La mano di Re Mida. La necessità di risparmiare per investire

Un buon pianificatore non risparmia quello che rimane dopo aver speso, ma spende quello che rimane dopo aver risparmiato”.

Con parole semplici Warren Buffet cristallizza uno dei princìpi fondamentali che regolano gli ingranaggi dell’economia finanziaria (e comportamentale): ogni giorno compiamo delle scelte economiche orientate a soddisfare i nostri bisogni nell’immediato, da quelli essenziali ai più superflui; e allo stesso tempo, talvolta inconsapevolmente, optiamo per accantonare una determinata quantità di ricchezza per bisogni futuri.

Il risparmio, dunque, è funzionale agli obiettivi che ci si pone: le spese future per lo studio dei figli, un’auto nuova, una vacanza, una casa, la pensione sono solo alcuni dei moltissimi esempi di bisogni futuri che ciascuno di noi possiede. Si tratta di uscite di cassa future prevedibili e non prevedibili da fronteggiare con le risorse a disposizione in quel determinato momento.

Risparmiare (bene), dunque, significa pianificare, ma una buona pianificazione finanziaria inizia dall’analisi della situazione economica e patrimoniale della famiglia. Occorre, pertanto, avere una chiara cognizione delle entrate e delle uscite, sapere e conoscere la grandezza e la frequenza delle fonti di reddito e la quantità e la qualità degli impieghi della propria ricchezza. Un prezioso consiglio è redigere un registro che tenga conto delle nostre abitudini economiche, categorizzando le varie voci di spesa (dai pasti all’abbigliamento, dagli interessi culturali all’attività sportiva) di ogni importo (dal caffè al bar alla rata del mutuo).

Ecco, per usare una definizione largamente diffusa, pianificare significa “dare un nome ai soldi”, lo stesso principio che applicavano le nonne di qualche generazione fa: quando il capofamiglia tornava a casa con il proprio compenso, le donne di casa suddividevano il denaro in varie buste su cui veniva indicata l’uso e la finalità che si sarebbero dovuti perseguire. Il salario veniva dunque organizzato in base ai bisogni e alle spese del nucleo familiare, senza trascurare la “busta del risparmio”.

L’atto di identificare le entrate e le uscite ordinarie e straordinarie e monitorare il bilancio familiare permette di stabilire una gerarchia dei bisogni e consumi, ridurre gli sprechi, individuare i margini di risparmio e pianificare i propri obiettivi. La differenza cruciale, tuttavia, tra risparmiatore e investitore sta nella scelta dello strumento di risparmio più efficace e sfruttare il fattore tempo. È impensabile risparmiare per la pensione lasciando i soldi sul conto corrente o rischiare di sostenere onerose spese sanitarie senza aver stipulato una polizza assicurativa. Lasciare i soldi sul conto corrente o sotto il materasso è assolutamente infruttifero, sia perché implica una mancata opportunità sia perché si traduce come una tassa occulta o una commissione iniqua.

Investire significa massimizzare e proteggere i propri risparmi, scegliere lo strumento finanziario corretto, senza lasciarsi sopraffare dalle emozioni (l’avidità e la paura giocano brutti scherzi al risparmiatore meno informato o all’investitore meno consapevole). L’aspetto più importante, dunque, è nella concezione e gestione del proprio denaro: non lavorare per soldi, ma, grazie al fattore tempo, far lavorare i soldi per noi. A uno stesso montante finale (la pensione, ad esempio) si può giungere sia con uno sforzo economico notevole e oneroso in pochi anni, sia attraverso contributi assolutamente modesti in un arco temporale più ampio.

Identificare le proprie aree di bisogni futuri non è una procedura semplice: spesso, infatti, è utile appoggiarsi a un consulente finanziario indipendente affinché possa non solo orientare le nostre scelte d’investimento in modo oggettivo e negli strumenti più efficaci e convenienti, ma anche tulelare il nostro patrimonio e aiutarci a sfruttare (e capire) ciò che in finanza è definito market timing, ovvero la tempestività di entrare o uscire dal mercato, dominando in modo asettico e razionale i ribassi e i rialzi, trasformando le crisi in opportunità e interpretare i momenti di euforia come un campanello d’allarme.

Gianmaria Busatta
Nato nel 1994 e originario di Lugagnano, scrive per il Baco dal 2013. Con l'impronta del liceo classico e due lauree in economia, ora lavora con numeri e bilanci presso una società di servizi. Nel (poco) tempo libero segue con passione la politica e la finanza e non manca al suo inderogabile appuntamento con i nuovi film al cinema (almeno) due volte a settimana. E' giornalista pubblicista iscritto all'ordine dei giornalisti del Veneto.