La musica che gira intorno: Ma che ne sanno i 2000? Due serate in Arena per ritrovare i mitici anni Ottanta

Uno degli slogan maggiormente diffusi sui social, che caratterizzano la generazione degli “anta” è l’efficace anche se un po’ abusato “Ma che ne sanno i 2000?”.

Questa semplice ma impattante espressione è figlia in realtà di una canzone del mitico musicista e deejay Gabry Ponte, già componente del gruppo dance “Eiffel 65” , che riempì le discoteche a cavallo tra la fine degli anni 90 e l’inizio del nuovo millennio.

I lettori che, come chi vi scrive, fanno parte appunto della categoria dei non vecchi (noti anche come “diversamente giovani”), sanno benissimo che in questa espressione sono racchiusi mode, modi, miti, luoghi e oggetti che sancivano la cultura dell’essere anche senza avere; del vivere il benessere della seconda generazione postbellica fatta di liberi e curiosi voli spesso solo fantastici verso i sogni irraggiungibili.

Ecco, a farla da padrone l’esercizio di una libera espressione fatta della curiosità verso il nuovo, vissuta in modo disincantato e comune, perchè se oggi i “duemila” si informano tramite internet, smartphone e la voce di Alexa, gli “anta” di cui sopra avevano nella condivisione e nel confronto la strada da percorrere alternativa a quella che oggi è diventata l’autoinformazione.

E’ chiaro che il titolo di questo blog riporta a “La musica che gira intorno” e, quindi, tutta questa introduzione è creata ad arte per parlarvi della regina delle sette note, che dalla fine degli anni settanta alla fine degli anni ottanta ha trovato la sua massima espressione. E’ cosi che i rappresentanti della cosiddetta “Generazione X” hanno vissuto in modo più coinvolgente e indelebile l’esistenza vitale della musica.

Se, per dirla alla Silvestri “gli anni 60 sono già finiti, se ne sono andati con i loro miti”, nessun genere musicale come quelli degli anni 70 e 80 ha visto tante rivisitazioni. Programmi televisivi, film, ripescaggi e restyling sonori.

E così anche le nuove generazioni, baby boomers o millenials che siano, hanno imparato a conoscere musiche di quegli anni grazie ad una generazione che ha avuto nel recesso economico la fertile natura del conservare, fotografare nella memoria, e scandire nei pensieri momenti irripetibili, quasi come fossero istantanee del tempo e congelatori di emozioni.

In quegli anni c’è stata la discomusic, dalla febbre del ballerino Tony Manero al moonwalking di Michael Jackson, giusto per citare le più vistose rivoluzioni; ma anche un radicale cambiamento della musica italiana, che abbandonando fini dicitori e abili urlatori, ha virato verso lo sviluppo della lirica cantautorale da una parte, e un proliferare di costruzioni metriche e musicali completamente nuove, con gli interpreti che hanno tolto giacca e cravatta per virare verso i jeans, più comodi, proletari, insomma meno “radical chic”.

Ha voltato pagina sviluppando nuove frontiere anche il rock, che fingendo di abbandonare i Pink Floyd, e tutto il rock duro dei primi anni 70, ha trovato nei Dire Straits e nei Police prima, e negli U2 poi (giusto per citare anche in questo caso i casi più eclatanti) una nuova linfa vitale che ha consentito la creazione di ulteriori ed efficaci forme di espressione.

Attenzione ragazzi, voi che “non ne sapete del 2000”: tutte queste varie e rigogliose espressioni artistico musicali avevano una grande e assolutamente delineata caratteristica, la cantabilità delle canzoni. Una cantabilità che ha alimentato Sanremo ma anche e soprattutto il Festivalbar, il suono dei juke box e il successo delle radio private. Insomma, una generazione di giovani speranzosi e pacatamente rivoluzionari che hanno messo la musica al centro di ogni quotidiano entusiasmo.

Ed ecco ora la nostra Verona, che vuole uscire dalla gabbia della pandemia per riaprire le grandi braccia della sua internazionalità grazie al binomio turismo-spettacolo che deve e vuole tornare ad essere l’attrattiva “acchiappamondo” di sempre.

Ed eccola la novità annunciata. Due grandi serate di spettacolo, titolo provvisorio “Figli delle stelle” che si svolgeranno in Arena a fine agosto, con la conduzione di Amadeus e la diretta tv su Rai Uno. Un’operazione “nostalgia” che ,se da un lato vedrà un grande lavoro di trucco e parrucco per nascondere l’inevitabile trascorrere degli anni, dall’altro tenterà di restituire al nostro anfiteatro quel ruolo di “grande discoteca all’aperto” che la fine del Festivalbar ha riservato solo ad alcuni concerti pop di artisti di grande popolarità.

Finire l’estate 2021 con una ritrovata libertà per il disinnesco della bomba Covid-19, cantando a squarciagola le canzoni che hanno caratterizzato un’epoca, è una ambizione che desideriamo coltivare. Spegniamo le luci, mettiamo la canzone “Noi siamo figli delle stelle, figli della notte che… ci gira intorno” immaginiamoci l’Arena nel tramonto veronese di fine estate con le luci dei soli telefonini a colorare il buio e il profumo della bella stagione che se ne va…