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Se ne va questo disgraziatissimo 2020. Un anno che sicuramente tutti salutiamo con il chiaro invito di non farsi più vedere. E allora, musicalmente parlando cosa ci hanno lasciato questi dodici mesi?

Prima di fare tutte le considerazioni prettamente musicali necessarie, il bisestile 2020 ci ha lasciato sicuramente un’immagine che è diventata simbolo ben oltre l’aspetto delle sette note: la lite tra Morgan e Bugo a Sanremo (foto sopra), con quest’ultimo che lascia clamorosamente il palco, dopo che il compagno di avventura ha clamorosamente cambiato il testo della canzone in gara per lanciargli contro un messaggio non propriamente carino.

Qualcuno, tra il serio e il faceto, attribuisce a questo episodio il segnale equivocabile dell’inizio del tormento pandemico. Andando oltre la battuta, appare chiaro che nell’immaginario collettivo di ogni italiano vi è la netta sensazione che quella sera sia finita la piacevole abitudine di vivere liberamente.

Quella sera è stata l’ultima di quel periodo nostalgico. Come se il tempo della leggerezza si fosse fermato lì, come se fosse il punto preciso in cui tutti noi vorremo subito ritornare: l’equazione Sanremo–Morgan–Bugo è nell’immaginario collettivo l’ultimo momento di vita comune in cui non avevamo la quotidiana preoccupazione che ci portiamo ancora dietro e che, pur sperando in bene, ci condizionerà comunque ancora per diverso tempo.

Il fatto che Bugo quest’anno torni in gara da solo al Festival, potrebbe sembrare una sorta di possibilità di sciogliere l’anatema che ci ha portati nel baratro. Per non ricordare, quasi una beffa, che il Festival di quest’anno aveva avuto un forte richiamo mediatico ancora prima di cominciare per la presenza di un cantante con la maschera (manco farlo apposta) di nome Junior Cally del quale nessuno ha più sentito parlare.

Antonio Diodato.

Tornando all’aspetto più squisitamente musicale, credo che ci siano tre artisti che hanno lasciato un segno importante: partiamo da Antonio Diodato, trionfatore del Festival di Sanremo, protagonista di un momento emozionante del canto nell’Arena completamente vuota con la sua “Fai rumore”, nonché vincitore del David di Donatello conquistando la statuetta per la miglior canzone inedita con “Che vita meravigliosa”.

Secondo artista Brunori Sas, conquistatore del grande pubblico con il disco “Chip” a lungo in testa alle classifiche di vendita. “Aldilà dell’amore” e “Per due che come noi” hanno suggellato il successo di un cantante che ha raggiunto la notorietà soltanto al quinto album pubblicato. Più che una rarità, in una discografia che vede i suoi protagonisti raggiungere vette velocissime ma non durature, si tratta davvero di un evento unico.

Achille Lauro

Terzo cantante, non pensavo mai di doverlo dire, è Achille Lauro. La sua provocazione, i suoi travestimenti, il clamore intorno a un personaggio che pare quasi dovesse essere imposto dallo star system, hanno fatto piano piano spazio alle sue canzoni che sono entrate nel quotidiano di un vasto pubblico: “C’est la vie”, “Bam bam twist”, “Me ne frego”, “16 Marzo” “Maleducata”, sono tutti pezzi ben curati e tutt’altro che banali. Il contenuto c’è, ed il pubblico ha tolto la maschera (e dagliela, direte, con sta maschera) e cominciato a capire il senso delle canzoni.

Per completare altri protagonisti della scena musicale del 2020: Ghali, partito dall’etichetta “solo per giovanissimi” ma arrivato alla popolarità anche dei più grandi con “Good Times”; I Boombadash, gruppo regolarmente “ammazzaestate” con l’ormai compagna ideale Alessandra AmorosoIrama, riconfermatosi con “Mediterranea”, e Sfera Ebbasta con il disco “Famoso”,  la cui popolarità resta limitata a un pubblico più giovane, nonostante abbia preso una direzione più melodica e quindi maggiormente orientata a un pubblico più ampio.

Citiamo anche il roboante ritorno di fine anno del rocker Ligabue che pare avere ritrovato lo smalto un po’ scemato negli ultimi anni, e dell’eterno Claudio Baglioni, la cui classe non si discute ma che ha il limite di accontentare più i fans di vecchia data che le nuove leve.

Luciano Ligabue.

Capite da quanto ho scritto che, come già accaduto nel 2019, anche quest’anno l’ha fatta da padrona la Musica Italiana.

Ma non possiamo non ricordare alcuni pezzi stranieri che si sono fatti notare. Di certo il mondo ha cantato il tormentone di Tomes and I, “Dance Monkey”, quelli che qui in Italia viene ricordata con il curioso “muffami muffami” che pare recitare il ritornello.

Le nostre radio invece si sono innamorate del gruppo The Weekend con due singoli giunti in vetta “In your Eyes” e “Blinding Lights”. Se non ve le ricordate dal titolo, andate su YouTube e le riconoscerete alla prima nota. E poi “Hypnotized” dei Purple Disco Machine, il fascinoso sound dei Supreme e quella “Jeruzalema” che segna una contaminazione di genere e di cultura veramente affascinante.

Insomma un anno con musica per tutti i gusti: come a dire, finalmente, non si vive di solo reggaeton.

Buon anno in musica amici!