La musica che gira intorno. Ligabue racconta e si racconta

Si chiama “E’ andata così” il docufilm disponibile a visione gratuita sulla piattaforma “Raiplay”. Il protagonista è Luciano Ligabue, che attraverso la storia della sua carriera racconta aneddoti, storie, ricordi dell’epoca intorno alla musica, ma anche ai fatti di cronaca, ai pensieri e alle mode dell’epoca.

Faccio una premessa doverosa, per non darvi adito cari lettori di pensare a condizionamenti o preconcetti: non sono mai stato superfan del Liga, all’epoca della sua uscita non avevo gridato idealmente al mondo un benvenuto a una nuova icona del rock italiano. Forse perché ho sempre amato soprattutto il primo Vasco, a cui i riff di chitarre del musicista di Correggio hanno certamente strizzato l’occhio.

E’ indiscutibile: Ligabue ha fatto canzoni memorabili, entrate di diritto nella storia della musica italiana. A me però non è mai completamente piaciuto. Ma ricordatevi amici, la musica è e resterà sempre soprattutto una questione di gusto, personalissimo e in quanto tale inviolabile, chiaro come l’acqua, moralmente infrangibile.

Che poi questo concetto, scritto da un giornalista musicale come me, spesso chiamato a dare giudizi tecnici con precise disquisizioni sull’aspetto qualitativo delle canzoni, pare una contraddizione. Ma non è così. Quello che scrivo è leggibile da molte persone e ognuno di voi, nessuno escluso, ha la libertà di ribattere, di fronte a una critica o un apprezzamento, con la più semplice delle frasi: “No, non sono d’accordo, a me piace”, oppure “no, a me non piace”.

Tutta questa interminabile premessa, per lanciare un messaggio forte e chiaro: guardatelo! E’ davvero molto bello. Sono nove episodi da circa 15 minuti l’uno, resi fluidi e godibili anche dalla partecipazione di Stefano Accorsi, compagno di viaggio simpatico e misuratamente incisivo.

Chi si immagina di vedere una sorta di collage delle esibizioni negli stadi stracolmi di persone festanti per il Liga, abbandoni questa idea. “E’ andata così” è una sorta di viaggio disincantato, onesto e profondamente e volutamente caratterizzato da una grande costante spontaneità.

Ligabue è a suo agio, sereno; racconta senza mai essere autocelebrativo, ma piuttosto attento a ricordare i fatti dell’epoca, in modo da contestualizzare i momenti e i racconti degli ospiti qua e la presenti in brevi contributi mai banali, perfettamente cesellati nel filo conduttore di ogni puntata.

Parlano molto anche i musicisti, compagni di vita e di mestiere che il Liga mette sempre al centro del racconto, in un’esigenza quasi maniacale di non rischiare un egocentrismo, facile trappola in questo tipo di produzioni, che invece il buon Luciano riesce ad evitare costantemente, dedicandosi piuttosto a denudare i suoi sentimenti.

E nell’ultimo episodio, “parlami di te 2”, in una sorte di incalzare forzatamente necessario, l’intrattenitore Accorsi mette alle corde l’intimità del protagonista scoprendone ferite e debolezze, andando a cogliere l’essenza più profonda dell’esatto punto di incontro tra l’uomo e l’artista.

Buona musica e buona visione a tutti! Vedrete, vi piacerà!