La mano di Re Mida. Il caso GameStop e la lotta di Davide contro Golia

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Chi avesse investito (solo) 100 dollari in azioni della società GameStop il 12 gennaio scorso e avesse venduto ieri mattina, 28 gennaio, avrebbe guadagnato oltre 2.300 dollari. Basta osservare il prezzo delle azioni della società: poco dopo l’Epifania, il prezzo si aggirava intorno ai 20 dollari, ieri ha toccato la cifra record di oltre 460 dollari (oltre 20 volte il valore iniziale). Un rally incredibile che ha portato GameStop a valere più del 10% delle azioni dello SP 500, tra cui American Airlines o Invesco.

Grafico delle azioni di GameStop dal 7 al 28 gennaio 2020 (fonte: yahoo finanza)

Il raggiungimento di vette stellari da parte del prezzo delle azioni di una società che vende videogiochi è stato determinato da due fattori, entrambi classici e antichissimi: la legge della domanda e dell’offerta e la lotta dei deboli contro i forti, dei piccoli contro l’establishment. Di Davide contro Golia, richiamando l’antico episodio biblico.

Chi possiede anche una minima infarinatura in materia di videogiochi sa che il futuro di questo mercato sarà sempre più digitale: saranno sempre meno i supporti fisici, come i dischetti, a vantaggio di prodotti digitali sempre più numerosi e scaricabili da piattaforme ricchissime di contenuti. Alla luce del presente scenario, GameStop, la società che vende videogiochi come supporti fisici, nell’ultimo anno ha dovuto chiudere circa cinque mila dei suoi negozi, alcuni dei quali presenti anche in Italia; la società non gode, pertanto, di prospettive rosee, e sembra andare incontro allo stesso destino che ha riguardato l’azienda Blockbuster, il cui core business era il noleggio e l’acquisto di film (in DVD e VHS).

La storia insegna che il mercato è in perenne evoluzione e che l’offerta si adatta alla domanda: nel 2013 Blockbuster fallisce, ma nello stesso anno la società Netflix implementa la propria offerta cinematografica e televisiva online, andando incontro alla domanda di milioni di utenti.

Alla luce dei fondamentali economici di GameStop, alcuni fondi speculativi (in gergo finanziario, hedge funds) hanno scommesso, pertanto, sul ridimensionamento della Società di videogiochi, puntando alla sua perdita di valore nel tempo. In finanza, infatti, si può guadagnare sia quando il mercato sale sia quando scende. Come? Grazie alle opzioni.

Gli hedge funds hanno acquistato opzioni put, strumenti finanziari che garantiscono al possessore il diritto di vendere a scadenza il sottostante (in questo caso le azioni di GameStop) a un prezzo prefissato (detto strike). L’esercizio dell’opzione put avrà pertanto senso quando, avendo una visione del mercato ribassista, il prezzo dell’azione sarà inferiore dello strike, dato che è possibile vendere un titolo finanziario a un prezzo più alto rispetto a quello di mercato. Sempre al fine di scommettere contro determinati titoli molti hedge funds effettuano anche vendite allo scoperto (in finanza è lo short selling): aspettandosi un andamento ribassista dei prezzi, in un primo momento i fondi s’indebitano e vendono azioni non direttamente possedute, con l’intento di ricomprarle successivamente, quando i prezzi si assesteranno a livelli più bassi.

La notizia delle posizioni di questi fondi speculativi nei confronti della Società GameStop è rimbalzata nelle ultime due settimane sulle piattaforme digitali di Reddit, soprattutto il canale R/wallstreetbets, in cui milioni di piccoli (e giovanissimi) investitori si incontrano e si scambiano notizie e consigli in merito a investimenti finanziari.

Ciò che è avvenuto negli ultimi giorni è un vero e proprio braccio di ferro tra i piccoli investitori (Davide) contro gli hedge funds (Golia): muovendosi contro i fondi speculativi, i giovani risparmiatori hanno comprato in massa le azioni di GameStop anche attraverso alcuni strumenti derivati, provocando un’impennata vertiginosa dei prezzi. Gli speculatori al ribasso sono stati costretti a comprare azioni (a prezzi esorbitanti) per compensare i rischi assunti, muovendo a loro volta i prezzi al rialzo. La volatilità dei prezzi che si sta realizzando in questi giorni risulta, pertanto, dettata da una mera speculazione piuttosto che da fondamentali economici reali.

Davide sembra aver messo (per ora) ko Golia, e l’entusiasmo di battere l’establishment finanziario da parte della maggioranza è alle stelle. La portata di tale fenomeno è interessantissimo e senza precedenti e in quanto tale può divenire da apripista per altri casi simili.

Come insegna, tuttavia, la storia del mito a cui è ispirata questa rubrica, non è mai tutto oro ciò che luccica: i mercati finanziari dovranno prima o poi tornare a fare i conti con la realtà e occorre sempre distinguere la speculazione dall’investimento delle nostre ricchezze. Senza tale cognizione si corre il rischio di subire un cambio di ruoli, ritrovandosi nei panni di un Golia avido e impavido contro un Davide realistico e con dati fondamentali alla mano.