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Dammi tre parole: sole, cuore e amore, recita il notissimo pezzo lanciato da Valeria Rossi. Se consideriamo questo refrain un’equazione, di certo possiamo accostare alla “espressione matematica” della festività di San Valentino le canzoni d’amore.

Credo che ognuno di noi abbia nella sua vita un motivo musicale che accosta più di altri a quello che è il più potente sentimento che il buon Dio ci ha dispensato.

Mi hanno chiesto molte volte di esprimere le mie preferenze in merito alle canzoni d’amore, ipotizzando sovente o chiedendomi di Ti amo di Umberto Tozzi, datosi che ho lavorato diversi anni con lui.

Il mio primo approccio con questo pezzo fu nel suo anno di uscita, il 1977, uno credo dei più prolifici anni di sempre che la musica abbia avuto in assoluto. Il tormentone tozziano fu veramente un fenomeno incredibile in quell’estate: questo pezzo così blues, cantato dalla voce di Umberto decisamente e fascinosamente nuova per l’epoca, condita dal testo rivoluzionario scritto dal grande Maestro Giancarlo Bigazzi, che ebbe il coraggio di infrangere ogni celato pudore dell’epoca parlando per la prima volta in una canzone de “l’amore che a letto si fa” accostato alla meravigliosa idea poetica della “farfalla che muore sbattendo le ali”. Una vera e propria bomba!

Ricordo che comprai il 45 giri (quello che oggi chiamiamo singolo, il disco piccolo col buco grande per capirci) alla Standa di Verona, via Roma. Nel retro aveva un coupon che ti permetteva di poterlo ridare al rivenditore in caso di acquisto del disco 33 giri (quello grande col buco piccolo contenente più canzoni) ottenendo la restituzione di quanto pagato per il 45 giri, o meglio lo sconto di quanto già pagato.

Che poi nel tempo si sono moltiplicate le interpretazioni del testo di questa canzone su una delle più anomale immagini della storia della musica, quella di quel “guerriero di carta igienica”, frutto di una geniale intuizione dello stesso Bigazzi, forse al tempo nemmeno compresa.

Mi hanno chiesto spesso “ma Umberto ti ha raccontato come è nata?”, così come accade con Gloria. E sarebbe bello raccontarvelo qui, ma vi devo deludere. Perché una delle cose in cui Tozzi si dimostra più schivo e sfuggente è proprio il racconto della fiamma compositiva di un pezzo. Perciò più di sapere che Bigazzi aveva un blocco su cui sviluppava il testo, e Umberto imbracciava la chitarra per costruirci il giro musicale, non riesco davvero a dirvi.

Tozzi non è uno che ama di solito chiedere consigli, da confrontarsi con persone che non siano nel progetto musicale a cui sta lavorando. Visto il successo che ha ottenuto ha ragione lui… anche perché lui e Bigazzi hanno sempre voluto tenere per loro la magia compositiva dei successi planetari che hanno composto, non spiegando mai in verità chi scrivesse i testi, e chi le musiche.

Tornando a Umberto Tozzi e alla sua scarsa propensione al confronto, mi porto però a casa un centro da punteggio pieno: era l’anno 2009. Umberto ha pronti alcuni brani inediti, ma sono pochi per metterli in un disco e racconta in studio a Pistoia, dove stava ultimando i mixaggi, ai suoi collaboratori, e io ero presente, che non riesce a trovare un titolo che potesse essere adatto a spiegare in poche parole il senso del lavoro.

Racconta alcuni titoli pensati da lui, un suggerimento del figlio e un altro di non ricordo chi. Lo guardo come illuminato e gli dico “Umberto, chiamalo Non solo live!”. Lui mi guarda subito convinto, ripete un paio di volte il titolo e dice “Ecco, questo si che mi piace”. E fu così che il vostro umile scrivano poté fregiarsi di vedere un disco titolato da una propria idea. Che soddisfazione! Se vi capita di curiosare nella discografia di Tozzi, troverete il mio nome in tre dischi. Beh, che dire, una cosa da raccontare ai nipoti.

Certo lo spunto di questo pezzo era “San Valentino e le canzoni d’amore”, ma la mente e la penna mi hanno portato in tutt’altra direzione, non tanto o per lo meno non solo per il mio malcelato ego, quanto invece per raccontarvi come nel mondo della musica le vie di realizzazione delle cose vadano nelle direzioni più disparate.

Del resto mica potevo scrivere un pezzo citando le solite canzoni che finiscono nelle compilation per gli innamorati (toh, un altro titolo di una canzone di Umberto): diciamo che per me parlare di musica e parlare d’amore non è così differente.

Sono così indispensabili entrambe nella mia vita. Quando mi capita di cambiar macchina, la prima cosa che guardo è l’autoradio. Non vi dico che ho scelto la macchina solo in base a questo elemento, ma che ho chiesto di cambiare l’autoradio di serie perché la volevo diversa… si! Certo che si! Le macchine che ho avuto non si sono mai accese prima che si accendesse la radio. Al massimo, vista l’evoluzione degli impianti moderni, contemporaneamente.

Vedete cari lettori? Sto parlando d’amore, quell’amore per la musica che in fondo ti fa essere sentimentalmente felice ogni giorno. L’amore è in tutte le persone che incontriamo, in tutte le cose che facciamo, in tutti i ricordi del passato e speranze per il futuro che abbiamo.

Cerchiamo di goderne ogni giorno: un bel modo per avere 365 giorni l’anno di San Valentino da festeggiare. Vi sembra poco?