’è una bellissima frase espressa nell’intervista al Corriere: “Il mio compleanno è più importante per gli altri che ti valutano in base all’età, non alla creatività”. Shel, God bless you ovvero che Dio ti benedica. Quale miglior finale per questo pezzo?

Massimo Bolzonella
Massimo Bolzonella nasce a Verona il 13 maggio 1965 intorno alle ore 22. Giornalista pubblicista dal 1991, ha prestato la sua voce alla radiofonia veronese per quasi 40 anni. Scrive e vive di musica Italiana, ha curato la comunicazione web di Umberto Tozzi per 12 anni. Sposato, ha due figli, due gatti e un cane. La frase della sua vita è "Sai dove vado adesso? A farmi il mondo", pronunciata da John Travolta nel film "Stayin'alive" dopo il trionfo da primo ballerino a Broadway.