La Giornata della Donna è una festa politica

 

Matteo Bussola in una delle sue raccolte, la più bella a parer mio, scrisse del suo rapporto complicato con le donne. Lui nella sua vita ha amato ed è stato amato, ha dato alla luce tre figlie che ha visto ed aiutato a crescere, ma non è mai riuscito a lasciar scavalcare ad una donna quel muro di paure e orgoglio che lui stesso ha innalzato.

Le donne, dice l’autore, vengono spesso definite come “l’altra metà del cielo”, ma non tanto quella che ci manca, ma quella che ci permette di comunicare con ciò che neghiamo di noi. Per questo, secondo lui, “le donne non ci completano, ma ci finiscono, mentre noi, uomini, molto spesso le finiamo”.

E’ qui che mi chiedo: ma quanto valgono le donne? Cioè, quanta importanza riconosce la società a ciò che la donna è a prescindere dal suo genere? Quanto conta realmente la figura femminile nel mondo?

L’8 marzo non è la festa della donna, ma la sua giornata internazionale. L’8 marzo non si festeggia la figura femminile, ma si ricorda l’emancipazione ed il coraggio che le donne hanno avuto per ribellarsi. L’8 marzo non è la giornata riservata all’adorazione della donna, alla sua bellezza e alla sua “disponibilità”, ma è una festa politica: vanno ricordati i diritti e le libertà che ci spettano.

Oggi ricordiamo tutte coloro che, per la nostra libertà, hanno combattuto e hanno trovato la forza di ribellarsi ad una società governata dall’uomo e dalla disuguaglianza. Vanno ricordate oggi e tutti i giorni le vittime di uomini troppi egocentrici per consentire ad una donna di “brillare”, uomini soli ed insoddisfatti di loro stessi tanto da compiere atti tremendi verso qualcun altro, soprattutto una donna.

La donna è oggetto, è strumento, è un gioco da possedere e che quindi è possibile buttare quando non diverte più. Purtroppo, la consapevolezza di non avere ancora uguaglianza c’è, come c’è la paura di avere, davanti a noi, un futuro ancora probabilmente segnato dalla cattiveria e oggettificazione delle donne.

Sofia Marogna
Classe Quarta H - Io sono, se va bene, il pensiero delicato di una mano delicata (Bukowski)