La musica che gira intorno: La rivincita degli “Over”

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Ho sempre pensato che esistano programmi televisivi “funzionali” alla Musica, e cioè costruiti per far divertire il telespettatore mettendo comunque l’Arte delle sette note come elemento centrale della trasmissione; e programmi invece “dominanti” sulla stessa.

In questa seconda categoria annovero quelle produzioni in cui si imposta la Musica come fulcro centrale, ma di fatto poi la realizzazione finale finisce per farla diventare pura fase di contorno schiacciata da una scaletta troppo invadente e proiettata dall’effetto “acchiappascolti”.

Il nuovo programma “The Voice Senior”, condotto da Antonella Clerici e che ora va in onda ogni venerdì al posto di “Tale e quale show”, ai miei occhi aveva tutte le componenti per essere un ennesimo tentativo di sfruttare la musica per offrire al pubblico “senior” un sostitutivo della Corrida.

Della nuova versione del non fortunato “The Voice” prima della messa in onda si conoscevano i giudici: dal “old fashion” Albano Carrisi in accoppiata con la figlia Jasmine con il chiaro intento di aprirle una strada televisiva; al neomelodico Gigi D’Alessio, orfano da apparizioni web e carta stampata degli scoop per i tira e molla con l’ex compagna Anna Tatangelo; alla tigre Loredana Bertè, capace di lanciare un programma grazie alla sua incapacità di essere diplomatica su qualsiasi argomento. Arrivando al “povero” rapper Clementino, napoletano come Gigi D’Alessio ma poco conosciuto al grande pubblico e completamente fuori contesto dal team dei giudici, sia per genere sia per età.

E in più, ciliegina sulla torta, talent dedicato esclusivamente a concorrenti “over 60”. Della serie: almeno alla Corrida qualcuno di più giovane c’è.

E invece… e invece come accade spesso nella vita, ciò che si prefigurava in una costruzione assolutamente preconcettuale, è stato clamorosamente smentito dalla cosiddetta “prova sul campo”.

“The Voice Senior” porta alla ribalta un team di giudici di personalità e coinvolgimento, divertendo per naturale leggerezza ma allo stesso tempo capacità di mettere l’arte al servizio della Musica.

D’Alessio è (ma questo lo sapevamo) la solita enciclopedia vivente delle sette note, capace di spaziare tra la conoscenza di ogni genere o ogni nuova tendenza; Al Bano, pur nella sua spocchiosità di senatore, dispensa complimenti e giudizi mai banali grazie anche a una sorta di mitigazione generazionale con la figlia; la Bertè graffia ma mantiene misura e interazione con i colleghi e infine Clementino, vera sorpresa del programma: simpatico, eccentrico, artista tutt’altro che spavaldo o irriverente difronte ai concorrenti.

Finite premesse e considerazioni personali sul “prima” e il “dopo” del programma, è arrivato il momento di parlare del sale della trasmissione: i concorrenti.

Corrida, schiamazzi, stonature, dilettanti allo sbaraglio: tutte immagini da strappare di fronte al cast della trasmissione. Gli Over 60 che si esibiscono in trasmissione sono la vera forza del programma, e per il loro canto e per le loro storie raccontate brevemente prima di ogni esibizione.

Altroché dilettanti: qui siamo difronte a veri Artisti, a persone che vivendo di Musica mostrano tutta la gioia, la preparazione, il pudore e la capacità di inventarsi e di inventare, di avere la saggezza dell’età ma allo stesso tempo il pudore e l’entusiasmo di chi ha preso la vita tra le braccia grazie al suono e al canto, all’emozione e alla voglia di esprimersi.

La qualità delle esibizioni dei concorrenti è davvero stupefacente. Over 60? Ma questi sembrano ragazzini: sicurezza nelle esibizioni, scarica adrenalinica pazzesca nelle performance. Grande dignità nei volti degli eliminati che non hanno visto le famose sedie non girarsi durante le esibizioni. Come a dire “tanto la vita non è vincere un concorso canoro ma esserci stati, averci provato”.

Lasciatemi dire soprattutto che questo programma rappresenta la rivincita di quelli che spregevolmente la nostra società ha frettolosamente catalogato come “vecchi”, e quindi “inutili”, “sorpassati”, “fuori tempo”.

Questi “vecchi” entrano sul palco in punta di piedi, perché nella loro infanzia i loro genitori hanno insegnato loro che il rispetto e l’educazione contano più di tutto. Questi “vecchi” cantano con il sorriso, perché sanno che essere protagonisti con la propria musica è gioia allo stato puro. Del resto, quando da ragazzi andavano a Catechismo, si sentivano ripetere che Sant’Agostino diceva che “chi canta prega due volte”.

Questi “vecchi” quando hanno finito l’esibizione hanno negli occhi la felicità di una sera a luci accese e aspettano il loro verdetto con la consapevolezza dei chi sa che la gara di far crescere bene i propri figli, per poi concedersi nel tempo l’abbraccio dei nipoti, è l’unica che accende una luce che si spegne mai.

Questi “vecchi”, cari lettori del Baco, hanno un problema, un problema vero. Quello che “vecchi” non sono, perché chi ama non invecchia mai così come, a dispetto di ogni legge naturale, all’invecchiamento dell’aspetto esteriore non corrisponde mai una calcificazione di quello che abbiamo nel cuore.

Pensiamoci ogni volta che incontriamo nel nostro vivere quotidiano una persona che ha vissuto più di noi. E ascoltiamola, fermando il nostro correre contro il tempo che riteniamo sempre la battaglia da vincere.

Quelli che chiamiamo “vecchi” non sono affatto perdenti: loro hanno vinto, perché hanno capito che la vita non è una competizione ma l’arte di amare. E l’Amore, in qualsiasi dimensione. luogo, tempo e situazione: è quello di cui tutti abbiamo bisogno e dal quale dipendiamo completamente. Non c’è nessun posto più pieno d’Amore di un cuore che tanto vissuto.

Ecco perché gli “Over” non vanno lasciati soli, ma amati e accuditi. Con uno sguardo, con un sorriso, con la condivisione. Visto che ora dobbiamo mantenere le distanze, prendiamo almeno in mano il telefono e manteniamo il contatto con i nostri “vecchietti”.

Anziché commiserarli lanciamo una sfida più stimolante: cerchiamo di scoprire il rock’n roll che è dentro a ognuno di loro. Può essere un Natale pieno di sorprese!