La mano di Re Mida. La pensione, un (primo) affare per i giovani

Tra giovani l’argomento della pensione è spesso affrontato come un tabù, vuoi per la distanza temporale, vuoi perché percepita come un miraggio o come una sorta di tradimento da parte delle generazioni precedenti, che per decenni hanno usufruito dell’assegno pensionistico grazie a parametri automatici e calcoli fissati in sede normativa.

Senza percorrere la cronistoria della previdenza in Italia, oggi la propria pensione viene maturata grazie a un insieme di azioni, in particolare al versamento di contributi. È la logica del sistema contributivo: l’atto di accantonare piccole somme nel corso del tempo permette di arrivare alla soglia dell’età pensionabile con un tesoretto personale, poi erogato come rendita periodica.

L’attuale sistema contributivo si configura come un approccio assolutamente sostenibile, dato che solleva il Paese dall’onere di mettere in campo risorse per i pensionati (cosa che invece avveniva precedentemente con il sistema retributivo), ma scarica la responsabilità delle scelte previdenziali sul cittadino lavoratore. Pertanto, chi matura una carriera lavorativa discontinua o effettua versamenti contributivi poco attenti o non a sufficienza, rischierà di percepire un assegno pensionistico nettamente inferiore rispetto al proprio reddito, in grado di abbassare il tenore di vita conquistato.

L’invecchiamento della popolazione, inoltre, mina la sostenibilità delle finanze pubbliche e del sistema pensionistico italiano (l’OCSE stima che in Italia nel 2050 ci saranno più pensionati che lavoratori). Pertanto, iniziare a pianificare una propria pensione privata non è più un’opzione, ma un paracadute necessario per non schiantarci contro brutte sorprese quando arriverà il momento di staccare l’assegno pensionistico.

Sfruttare il fattore tempo è fondamentale: prima si inizia a pianificare e risparmiare, maggiore sarà il montante finale in grado di permetterci una pensione il più possibile vicina all’ultimo reddito percepito nella nostra carriera lavorativa.

Qualche numero a supporto: per avere 1.000 euro di pensione mensile durante la nostra vecchiaia sarà sufficiente risparmiare 200 euro al mese dall’età di 25 anni; ma se si rimanda la decisione di risparmio a 40 anni, si avrà meno tempo per accumulare quel montante che permetterà di percepire gli stessi 1.000 euro di pensione: non basteranno più 200 euro al mese, ma ne occorreranno ben 550. Destinare, ad esempio, il proprio TFR a un fondo di previdenza complementare già all’inizio della propria carriera lavorativa, risulta in questo senso una scelta indubbiamente lungimirante. D’altro canto, procrastinare i propri risparmi in vista della pensione rischia, pertanto, di divenire un danno al proprio portafoglio previdenziale.

Già vittime di un sistema lavorativo selettivo e precario, i giovani maturano un approccio al risparmio pensionistico negativo, o comunque secondario rispetto alle priorità del presente. Gli obiettivi di breve termine sembrano, pertanto, vincere rispetto a quei bisogni futuri che, come la pensione, meritano una peculiare attenzione da subito.

Anche per i giovani è quindi essenziale e preziosa la pianificazione della propria ricchezza, che può rivelarsi una vera e propria opportunità, un (primo) vantaggioso affare contro l’attuale realtà dei fatti: non essere lungimiranti oggi, rischia di renderci più vecchi, deboli e poveri domani.