Guerrino Bordignon da San Giorgio in Salici: “La missione è assistere i malati”

È una di quelle calde sere d’estate che, nella loro quieta indolenza, ti invogliano a fare quattro chiacchiere con chi conosci da una vita. L’io e il tu che, dopo tanti incontri fortuiti, si scorgono e si guardano negli occhi: la vista finalmente si fa sguardo, la chiacchiera diventa conversazione. Raramente la quotidianità ci concede questo lusso esistenziale: occorre fermarsi e crearne i presupposti, altrimenti il tempo lento ma inesorabile divora ogni opportunità non colta, ogni parola non detta.

Sto camminando per le vie di S. Giorgio, indecisa sulle domande da porre al mio interlocutore. Da una parte sono consapevole del fatto che l’intervistatore dovrebbe sempre sapere quali percorsi intraprendere, dall’altra ho però il sentore che un’operazione del genere possa limitare le possibilità contingenti che soltanto il dialogo spontaneo è in grado di schiudere. Scelgo inconsciamente di affidarmi all’assenza di calcoli o programmi, sperando che l’incognita giochi a mio favore.

Suono al campanello…Guerrino Bordignon (nella foto), con un sorriso aperto in volto, mi accoglie nella sua casa per raccontarmi qualcosa dell’AVOSS (Associazione Volontari Operatori Socio Sanitari), di cui è il presidente fin dalla fondazione. Mi fa subito accomodare nel suo studio e io non posso fare altro che stupirmi in silenzio di tutti i ricordi che affollano questa stanza, immergendomi nel piacevole flusso di immagini che denotano una vita vissuta appieno: quadri, foto, innumerevoli souvenir di viaggi, benemerenze, oggetti d’epoca che, per la prima volta, mi consentono di percepire chi sia davvero Guerrino.

Quando esterno la mia sorpresa, lui si mette a ridere e con una battuta di spirito esclama: “Vuol dire che sono vecchio!”, anche se subito dopo si corregge e afferma di sentirsi giovane, con un guizzo di vivacità nello sguardo a sottolineare le sue parole. “Sono pieno di entusiasmo e mi piace stare con tutti, specialmente con i ragazzi. Non c’è pericolo che me ne stia chiuso in casa con le mani in mano… le mie giornate sono programmate al millesimo: la mia filosofia è cercare di agire subito senza rimandare a domani, altrimenti si rischia di avere tanti buoni propositi e alla fine non si fa nulla.” A questo punto mi racconta com’è iniziata l’avventura dell’AVOSS, mostrandomi orgoglioso l’originale dello statuto. “Ho intrapreso questo percorso insieme ad altre persone del paese, perché eravamo tutti convinti della necessità di muoverci in prima persona per aiutare chi è in difficoltà. Abbiamo così fondato l’AVOSS nel 1984, depositando lo statuto dell’associazione l’anno successivo; il nostro scopo è assistere i malati e i loro familiari, in modo tale che si sentano meno soli nell’affrontare le difficoltà…Vogliamo dare loro sì parole di conforto, ma anche un aiuto materiale tangibile, fornendo attrezzature quali letti ortopedici, cyclettes, stampelle, girelli e sedie a rotelle: possono usufruirne a titolo gratuito tutti coloro che, avendone la necessità, fanno richiesta alla nostra associazione. L’unico obbligo da osservare è la restituzione in buono stato degli ausili sanitari, affinchè il servizio rimanga di qualità anche per gli utenti successivi.”

A questo proposito, Guerrino mi spiega che il 16 luglio scorso l’AVOSS ha ricevuto in donazione due nuove sedie a rotelle da parte della FIDAS Verona-Sezione di S. Giorgio in Salici: al fine di favorire la cultura del mutuo aiuto, infatti, l’associazione dei donatori di sangue ha scelto di impiegare periodicamente parte dei suoi fondi per finanziare le altre attività di volontariato, contribuendo ad incrementarne sia l’incisività sia il raggio d’azione sul territorio. “A nome di tutti coloro che potranno usufruire di questi ausili sanitari ringrazio ancora una volta i donatori di sangue per la loro generosità… perché, come mi ha insegnato mio papà, non si ringrazia mai abbastanza!”

Prima di andarmene, chiedo a Guerrino se mi può raccontare un episodio significativo della sua vita, uno di quegli avvenimenti che – con la loro imperatività fattuale – segnano l’esistenza. Mi accontenta. “Un giorno mia madre, a seguito dell’ennesimo capriccio infantile, mi prese per l’orecchio e mi portò nell’orto. Mi disse di scavare una buca. Io obbedii e, quando ebbi finito, lei mi ordinò di seppellire il “no”. Me lo ricordo come se fosse ieri. È un insegnamento che ho seguito per tutta la vita.”