La mano di Re Mida. I benefici (e i rischi) dello stacco dei dividendi

Il mese di maggio rappresenta un periodo dell’anno interessante (o, meglio, sfidante) per gli investitori. Ne è indicativo l’antico proverbio di Wall Street Sell in May and go away, che significa “vendi a maggio e vattene”, ossia liquidare le proprie posizioni azionarie e rientrare nel mercato in una stagionalità diversa e con maggiori prospettive di crescita (la nota “Halloween strategy”).

Statistiche a parte, chi conosce la Borsa Italiana sa che verso la fine di maggio vi è il cosiddetto “dividend day, un giorno specifico in cui è previsto lo stacco di numerosi dividendi di numerose società quotate nel FTSE MIB. Si stima che solo lunedì 24 maggio dovrebbe essere restituito agli azionisti circa 5 miliardi di euro.

Si tratta di un’occasione indubbiamente interessante per gli investitori, in quanto può rappresentare (o rafforzare) una determinata strategia d’investimento. Procediamo, però, per gradi.

Quando una società realizza un utile, può decidere di distribuirlo ai suoi azionisti. Il dividendo è quella parte dell’utile che viene trasferita dall’azienda all’azionista in base al numero di azioni possedute da quest’ultimo. Chi possiede un maggior numero di azioni percepirà una quota di dividendi maggiore, dato che maggiore è il capitale investito. La cedola viene riconosciuta a chi è proprietario delle azioni all’apertura del giorno di stacco; il pagamento di norma avviene in contanti (direttamente accreditato sul proprio conto corrente) in un secondo momento (generalmente due giorni dopo) o tramite un aumento di capitale gratuito.

Investire in società quotate con una buona solidità alle spalle e interessanti prospettive di crescita garantirebbe agli azionisti un reddito da dividendi costante, composto da flussi di cassa periodici. Non tutte le società, tuttavia, remunerano i propri investitori nella stessa misura. Come è noto, infatti, il valore assoluto del dividendo è solo uno dei parametri per valutare la convenienza della cedola; occorre tenere conto, inoltre, dell’indice dividend yield, ossia il rapporto tra il dividendo staccato da un’azione e il prezzo di mercato dell’azione stessa. Maggiore è il rapporto, più alta è la remunerazione.

Immaginiamo, ad esempio, che l’azienda X stacchi un dividendo di 0,5 euro per azione, mentre l’azienda Y di 0,3. Il prezzo del titolo X è pari a 8 euro, mentre quello dell’azione Y 4 euro. Nonostante il dividendo inferiore, la società più remunerativa è la seconda: il dividend yield di Y è uguale a 0,075, mentre per X è 0,0625.

Orientare le proprie scelte finanziarie per l’incasso dei dividendi comporta, però, dei rischi e dei benefici che un prudente investitore deve tenere presente.

La prima regola fondamentale è di non dimenticarsi di mantenere diversificato il proprio portafoglio: mai e poi mai concentrare i propri risparmi solo nell’asset azionario, né tantomeno in azioni di una singola società. Nonostante il beneficio del dividendo, chi investe nel settore azionario è esposto (sempre) a volatilità accentuate: i prezzi delle azioni possono salire gradualmente e scendere bruscamente, dato che il dividendo è percepito come una “buona notizia” dal mercato e fa aumentare il valore dell’azione; dopo lo stacco il titolo azionario perde il valore aggiunto del dividendo e quindi diminuisce.

Riprendendo l’esempio sopra, il dividendo di Y corrisponde effettivamente a un +3,75% sul prezzo dell’azione (al lordo della tassazione). Incassato il dividendo, l’investitore è disposto a vendere l’azione a un prezzo rettificato al massimo dell’importo del dividendo stesso (quindi 7,7 nel caso dell’azione Y). I giorni degli stacchi corrispondono, pertanto, a delle prese di beneficio tecniche e fisiologiche da parte degli investitori; e il recupero dei prezzi iniziali non è mai altrettanto veloce (sempre valido il detto: “si scende con l’ascensore, si sale con le scale”).

Gli ultimi aspetti da tenere in considerazione sono da una parte la non certezza che il dividend yield sia costante (o crescente) nel tempo, dato che il Consiglio di Amministrazione della Società può proporre uno stacco di dividendo inferiore oppure il titolo può essere sopravvalutato; dall’altra il rischio che le società quotate non distribuiscano sempre gli utili d’esercizio, vuoi per un’indicazione delle autorità di vigilanza (è il caso della BCE che nel 2020, a fronte dell’incertezza causata dall’epidemia del Coronavirus, ha chiesto agli istituti finanziari di congelare prudenzialmente il dividendo da distribuire in quell’anno), vuoi per una scelta del CdA o dell’Assemblea dei Soci.

Come insegna il mito di Re Mida, non è tutto oro ciò che luccica, non esistono i guadagni facili né privi di rischi. La percezione di redditi da dividendi, per quanto utile, veloce e remunerativa, deve essere accompagnata non solo da un orizzonte temporale di lungo periodo (entrare o uscire dal mercato nell’imminenza della data di stacco può essere controproducente), ma anche da una corretta diversificazione dei propri risparmi (mai mettere tutte le uova nello stesso paniere).