La lunga storia degli odori, dall’aròma dei greci al freschìn della parlata veneta

“Il fieno non ha lo stesso odore per i cavalli e gli amanti”.
Stanisław Jerzy Lec

Con i primi segni del risveglio della vegetazione arborea avvolta dall’odore della terra impregnata di pioggia, l’aria umida di febbraio diffonde i profumi delle fioriture tipiche di questo mese che, ora delicati ora intensi, evocano il fresco ricordo della primavera. Come la luce stimola la vista e il suono l’udito, così gli odori attivano il senso dell’olfatto e con esso le memorie lontane.

L’odorato è un senso primitivo intimamente collegato alla sopravvivenza. In millenni di evoluzione sono state acquisite, registrate e classificate nell’archivio mnemonico, un’infinità di informazioni dagli odori presenti nell’aria, ma l’effetto suscitato dalla loro percezione è comunque soggettivo e condizionato sia dalla cultura sia dalla propria storia, così come la scelta delle parole per descriverli.

Le sensazioni olfattive possono infatti destare reazioni istantanee e apparentemente inspiegabili dal punto di vista razionale, e il medesimo odore può inoltre risultare gradevole per l’uno e sgradevole per l’altro.

Ma che cos’è l’odore? In fisica è “la proprietà di una sostanza, o di una miscela di sostanze, in grado di attivare il senso dell’olfatto e suscitare la sensazione odorosa” ed è un parametro che al momento non è possibile misurare e quantificare come i suoni e i colori. Dal punto di vista chimico invece, è noto che un’esalazione maleodorante presenta molecole più pesanti e complesse rispetto quelle di un profumo. Considerando che la funzione primaria della memoria olfattiva è ancora legata alla salvaguardia della specie, la puzza (che non a caso si definisce “odore pesante”) vi lascerà indubbiamente impresso un ricordo più marcato di sé.

Ogni civiltà ha tramandato le proprie descrizioni sugli odori, caratterizzate da usi e costumi di un determinato periodo storico. Alcune di queste terminologie sono ad oggi presenti nel vocabolario, altre sono rimaste con la cultura che le ha generate. Aròma era per i Greci l’odore piacevole, termine che i Romani, grandi estimatori in materia profumiera, avevano adottato per descrivere in genere le sostanze odorose di origine vegetale come le spezie, ma anche le fragranze prodotte attraverso l’arte della composizione, dal sapore amabile, usate sia come profumo sia come condimento.

I termini latini per descrivere gli odori evidenziavano il rapporto esistente tra olfatto e gusto: sapio che si traduce con saporito, significava avere sia odore sia sapore; amarus e argutus simili ad acutus, specificavano degli odori acuti e pungenti differenziati rispettivamente per la nota acre, piuttosto sgradevole e quella frizzante; tristis corrispondeva a disgustoso, amaro, dispiacevole e fumidus ad affumicato.

Per descrivere l’odore intenso, gradevole e delicato si utilizzavano fragrantia (fragranza) e olidus (olezzo), detto soprattutto dei fiori e dell’aria, in contrapposizione al puzzo delle ascelle, caper (l’odore del caprone). Alcuni degli aggettivi generici ancora in uso nel linguaggio corrente, descrittivi delle esalazioni peggiori, sono puzza, puzzo, fetido e mefitico (dal latino putidus, phoetidus e mephiticus) e tanfo (di origine longobarda). Per concludere questo breve viaggio nel mondo dei termini odorosi, non possono infine mancare tuìn e freschìn, espressioni tipiche della parlata veneta.

Nella rielaborazione delle esperienze sensoriali in generale, la scelta dei vocaboli descrittivi è stata ed è tuttora determinante per costruire una propria visione della realtà. Non c’è universo come quello degli odori che si presta così tanto a creare nuove composizioni di parole, racchiudendo sensazioni ed emozioni che raccontano dei ricordi e della loro storia. Eppure, al di là di tutte le possibili sfumature linguistiche, la prima reazione all’incontro con un odore sarà sempre riportata a quella semplicità primitiva di buono o cattivo, quasi a sottolineare che le proprie origini contino tanto quanto la necessità di dare un volto preciso alle percezioni personali.

Nell’immagine, “Pea Blossoms” di Edward Poynter (particolare).

Emanuela Rigo
Passeggiare in aperta campagna, ispira la mia passione per la scrittura e la fotografia, e mi trasporta in una realtà dove percepire ancora le mezze stagioni. La mia personalità eclettica e la formazione multidisciplinare volta alla ricerca della bellezza, si esprime al meglio come consulente nell’ambito della fitocosmesi. Dopo mezzo secolo di città, il territorio di Sona mi sta ora offrendo una nuova dimensione di vita dove sperimentare altre tradizioni e antichi valori. Collaboro con il Baco con la rubrica “Il salotto di madre Natura".