La musica che gira intorno: Gianni ed io. Vi spiego perchè il mito di Morandi non può tramontare, e di quella volta al Bentegodi…

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Se vi chiedessi a bruciapelo “Tra i cantanti italiani viventi, qual è quello che rappresenta la musica in modo piu trasversale?” sono certo che la risposta più quotata, istintiva, popolare, gioiosa sarebbe una sola: Gianni Morandi.

“Gianni Morandi chi?”, potrebbero pensare i più giovani. “L’influencer che ha fatto un disco con Rovazzi?”. Beh si, cari amici, ma magari a questo ci arriviamo più avanti con calma.

Dunque, il ragazzo di Monghidoro è stato ospite sabato scorso di Maria De Filippi accettando la più famosa comunicazione postale d’Italia: la cartella di Equitalia! No, dai scherzavo, se non altro poiché pare che, per il momento, vista la difficile congiuntura economica, dicevo pare (ma non ne siamo sicuri) siano state perlomeno sospese. Ma torniamo a Gianni Morandi, o meglio al fatto che sabato scorso è stato ospite alla trasmissione “C’e posta per te”. Morandi è stato scelto come “sorpresa” da una figlia per dare un momento da ricordare al padre rimasto vedovo troppo presto, da sempre legato nei momenti belli e brutti alla vita del Gianni nazionale.

Come sempre Morandi si è distinto per la sua umanità, per la disarmante semplicità e la inimitabile propensione a sorridere e accogliere le persone.

Morandi ha cominciato a vendere valanghe di dischi negli anni Sessanta. Fatti mandare dalla mamma, In ginocchio da te, La Fisarmonica, Non son degno di te, Un mondo d’amore, C’era un ragazzo che come me… sono solo alcuni dei suoi planetari successi che, insieme ai film d’epoca denominati musicarelli, e all’inevitabile rimbalzo mediatico di un’Italia in pieno boom economico e di costume, hanno lanciato il giovane Gianni nel firmamento della musica pop di casa nostra.

Nonostante la grande notorietà, l’avvento della musica cantautoriale degli anni 70 lo ha relegato nel dimenticatoio, interrotto solo dallo sporadico successo del 45 giri Sei forte papà e al ritorno degli anni 80 culminati con la vera pietra miliare in musica della resurrezione morandiana: Uno su mille.

E lui ce l’ha fatta, a riconquistare il successo perduto ma mai vissuto con un dramma. Negli anni 70 Gianni si è iscritto al Conservatorio, colmando quello che era sempre stato un suo tarlo: non saper suonare uno strumento.

Non voglio fare la biografia completa di questo mito vivente, ma un po’di cronistoria andava fatta soprattutto per sottolineare che Morandi, in un’epoca in cui gli artisti amavano e dovevano atteggiarsi da star a tutti i costi, ha sempre avuto il merito di essere se stesso, senza fasti e lustrini, senza l’altezzoso sprezzo del “famoso” verso le persone che lo incontravano e lo incontrano.

Fermi un attimo: la Morandi story non finisce certo qui, ma quello che vorrei raccontarvi è il rapporto tra lui e chi vi scrive.

Dovete pensare che, come ho già raccontato, la musica è entrata nelle mie corde da quando ero piccino, e il mio rapporto con questo signor Gianni Morandi cominciò quando i miei genitori mi regalarono un oggetto che ai nostri tempi si vede solo sui tavolini dei mercatini di antiquariato e oggetti vintage: il mangiadischi.

Fu a quei tempi che mi innamorai della musica di questo cantante, all’epoca contrapposto a un altro, tale Giovanni Calone, in arte Massimo Ranieri, con cui si contendeva le edizioni di quel programma che mi piaceva tantissimo e si chiamava Canzonissima. Ai miei invece piaceva un tale Claudio Villa, che io odiavo, perchè cantava delle cose che consideravo noiose e decisamente poco interessanti per me.

Avevo tutti i dischi di Gianni, e quando mio nonno incassava in posta la pensione e mi voleva fare un regalo, disertavo le allettanti vetrine con i più moderni giocattoli per scegliere invece i negozi di dischi per allargare la mia collezione di quei suadenti oggetti con il buco in mezzo. Ah, per i più giovani, quei supporti si chiamavano dischi, e per maggior precisione quando cito “il buco in mezzo” intendo i 45 giri, ovvero quelli che avevano una canzone da una parte e una da un’altra. Oggi li chiamerebbero, con un termine più suadente e meno tecnico, semplicemente singoli.

La “scomparsa discografica” del decennio anni 70 di Morandi, coincideva con la mia adolescenza e quindi ad un orientamento di gusto che mi ha portato ad avere come cantante preferito nei primi anni 80, Umberto Tozzi, di cui anni dopo diventerò collaboratore.

L’apoteosi del bimbo Massimo diventato adolescente trova la sua consacrazione nel 1987, quando Morandi e Tozzi con Enrico Ruggeri vinsero Sanremo con Si può dare di più. Un incredibile anello di congiunzione che mi vide esultare inginocchiato sul tappeto a urlare di gioia all’annuncio di Pippo Baudo della vittoria davanti alla tv.

Ho conosciuto Gianni Morandi a Sanremo nel 2000 in un locale della città dei fiori. Gianni partecipava con il non indimenticabile brano Innamorato che arrivò terzo, scritto dalla premiata ditta Ramazzotti-Cogliati-Guidetti. Fu una bellissima intervista, eravamo seduti fianco a fianco su una panca di legno del locale, e per tutto il tempo l’affabile Gianni mi teneva il braccio su una spalla come si fa quando racconti qualcosa di bello a una persona che ti è amica da sempre.

Eravamo in un angolo ideale dal punto di vista della protezione acustica per la buona riuscita dell’intervista, ma piuttosto visibile dalle persone che mano a mano si avvicinavano avendo riconosciuto Gianni, per cui al termine dell’intervista si era creata una folla cresciuta gradatamente a dismisura.

Saranno state circa le 2.30 di notte, la folla, terminata l’intervista, si è fatta più rumorosa con richieste di foto e di autografi. Faccio fatico a dirvi con incontestabile approssimazione il numero delle persone, ma di certo posso stimare fossero circa un migliaio. Rimasi lì con Gianni a fare autografi e fare saluti (i selfie non erano di moda e la nostra posizione sulla panca non avrebbe consentito una foto di Gianni con i singoli fan).

Risultato: Gianni accontentò tutti, ma proprio tutti, coloro che ebbero la pazienza di aspettare che firmasse i bigliettini di carta e concedesse qualche battuta. Andammo via dal locale alle 4.30 del mattino!

Vi giuro, in tanti anni di frequentazioni di cantanti, fans, concerti, tanta disponibilità non l’avevo mai vista! E poi una parola buona per tutti, un sorriso.

Ragazzi, Gianni Morandi è senza dubbio la persona del mondo dello spettacolo che ho conosciuto in assoluto più disponibile di tutte! Questo episodio lo porto nel cuore, è stata una esperienza bellissima. E vi dirò di più, Gianni è una persona che ha una sensibilità e un rigoroso rispetto in ogni occasione.

Qualche anno dopo, non ricordo che anno fosse, partita a Verona della Nazionale cantanti. Sono al termine della partita con altri colleghi nella sala stampa del Bentegodi per le interviste del dopo gara. Ricordo che vicino a me c’erano il compianto Fabrizio Frizzi e Mara Venier che avevano presentato “la partita del cuore”. C’era anche Walter Veltroni, non ricordo a che titolo ma lo ricordo perchè Mara Venier era seduta sulle sue ginocchia. E c’era una giovane ragazza con cui avevo chiacchierato un po’, perchè era davvero carina e molto simpatica. Si era presentata, “piacere Michelle”, non sapevo bene chi fosse ma mi aveva raccontato che era svizzera e che aspirava a diventare una presentatrice. Più tardi nel corso della giornata scoprii che di cognome faceva Hunziker e che era la fidanzata di Eros Ramazzotti.

Al bancone della conferenza stampa si presentano Riccardo Fogli e Sandro Giacobbe, mentre gli altri cantanti vanno rapidamente verso il pullman. Cominciamo a fare le domande ai due artisti, un po’ delusi perchè i due non erano esattamente i big più attesi. Morandi arrivò un po’ dopo, interruppe la conferenza stampa chiedendo scusa e chiese a Fogli dove fossero gli altri. Appreso che erano tutti sul pullman, si diresse con un viso molto poco affabile nella direzione dell’uscita dove era parcheggiato il mezzo di trasporto della Nazionale Cantanti. Dopo pochi minuti, o forse una manciata di secondi, la sala stampa vide sfilare i vari Ramazzotti, Tozzi, Antonacci che si misero a disposizione dei giornalisti.

Morandi aveva ordinato tutti a scendere immediatamente dal pullman per mettersi a disposizione. Ci fu una sorta di applauso generale di tutti i giornalisti in direzione certamente dei cantanti, ma in realtà rivolto alla determinazione di Gianni Morandi che non nascose rimproveri verbali composti ma decisi verso i suoi compagni.

Ecco chi è Morandi, ecco quanto è unico. Non mi stupisce affatto che riesca a stare a passo coi ragazzini, a essere “social”, e contemporaneamente a essere l’idolo delle nonne. Perchè lui, ancor prima di essere un artista, è davvero uno che ama la vita; lo chiamano “l’eterno ragazzo”, perchè non dimostra i suoi 76 anni grazie all’intensa attività fisica e una vita sana ed equilibrata.

Lui è “l’eterno ragazzo” perchè è capace di mantenere l’umiltà e la semplicità tipica di chi ha capito, in modo inequivocabile, che ogni persona che si incontra è una meravigliosa occasione di crescere, di illuminare l’anima, di riscaldare il cuore e di accendere gli occhi.

Ecco perchè Gianni Morandi non invecchierà mai: neanche quando le gambe non correranno più, neanche quando non sarà piu in grado di farsi un selfie in campagna mentre raccoglie i frutti dalle piante, o in cucina mentre munito di grembiule prepara la farinata di ceci. Viva Gianni Morandi, ora e sempre!