Sabato pomeriggio mi sono imbattuto quasi casualmente nella trasmissione Verissimo, nella quale la signora “Pier Silvia Berlusconi”, al secolo Silvia Toffanin, intervista ospiti prevalentemente del mondo dello spettacolo avendo l’indubbia capacità di metterli a loro agio.

Quando mi sono sintonizzato la chiacchierata era già verso la fine, ma questo non importa perché la conduttrice ha fatto una domanda all’ex leader degli Articolo 31 sulla sua paternità e più precisamente su una canzone sconosciuta ai più incisa dal poliedrico artista che si intitola “Tutto sua madre” e pubblicata poco più di due anni fa e dedicata al figlio Nicolas.

Ci sono stati tanti artisti che hanno dedicato ai loro figli una canzone quando sono diventati padri o madri. Da Baglioni con l’ispiratissima “Avrai” lanciata nel 1982 anno di nascita del figlio Giovanni, a Jovanotti con la sua delicatissima “A te”, o a Laura Pausini con “Celeste”, giusto per citare le prime che mi vengono in mente. Ma ce ne sono decine e decine il cui elenco avrebbe l’effetto di appesantire la lettura dell’articolo, ma soprattutto di spostare l’attenzione dell’argomentazione principale.

Dicevamo, cosa ha di diverso e particolare questa canzone? Di diverso che anziché parlare della gioia della nascita del figlio, di giusti sentimenti di scoperta e meraviglia del diventare genitori, delle mille soddisfazioni della vita che cambia, parla del racconto di un padre e della sofferenza di una famiglia che ha provato la fatica, la disperazione, le delusioni di una coppia che ha faticato non poco a vedere realizzato il desiderio di avere un erede.

J-Ax descrive con tenerissima lucidità il calvario della moglie, e quindi della coppia, derivante dalla perdita di un figlio durante la gravidanza e dal successivo martirio legato al fatto che il figlio non arrivava più.

“Quand’è che ci fate un figlio?” è la classifica domanda che viene fatta a una coppia sposata o convivente praticamente dal giorno in cui viene presa la decisione di costruire una vita insieme. Questa domanda, tipica, ripetuta e onestamente frutto di scarsa sensibilità, è di fatto la più dolorosa coltellata che viene inferta  a chi soffre di fronte ad una normalità negata, a un desiderio che diventa spasmodica sofferenza a ogni delusione coincidente con il mancato raggiungimento del più naturale desiderio del mondo. Per non parlare dell’altalena psicologica di discesa agli inferi costituita dai tentativi di inseminazioni artificiali naturali e indotte, vere e proprie cannonate fisiche e psicologiche per le coppie alla ricerca di un figlio.

“Per fortuna assomigli a tuo madre, per fortuna sei tutto tua madre” è poi la frase più onestamente femminista che un uomo possa proferire: il riconoscimento della forza della donna, della sua capacità di passare attraverso un parto, e cioè un atto di estrema gioia che passa dalla galleria di un naturalmente dolce ma profondo dolore.

La capacità di essere artisti passa evidentemente da strade di imprevista quanto potente ispirazione. In fondo J-Ax ha il potere dei grandi comici: quello di nascondere sotto a una maschera di disimpegno, di scanzonata leggerezza e di lacrime sepolte dalla orgogliosa pietra di una ben celata sofferenza sorridente, tutto il mondo di travaglio e difficoltosa “arte del vivere” che è presente nel quotidiano presente di ogni essere umano.

Nessuno come J-Ax in Italia ha cantato negli ultimi anni la leggerezza dell’estate, l’invadente euforia dei social, piuttosto che le citazioni ironiche di un mondo nel quale spesso l’apparire schiaccia l’essenza dell’essere.

Ma questa canzone “Tutto suo madre” è la dimostrazione che, in fondo, non ci sono solo pezzi costruiti a tavolino per far ballare o cantare. Parafrasando al contrario un famoso successo di Bennato possiamo dire: “no, non sono solo canzonette”. E come ci piace poter cantare, divertirci o scatenarci con una canzone, ci piace anche che la Musica possa farci pensare a situazioni profonde che possono interessare un nostro amico, un parente, un vicino.

Siamo tutti figli dello stesso cielo: non dimentichiamocelo.