La mamma: coraggio, amore, protezione, guerriera e campionessa. Al quadrato

  

Oggi è un giorno speciale, è un giorno che tutti noi conosciamo. Otto maggio: festa della mamma. Una parola conosciuta da tutti: la prima che i bambini imparano a pronunciare, una delle poche comuni per la maggior parte dei Paesi e con lo stesso significato per tutti. È una parola come le altre eppure, quando la pronunciamo, è come se fosse qualcosa di più grande, prezioso e delicato.

Ma di mamme ce n’è solo una? La risposta potrebbe sembrare semplice, ma non lo è, la risposta corretta sarebbe che in realtà ve ne possono essere due. E vi spiego anche il perché. Ci sono alcune mamme che per problemi salutari non riescono a entrare in gravidanza, ma anche loro desiderano allargare la famiglia per condividere il proprio amore e un modo c’è: l’adozione. L’adozione è qualcosa di splendido sia per i genitori che decidono di compiere questo percorso, sia per chi avrà la possibilità di rinascere, di avere una seconda opportunità e di poter conoscere il vero significato di libertà.

Per compiere questa scelta bisogna sentire dentro di sé una spinta forte, un amore che non si riesce più a dominare; questo passo richiede pazienza, cuore e volontà. Dobbiamo ringraziare anche chi permette di avere questa occasione, colei che ha partorito. Nonostante la donna che ha abbandonato un essere vivente o la donna che non lo ha voluto tenere per vari motivi possa sembrare e venga connotata spesso come una mamma crudele, questa concezione è sbagliata.

Se ci riflettiamo, capiamo che probabilmente avrà avuto problemi economici o di altre tipologie e, avendo questa consapevolezza, ha fatto ciò che ha ritenuto meglio per la creatura, nonostante il dolore: dargli la possibilità di vivere una vita degna di essere chiamata “vita”. Quindi alla fine di tutto, la madre non deve essere per forza solo una.

La madre è colei che si prende cura e che compie le scelte che permettono il meglio per i propri figli. Ma da sempre la madre è una figura che non è aiutata, ma anzi è forse colei che deve spesso affrontare le difficoltà da sola. Facciamo un esempio, quante donne perdono il lavoro durante la maternità? Un quinto. Esatto, un quinto. In Italia solo il 6% delle donne dopo la maternità trova lavoro ed un terzo delle donne deve accontentarsi di un lavoro part-time anche perché trovare asili nido non è così semplice. Oltre al fatto che le donne vengono pagate sempre meno rispetto a un uomo che fa lo stesso lavoro.

Per non parlare del fatto che le donne sono coloro che purtroppo conoscono meglio la sensazione della paura. Quante madri subiscono violenze domestiche ma non denunciano per il bene dei figli, perché sono senza lavoro e non riuscirebbero a mantenerli?

Vi sono poi i bambini di alcuni Paesi che, per avere la possibilità di crearsi una vita, devono cogliere l’opportunità di migrare verso un nuovo Stato. Se una madre “costringe” un figlio a compiere questo viaggio è una madre al quadrato, perché nonostante sia a conoscenza dei pericoli e del dolore che può causare l’allontanamento del proprio figlio, sa allo stesso tempo che è la scelta migliore che può fare. Una tragedia enorme, se consideriamo che, come ribadisce l’Unicef, i minori in fuga da guerre, violenze e crisi climatiche sono 43,3 milioni.

Le madri, quindi, dovrebbero essere chiamate guerriere, perché combattono ogni giorno come se fosse un’abilità che ottengono fin dalla nascita. Dovrebbero essere chiamate eroine poiché riescono, nonostante tutto, a ottenere il meglio per i propri figli.

La madre è coraggio, amore, protezione, guerriera e campionessa. Tutte queste caratteristiche al quadrato.