La musica che gira intorno: No che non M’annoia. Il potere della musica fatta bene, anche in televisione

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Amici lettori, non potevamo certo non recensire lo spettacolo musicale e televisivo “La Musica che gira intorno”; un po’ perché ci hanno copiato l’idea del titolo (ma essendo una canzone di Fossati non ne abbiamo il copyright), e un po’ perché non potevamo nella nostra rubrica dedicata alla musica, non parlare di una grande serata di musica, che vedrà la sua seconda e ultima puntata su Rai Uno venerdì prossimo.

Padrona di casa, spalla e protagonista, duettante e duettata: una delle più belle voci di cui l’Italia può gloriarsi, quella Fiorella Mannoia che non è mai stata tra le mie preferite da “uomo di anima rock”, ma che indubbiamente ha il pregio di sposare la tecnica di una voce purissima, con la scelta di canzoni mai banali e sempre scritte da penne nobili del panorama autorale tricolore.

Quando la Mannoia canta una canzone, capisci bene le parole, e se capisci bene le parole capisci bene il senso della canzone.

Che banalità, dirà qualcuno di voi. Non tanto, dico io: ascoltate Malika Ayane, Giusy Ferreri o Anna Oxa per dire. Sto parlando di cantanti che non si discutono, ma che non hanno la tecnica di Fiorella e che hanno nella loro caratterizzazione di gorgheggio il fascino della musicalità, che diventa attraente quanto distrattivo nella comprensione testuale.

La Mannoia l’ho incontrata, sì. Qualche intervista al Festivalbar, un po’ più profondamente qualche anno fa quando cantò in piazza a Zevio. Dato che Radio Adige per cui lavoravo era media partner, mi trovai piacevolmente coinvolto nell’organizzazione dell’evento che vide Piazza Santa Toscana gremita di pubblico. Di Fiorella quando la incontri ti colpiscono due cose: la prima è che è una donna a mio avviso molto più bella di come appare in tivù. Aldilà dei capelli rossi che oramai saranno inevitabilmente tinti per combattere il passare del tempo, ha delle piccole lentiggini rosse che il trucco del palco evidentemente nasconde, ma che la rendono più dolce e femminile di quanto sembri. La seconda è che quando le parli ti guarda dritto in faccia. Ti ascolta davvero, entra nel tuo mondo in modo naturale e interessato.

Cosi quando la conosci non hai l’approccio con la sola artista, prima di incontrarla conoscevi la Mannoia e dopo puoi dire di aver conosciuto Fiorella.

Questo pensiero mi è tornato alla mente, quando fu annunciata la sua presenza a Sanremo 2017 con “Che sia benedetta”. Molti artisti sputano su Festival perché affermati, snob, non bisognosi di promozione.

Lei no, aveva una bella canzone che voleva portare alla manifestazione più importante della Musica Italiana. Così si fa, cari miei. Poi perdi e arrivi seconda dietro alla scimmia di Gabbani. “Ecchisenefrega” disse lei, “non sono andata per vincere”. Chapeau.

Ah aspetta, una curiosità da artista dietro le quinte da raccontarvi ce l’ho. Fiorella è vegetariana, e quando un artista viene scritturata per fare un concerto, viene fornita all’organizzazione la dotazione di allestimento strumenti che il Service deve fornire. Aspetta sono stato troppo tecnico, intendo dire in parole più semplici, che se non usi gli strumenti dei tuoi musicisti, invii alla organizzazione il dettaglio della strumentazione che ti serve e, insieme a questo, le richieste di cose che l’artista desidera avere in camerino (ho usato la parola “desidera” ma potevo usare “vuole”, per non usare la più crudele ma reale “pretende”).

Ebbene, gli amici di Zevio, di Verona Folk ed io rimanemmo un po’ sorpresi dalla lunghissima lista di richieste. Frutta e verdura di ogni tipo, succhi, prodotti esotici, fiori. Tutto rigorosamente fresco e descritto in quantità e peso. Insomma, una cosa veramente incredibile. Che qui almeno era richiesto dall’artista.

Beh faccio una piccola digressione sul tema, ma credo ne valga la pena. Ricordo quando ero a Sanremo nel 1994, ospiti i Take That. Invitato con altri giornalisti alla conferenza stampa, incontrammo Robbie Williams e compagni (in quella occasione il mio inglese era molto migliorato rispetto a quanto vi raccontai di Robin Gibb visto che quello era un episodio più datato). L’organizzazione sanremese aveva allestito un mega buffet, il più grande visto nella mia vita. I Take That, che in quel periodo avevano ragazzine che svenivano ad ogni angolo ed erano il gruppo più famoso del mondo, si concessero per poco tempo. Non toccarono nulla, e noi giornalisti mangiammo smisuratamente sia a mezzogiorno sia alla sera. Fu divertente l’assalto ad ogni ben di Dio.

O mio caro direttore Mario del Baco, tu mi hai offerto questo spazio dandomi la libertà di esprimermi, ma temo che in questa occasione vorrai tagliarmi perché sto andando troppo lungo e devo ancora parlare del tema del pezzo, ovvero lo spettacolo “La Musica che gira intorno”.

Dai Mario, adesso lo scrivo. Cercherò di essere non dico telegrafico, ma essenziale. Allora… spettacolo meraviglioso, davvero meraviglioso.

Se tu metti sul palco, insieme alla Mannoia gente navigata come Baglioni, Ligabue, Giorgia, Bocelli, Bersani, Mengoni, Venditti, De Gregori, solo per citarne alcuni, come fai a non fare uno spettacolo meraviglioso?

Certo che per riuscire a far funzionare uno show, il talento non basta. Ci vuole qualcosa di più. E quel di più è stata l’atmosfera rilassata e non telecomandata che la padrona di casa Fiorella e i suoi ospiti hanno saputo dare. Niente discorsi pre-confezionati, niente domande stereotipate. Niente presentazioni roboanti. Semplicemente musica, tanta musica.

E voglia di goderne e di farne godere al pubblico televisivo. Mannoia e Baglioni insieme sono veramente in simbiosi fantastica, cosi come la prima volta a cantare insieme di Fiorella con Giorgia. Stiamo parlando, ragazzi miei, di vere icone della musica italiana.

“La musica che gira intorno” è un grandissimo spettacolo, qualcosa per cui fare i complimenti alla Rai. Ed è spettacolo vario, con momenti completamente diversi, perché la versatilità della signora Mannoia la vede passare da Hallelujah con Bocelli, al giocoso duetto su T’appartengo con Ambra. Per non parlare di un momento di spettacolo veramente divertente, offerto dalla strana coppia Gigi D’Alessio e Achille Lauro che apre un ponte davvero fantastico tra la canzone classica e il nuovo che avanza.

Se non avete visto la prima puntata, guardate venerdì prossimo la seconda. Si fa musica, lo si fa bene e davvero. Senza troppi lustrini, con naturalezza.

Chicca finale? Samuele Bersani, invitato a partecipare dalla Mannoia, ha acconsentito facendo una richiesta. “Vengo, ma non chiedermi di indossare smoking o vestito elegante. Voglio venire vestito come sono a casa”. Bersani ha cantato con un inguardabile maglione viola da grandi magazzini e un paio di pantaloni blu da jogging. Ha cantato Giudizi Universali, un capolavoro talmente meraviglioso, che è parso ai più l’uomo più elegante della terra.

Potere della musica, quella vera.