La giornata mondiale del volontariato, occasione per riflettere sul volto della nostra comunità

La giornata mondiale del volontariato è una ricorrenza internazionale celebrata il 5 dicembre di ogni anno. È stata così designata dalla risoluzione 40/212 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 17 dicembre 1985. È una ricorrenza che parte quindi da molto lontano, ma la sensazione è che mai come quest’anno la sua importanza elettiva ed affettiva sia così sentita.

Viviamo in un paese, l’Italia, che ha una straordinaria dorsale umana costituita da milioni di cittadini che donano il loro tempo, le loro competenze e i loro beni a chi ne ha bisogno. Un fiume in piena di solidarietà che nel passato, nel presente ma anche nel futuro spesso ha portato, porta e porterà la comunità fuori dalle secche delle difficoltà sociali e, per certi versi, anche economiche.

Quanto vale il volontariato in Italia? Una fonte autorevole (CSVNET – rete dei Centri servizi di Volontariato in Italia) dichiara che 6,63 milioni di volontari stimati operativi, di cui 4,14 attivi in organizzazioni. Il resto in forme libere non aggregate, ma comunque sempre di volontariato attivo stiamo parlando. Per un valore di ricchezza che supera il 4% del Prodotto Interno Lordo (PIL) italiano. Numeri assoluti!

Dal febbraio 2020, con l’insorgere della pandemia mondiale Covid-19, il radicato senso di riconoscenza del popolo italiano verso il volontariato ha travalicato i confini della normale percezione, per assurgere a quello di vero e proprio affetto incondizionato. L’opera dei volontari, in questi quasi due anni di emergenza, è stato un acceleratore di efficacia straordinario per il lavoro di tutte le istituzioni pubbliche e private coinvolte nell’emergenza pandemica.

È un mondo in grande evoluzione quello del volontariato. In pieno svolgimento l’attuazione della Riforma del Terzo Settore, con l’istituzione del Registro Unico omonimo (RUNTS) che avrà lo scopo di creare una anagrafe nazionale degli Enti, rendendola più armonica e spingendo gli enti stessi ad una azione ormai non più derogabile: attuare politiche di aggregazione e sinergia allo scopo di fare rete per unire competenze, asset e gestioni. Il tutto si tradurrà in maggiore efficacia ed efficienza.

Anche nella comunità di Sona il tessuto di volontariato costituisce un patrimonio di grande valore. Sono più di 100 le associazioni presenti sul territorio, afferenti a campi d’azione e scopi statutari tra i più disparati: da quelli sociosanitari, a quelli sportivi, a quelli culturali e molto altro.

In tanti anni di impegno personale in questo mondo ho sentito spesso l’affermazione: “Se non ci fosse il volontariato tanti servizi non esisterebbero e saremmo allo sbando”. Con i dovuti distinguo è una affermazione che ha un suo fondamento di verità. Si deve però essere obiettivi nel dire che, in alcuni ambiti e in alcuni contesti, il volontariato è un comodo bacino da cui attingere risorse umane e materiali a basso costo, se non tendente a zero. Affermazione cruda ma realistica.

Personalmente tendo a mettere questa considerazione su un piano secondario rispetto al dare più risalto al valore puramente umanistico ed etico dell’essere volontario: cioè l’essere una straordinaria scuola di vita viva. Il volontariato porta in sé un concetto fondante non banale: la gratuità. La non remunerabilità di quello che si dona alla comunità in cui si vive in termini di tempo, competenze, beni materiali, passione e molto altro “sgancia” il pensiero dalla pura convenienza personale nel fare le cose e lo alza di livello. Ti fa entrare nella dimensione in cui il pensiero che diventa azione si libera un po’ dell’egoismo di cui a volte è pregno e si arricchisce di creatività, leggerezza, spontaneità, fiducia e genuinità. Tutti frutti della libertà.

Non sono tutte rose e fiori: la competizione esiste e può essere accesa anche nel mondo del volontariato e generale conflittualità. Le dinamiche di ego non sono completamente eradicabili dall’animo umano. Sarebbe pura utopia pensare al volontariato come ad un mondo scevro da qualsiasi problema di rapporti. Ma l’ago della bilancia pende sicuramente verso una valutazione che pone il volontariato al centro della vita sociale delle comunità. Ne è parte integrante, ne è parte viva ed attiva, ne è valore aggiunto, ne è acceleratore di umanità.

Stiamo vivendo un periodo storico che ci pone davanti sfide globali. Al di là della pandemia in corso che, in termini assoluti, ha accelerato esponenzialmente i cambiamenti, tanti sono i fattori sociali che incidono. Il mercato del lavoro cambia e chiede più disponibilità e mobilità alle persone: questo significa avere meno tempo a disposizione per fare volontariato. La precarietà lavorativa, ove presente, crea maggiori preoccupazioni e drena energie mentali e fisiche. La famiglia richiede giuste e doverose attenzioni verso coniugi, figli, genitori anziani: nella scala delle priorità il fare volontariato non deve togliere nulla alla propria vita. Un volontario sereno è una persona che riesce a dedicare il proprio tempo al bene della comunità estesa senza far mancare nulla al benessere della comunità ristretta, costituita dalla sua cerchia famigliare.

Lo scopo delle comunità attive, che basano la loro ricchezza sociale sul volontariato, deve diventare, oggi più che mai, l’attrarre risorse umane nel momento in cui possono dare il massimo di sé stesse, cioè quando sono giovani e tendenzialmente più libere da impegni personali che sopraggiungono nell’incedere naturale della vita. Una persona giovane, che incontra il volontariato per la prima volta nella vita, ha risorse fisiche e mentali al massimo della loro espressione. Ha la spensieratezza e la spavalderia positiva per affrontare con grande energia l’impegno nel volontariato. Rappresentano risorse preziose. Mancano di esperienza ma qui sta il segreto: il mix tra l’energia fresca della giovane età e l’esperienza di chi ha qualche anno in più ed è nel mondo del volontariato da più tempo.

Ci si può lavorare, serve visione. Bisogna portare sempre di più il valore umano globale del volontariato nelle scuole, vanno educate nuove generazioni di cittadini italiani al valore civico e all’impegno disinteressato, vanno fatte vivere ed esperite sul campo le positive sensazioni che l’azione di volontariato genera dentro di sé. Bisogna investire sulla positività!

Farsi contaminare emotivamente dai bisogni sociali di altre persone ed agire per essi in prima persona fa stare meglio con sé stessi. Qualcuno definisce tutto ciò una sana forma di egoismo. Vero! L’importante è avere il giusto equilibrio tra il nutrimento di un sano ego personale (che serve) e il focus dell’azione di volontario: cioè il motivo per cui si fa volontariato. Quando prende il sopravvento la prima componente a discapito della seconda siamo di fronte ad un volontariato deviato.

Una comunità che cresce con il germe della solidarietà al proprio interno può creare una nuova storia dell’umanità.