La Giornata degli Alpini e l’errore di piegare la Storia alla retorica

Una legge dello maggio 2022 ha istituito per il 26 gennaio la Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli Alpini, in occasione della ricorrenza della tragica conclusione della campagna di Russia nel 1943, con la ritirata e la spaventosa battaglia di Nikolajewka per rompere l’accerchiamento delle truppe sovietiche. E oggi a Sona Comune e Gruppi Alpini celebrano proprio questa giornata.

Tutti siamo d’accordo sull’istituzione di una giornata che celebri gli Alpini, che hanno scritto pagine fondamentali della nostra Storia patria e che dal secondo dopoguerra rappresentano in Italia forse la realtà associazionista che più si è spesa per i territori e per le comunità, sia in tempi sereni sia soprattutto durante le grandi calamità che purtroppo hanno colpito la nostra nazione. Dando prova di un senso dello Stato e di appartenenza ineguagliato.

Ad essere incomprensibile è la scelta della data per celebrare questa giornata. Dimenticandoci che in Russia eravamo andati come invasori, al seguito delle truppe tedesche. Ed infatti sono proprio gli Alpini a considerarla un errore. Nel marzo del 2023 era stato, infatti, l’allora presidente dell’Associazione nazionale degli Alpini di Verona, Luciano Bertagnoli, a dichiarare che “gli alpini nella ritirata di Russia hanno vissuto situazioni drammatiche ed enormi dolori, ma eravamo là come invasori di uno Stato sovrano. La follia di Mussolini e Hitler coinvolse i nostri alpini in una tragedia immane. Forse sarebbe stata più opportuna, come data, quella della fondazione del corpo degli alpini”.

E proseguiva Bertagnoli: “Nel dispositivo di legge, tra l’altro scritto con una retorica di cui si può fare a meno, si parla di sacrificio, ma il termine viene decontestualizzato. Cosa facevano lì gli alpini? Se quel sacrificio fosse andato in porto avrebbero vinto le forze nazifasciste. Sarebbe stata una giornata di memoria? E come sarà raccontato nelle scuole questo sacrificio? È un sacrificio rispetto a cosa? La posta in gioco sarebbe stata la vittoria del nazifascismo in Europa”.

Ecco: semplice e lineare, come sempre sanno essere gli Alpini. La Storia non deve mai essere piegata alla retorica, perché così le si fa solo un pessimo servizio. Come già abbiamo scritto, è doveroso ed importante ricordare e celebrare le fatiche ed i sacrifici di chi, militare ma anche civile, è stato travolto dalla spaventosa violenza della Seconda Guerra Mondiale. Ma non va mai dimenticato il contesto, dove stava la ragione e dove il torto.

Solo attraverso una memoria condivisa su quello che è stato possiamo diventare finalmente una nazione capace di fare i conti con il proprio passato, per andare oltre, come sono riusciti a fare i tedeschi nel dopoguerra e come da noi sembra invece ancora impossibile.

Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.